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L’ultracycling secondo Roberto Picco, direttore della D+ Dolomitica

News • di 14 Febbraio 2018

Come già detto, Bikeitalia racconterà il mondo dell’ultracycling dall’interno, seguendo i colpi di pedale di Rodney e facendovi conoscere i protagonisti di questa versione moderna del ciclismo eroico. Conosciamo Roberto Picco, creatore e direttore di una delle gare di ultracycling più importanti in Italia: la D+ Ultracycling Dolomitica.

Ciao Roberto. Raccontaci chi sei e cosa fai.
Sono Roberto Picco, presidente di Ultracycling Italia, la società sportiva che organizza e coordina il campionato Italiano e Challenge Internazionale di Ultracycling nel nostro bel paese. Al mio fianco in questa avventura Paolo Laureti, lui è uno di quelli che pedalano parecchio. È stato il primo a tagliare il traguardo alla prima edizione della Nordcape 4000.
Dimenticavo, sono il fondatore e race manager di D+ Ultracycling Dolomitica, ormai riferimento e fonte di ispirazione per molti eventi ciclistici diciamo così “particolari”.

Che cos’è l’ultracycling?
Non tutti conoscono questa disciplina. Non è ciclismo per come lo intendiamo ed è giusto fare un po’ di chiarezza, perché, erroneamente, si tende a giudicare ultracycling tutto quello che è fare “chilometri in più rispetto al percorso lungo di una granfondo”
Negli ultimi anni sono nati molti eventi di “endurance”, corse che hanno una partenza e un arrivo con dei punti intermedi in cui si è obbligati a passare, o corse i cui si parte in gruppo, in cui è possibile sfruttare la scia degli avversari, oppure corse che si mascherano da gare, ma in realtà non esiste una classifica generale, solo il tempo di percorrenza.
Una corsa di ultracycling è diversa.

I punti fondamentali sono: è competitiva, la partenza avviene in modalità cronometro, c’è il divieto di sfruttare la scia di un avversario e vige l’obbligo di rispettare il codice della strada.
L’ultracycling si divide in due categorie: time trial 6-12-24h oppure RAAM style.
Nella prima formula, si corre in un circuito, e si può ottenere aiuto e supporto solo nell’area box.
Nella seconda formula gli ultracyclists corrono con al seguito la propria ammiraglia, e portano con se un tracciatore gps, fornito dall’organizzazione, che permette di seguire on line l’andamento di gara e la classifica generale.

Da 3 anni noi di ultracycling Italia abbiamo aperto la possibilità di partecipare in modalità self supported (senza supporto). In questa formula i ciclisti possono essere aiutati dal personale presente alle time stations, oppure cercare aiuto nei bar, supermercati, alberghi, rifugi, o essere aiutati dalle crew (ammiraglie) dei team con supporto. È una visione “romantica”, in sostanza, si ritorna al ciclismo del passato, quello dei gregari che si arrangiavano come meglio potevano.
Questa è la “spiegazione tecnica” di questa disciplina, c’è un regolamento disponibile sui siti delle corse del circuito Ultracycling Italia, la livella che mette tutti gli atleti della medesima categoria nella condizione di giocarsela alla pari con gli avversari. In realtà però, nell’ultracycling il primo vero avversario è l’atleta stesso, è fondamentalmente una sfida contro se stessi e, grazie a questo, nasce una stima reciproca ed un rispetto tra gli atleti che è più difficile trovare nelle corse convenzionali.
Riassumendo: l’ultracycling è quella realtà in cui un amatore o un randonnéurs può mettersi in gioco, e allo stesso tempo può viaggiare, visitare luoghi meravigliosi, e sfidare l’ avversario più duro: se stesso e il suo limite.

Perché un amatore dovrebbe provare a cimentarsi con l’ultracycling?
Un amatore dovrebbe provarci perché non è solo un’esperienza unica, ma anche un’opportunità di sfidare se stessi e di divertirsi in una maniera alternativa. Una corsa di Ultracycling ti può dare una soddisfazione che non si può immaginare, ma credo che, fondamentalmente, a differenza di una normale granfondo, a una corsa come la Dolomitica non sia l’atleta che decide di partecipare, ma sia la corsa, in qualche modo, a sceglierti. È difficile da spiegare, ma si subisce automaticamente il richiamo all’eroe che abbiamo dentro di noi.

Una persona “normale”, con famiglia e lavoro, può comunque riuscire a partecipare a una competizione di ultracycling?
Certo, non è così per tutti, ma, se la cosa vi incuriosisce, si può prendere in considerazione di partecipare in team 2 staffetta o team 4 staffetta. 2 o 4 amici, un porta bici e una macchina, divertimento puro, si segue l’andamento di gara degli avversari, grazie all’applicazione tractalis e si gestiscono liberamente i cambi.
Non è vero che non è uno sport per tutti, è certo che è fondamentale allenarsi bene, e con criterio, perché si tratta di gare di durata, gli esperti dicono che conti di più la qualità della quantità, bisogna conoscersi e saper “usare il pedale della frizione per risparmiare la benzina”, si fatica molto, si rischia di provare sconforto, ma non si è soli, c’è sempre qualcuno lì pronto a sostenerti, nella maggior parte dei casi, parenti e amici, e la gara si trasforma in un’esperienza che rimane nel cuore di tutti, atleti e crew.

Sei il direttore della Ultracycling Dolomitica: raccontaci questa gara
La Dolomitica è semplicemente la Dolomitica, 675 Km 16 Passi alpini e Dolomitici, tutti dal versante più suggestivo, oltre 16.000 metri di dislivello. Qualificazione alla Race Across America, la Dolomitica è Fatica e Gloria.
Fin dalla prima edizione è stata dedicata alla memoria di Vito Favero, il campione di casa nostra, 2° classificato al Tour de France del ’58, nessuno ci avrebbe messo 2 lire che un gregario riuscisse in quell’epica impresa, eppure… è stata la prova che se credi in te stesso e ce la metti tutta, l’ impossibile può diventare realtà, questo è lo spirito di questa corsa.

La Dolomitica è sempre esistita, ancor prima che diventasse realtà, perché è nascosta dentro noi stessi. Nella vita si affrontano mille difficoltà, e nell’affrontare le difficoltà si tirano fuori gli attributi e si esclama: adesso ti faccio vedere io!
Ecco, la Dolomitica è l’opportunità di sfida, è l’opportunita di gridare quell’esclamazione con mille punti esclamativi. Adesso ti faccio vedere io!
Passo la Crosetta, Passo San Boldo, Monte Grappa, Passo Manghen Passo Valles, Passo Giau, Forcella Staulanza, Passo Fedaia, Passo Sella, Passo Gardena, Passo Valparola, Passo Giau, Forcella Cibiana, Passo Sant’ Osvaldo (la diga del Vajont), Piancavallo.
È una cosa per duri.

Come si deve preparare un ciclista per affrontare la Dolomitica?
Non la puoi improvvisare, ti devi allenare con criterio, il consiglio è di affidarsi a qualcuno che ne sappia una più del diavolo, perchè la Dolomitica può far male.
Non devi allenare solo il corpo ma anche la testa, devi trovare dentro di te la motivazione, perch* qui si arriva al limite e quando non ne hai più devi trovare le risorse dentro di te.
Se decidi di partecipare alla Dolomitica tu diventi la Dolomitica, se la tua “parte negativa” prende il sopravvento, la tua gara finisce. Se riesci ad essere migliore di te stesso, allora credetemi, sarà difficile trattenere le lacrime di gioia.

Qual è il futuro dell’ultracycling e del ciclismo amatoriale in generale secondo te?
Il ciclismo amatoriale sta crescendo esponenzialmente, va sottolineato anche che sempre più donne si stanno appassionando al ciclismo, e le donne sono veramente determinate, hanno una marcia in più! Credo che, in generale, stiamo vivendo una nuova primavera del ciclismo amatoriale, e l’ultracycling è uno di quegli sport che stanno sbocciando; non ho la sfera di cristallo, ma credo che il movimento ultra crescerà sempre più. Si tratta di evoluzione del ciclismo ma anche del ciclista, sia a livello sportivo che spirituale, ma allo stesso tempo è un ritorno alle origini del ciclismo, questa cosa è unica ed eccezionale.
Credo sia questo che in fondo tutti noi vogliamo, vivere imprese epiche, magari da protagonisti, perché il ciclismo, in questa sua forma, può ancora insegnarci qualcosa, può ancora arricchire il corpo, ma anche lo spirito, può dare l’opportunità di gridare alle difficoltà ed ai nostri limiti “adesso ti faccio vedere io!”






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