Chi è il biomeccanico del ciclismo? Intervista a Rodrigo Bini

9 Marzo 2018

Da tempo mi occupo di corsi di formazione nella biomeccanica del ciclismo, tanto da aver portato, insieme ai colleghi Giuliano Martiniani e Paolo Gaffurini, questi temi all’interno dell’Università di Brescia.

Eppure a volte mi scontro con la sostanziale mancanza di legislatura di questa figura, tanto che chiunque, senza alcuna preparazione, può avviare questo tipo di attività. Spesso i biomeccanici vengono definiti come “miti”, “guru”, “maghi”, come se la biomeccanica non fosse una scienza.

La realtà è ben diversa. Ma dato che nel mondo le cose funzionano in modo diverso dall’Italia, ho deciso di capirne di più e ho rivolto questa domanda a una delle personalità più competenti sulla biomeccanica: il dottor Rodrigo Bini. Brasiliano di nascita, nel 2004 ha iniziato a fare ricerca universitaria sulla biomeccanica del ciclismo.

“Il mio primo articolo riguardava l’altezza di sella”, mi racconta. Ha conseguito un master in biomeccanica in Australia con una tesi sugli effetti della fatica sulle attivazioni muscolari in pedalata. A oggi ha pubblicato più di 200 articoli scientifici sul tema della biomeccanica, cliccate sul link per poterli consultare.
biomeccanico ciclismo

Lo contatto via Skype e la mia prima domanda è appunto “chi è il biomeccanico?”. La sua risposta è rapida e netta: deve avere almeno una laurea, in scienze motorie o in fisioterapia, oppure un master in biomeccanica. Se vuole fare ricerca dovrebbe essere o lavorare con un PhD, aggiunge.

L’utilizzo dei software con i loro protocolli, afferma, ha permesso a molti di lavorare sul posizionamento in sella ma spesso si ragiona solo in termini di catena di montaggio e di parametri fissi. Il futuro della biomeccanica invece è diverso, mi racconta, perché i nuovi strumenti offrono moltissimi dati. La vera differenza tra un biomeccanico valido e uno no sta nella capacità di leggere e interpretare tali dati in modo corretto.

Ad esempio un fisioterapista ha un’ottima conoscenza dei problemi dei ciclisti e del trattamento ma non sa perché avvengono queste cose. Bisogna fare in modo che impari anche le cause e a prevenirle, in modo da ottimizzare il confort del ciclista.
biomeccanica del ciclismo
La mia seconda domanda riguarda la metodologia da applicare: “cosa bisogna vedere in un ciclista per posizionarlo al meglio?”.

Il dottor Bini afferma che non esiste un protocollo basato su evidenze, un gold standard, per cui tutto va individualizzato. “Nell’altezza di sella”, afferma “abbiamo visto che ci sono solo due posizioni che cambiano molto il pattern muscolare. Sulle tacchette ci sono molte ricerche. Sul clinical si parte dalle tacchette e poi si sale sul resto del corpo. Il centro è secondo me l’appoggio sulla sella.”

La cosa che mi fa sorridere (e mi rattrista allo stesso tempo) è che la maggior parte dei biomeccanici italiani non sappia nemmeno chi sia Bini e magari non ha letto i suoi articoli. Per cui mi chiedo: “com’è possibile avvicinare la ricerca scientifica con la biomeccanica pratica?”
analisi biomeccanica

Bini sorride, afferma che è una domanda molto importante, che merita una risposta accurata. “C’è una mancanza di comunicazione tra ricerca scientifica e i praticanti del Bike Fit. Secondo me l’accademia deve uscire dalla sua nicchia e iniziare a parlare con i praticanti e migliorare l’educazione e la preparazione. Si dovrebbe investire sugli studenti e prepararli all’attività pratica e lavorativa sul bike fitting. Iniziare a far comunicare il sistema universitario con quello lavorativo più pratico.”

Secondo Bini quindi il futuro della biomeccanica sono gli studenti universitari, che sapranno unire le competenze acquisite con il percorso di studi con la pratica della biomeccanica del ciclismo. Rimane forte il messaggio: il biomeccanico deve essere una persona competente, che abbia conoscenza in anatomia, movimento umano e capacità di individualizzare la posizione in base alle esigenze del ciclista.

Le competenze del biomeccanico sono molto più importanti del software che usa o del suo passato da ex professionista. Vi invito a valutare bene la preparazione del biomeccanico al quale vi affiderete perché, come dico sempre, sulla bici poi ci dovrete pedalare voi, non lui.

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