Oltre la moderazione del traffico

12 Settembre 2014

Le tecniche della moderazione del traffico sono nate ormai quasi cinquant’anni fa in risposta alla crescente insostenibilità dell’impatto che la circolazione automobilistica, affidata alla abilità e alla responsabilità dei singoli, aveva sulla vivibilità e sulla sicurezza dell’ambiente urbano.
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In Italia tale consapevolezza è arrivata ben più tardi, solo alla fine degli anni ’80, mentre l’adeguamento normativo che negli altri paesi ne ha accompagnato la diffusione è ancora oggi disperso sui tavoli ministeriali.

La tecnica della moderazione opera in sintesi su due aspetti: da una parte impone -con dispositivi fisici- o suggerisce -con interventi ‘paesaggistici’- all’automobilista comportamenti moderati (sostanzialmente li fa andare più piano, sorpassare meno e stare più attenti); dall’altra opera un riequilibrio di spazi, sottraendoli alla circolazione (velocità più basse significano anche minori ingombri dinamici) per riconsegnarli ad altre funzioni di vita urbana (le ‘living street’).

La pratica applicativa ha peraltro privilegiato decisamente il primo aspetto, di natura più tecnica e più facilmente riproducibile, mentre ha riservato al secondo, oggettivamente più complesso e meno ripetitivo, una minore attenzione e, mediamente, una minore ‘intelligenza’ progettuale.
In qualche caso anzi i dispositivi ‘fisici’ di rallentamento hanno addirittura peggiorato questo secondo aspetto.

La logica dei dispositivi di rallentamento, così come anche quella delle pratiche sanzionatorie, si basa sul presupposto che non sia possibile intervenire direttamente sulle velocità, sulle traiettorie e, più in generale, sui comportamenti dei veicoli se non per il tramite della decisione umana del guidatore, cui resta in ultima istanza riconosciuto una sorta di ‘libero arbitrio’.

Se questo poteva essere ritenuto inevitabile cinquant’anni fa, con la tecnologia attuale non lo è certamente più. Ciò nonostante non si è ancora affermata in modo chiaro ed esplicito la volontà di operare questo passaggio: quello di negare il fatto che, in prospettiva, il movimento di un autoveicolo possa continuare a essere affidato al ‘libero arbitrio’ di chi lo conduce.

Eppure un oggetto il cui uso causa un milione e mezzo di morti ogni anno nel mondo non può certo essere considerato come tecnologicamente ‘maturo’ ed eticamente accettabile.
Guidare un’auto, ci si passi il paragone volutamente grossolano, è in fondo come sparare in mezzo a un luogo frequentato cercando di non colpire nessuno: posso imporre che chi spara sia abile, addestrato e allenato quanto si vuole; posso dotare le armi di dispositivi sofisticati che mi aiutino a non colpire nessuno. E’ tuttavia evidente che la vera soluzione del problema è solo quella di togliermi il volante-fucile dalle mani.

Senza rimandare al futuro, peraltro potenzialmente assai prossimo, dell’auto a guida automatica (self driving car), i dispositivi di telecontrollo e di localizzazione consentono già oggi e senza alcun reale ostacolo di natura tecnica di garantire il rispetto di alcune delle più importanti regole di comportamento e dei requisiti di sicurezza dei veicoli.

Si sta diffondendo, per fortuna ora anche in Italia, l’uso dei sistemi di riconoscimento delle targhe applicati al telecontrollo delle velocità e dei transiti per controllare i certificati di revisione dei veicoli, il possesso di assicurazione e il corretto funzionamento di diversi dispositivi (fari, pneumatici).
I dispositivi telematici di controllo delle velocità invece ci sono ma funzionano solo su porzioni limitate della rete e sono praticamente inesistenti negli ambiti urbani, i più pericolosi. In Italia poi la loro diffusione è, come noto, limitata da una normativa fortemente restrittiva.
Le stesse auto sono sempre più dotate di dispositivi automatici di ausilio alla guida, ma non si sta invece ancora parlando di limitazione automatica della velocità dei veicoli via GPS, operazione tanto fondamentale quanto, dal punto di vista tecnico, relativamente semplice da attuare.

La vera frontiera delle politiche per la sicurezza stradale è dunque quella di abbattere il più rapidamente possibile le barriere che ancora ostacolano una piena ed estensiva applicazione delle tecnologie già disponibili al fine di ridurre gli spazi di quel poco desiderabile ‘libero arbitrio’.
E’ inoltre questo il passaggio in assoluto più rilevante per accelerare l’avvento della self driving car.

In questo senso la ‘moderazione del traffico’ va ormai considerata un concetto arretrato esattamente quanto arretrato è l’oggetto cui si rivolge.

Diverso è ovviamente il tema delle living street e del ripensamento complessivo degli spazi urbani e delle loro funzioni (comprese quelle oggi poste dal tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici), tema che proprio in tali prospettive assume margini ancora più ampi e interessanti di azione.

Nel contempo, ogni dosso in più, ogni chicane che dovremo ancora costruire sulle strade devono essere considerati il segno di un nostro sempre meno comprensibile e giustificabile ritardo tecnico e culturale.

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