Il Bike to work fa davvero tornare in forma?

27 Febbraio 2019

Una delle questioni relative al bike to work, ovvero all’andare al lavoro in bici, è la sua reale efficacia sul livello di forma fisica generale. Inoltre moltissimi sono dubbiosi che spostamenti quotidiani di lunghezza ridotta possano avere effetti sulla salute, quando da sempre il mantra dei ciclisti su strada è quello di aggiungere chilometri ai chilometri.

Questa domanda se la sono posti anche in Danimarca, dove il bike to work è una pratica strutturata. Dei ricercatori hanno coinvolto i dipendenti (sedentari ma senza patologie diagnosticate) di un’azienda pubblica e li hanno invitati a partecipare a uno studio, dal titolo “The effect on cardiorespiratory fitness after an 8-week period of commuter cycling — A randomized controlled study in adults”: per 8 settimane dovevano recarsi al lavoro in bici, con percorso, cadenza e intensità di pedalata a completa discrezione degli utilizzatori. L’unica regola era che avrebbero dovuto pedalare almeno 20 minuti nell’arco dell’intera giornata. E’ stato fatto loro, prima dell’inizio dello studio, un test per la valutazione del massimo consumo di ossigeno, la pressione arteriosa e della massa grassa con una bioempedenzometria.

Dopo 8 settimane i volontari che avevano terminato la prova (48) sono stati rivalutati. I risultati mostravano un miglioramento del 15% del VO2max e una riduzione dell’8% in media della massa grassa.

In media i partecipanti avevano pedalato per 40 minuti al giorno (due viaggi da 20 minuti ciascuno), a una velocità di 15km/h, per 5 giorni a settimana.

Ciò dimostra due cose: il bike to work è una pratica allenante e permette di migliorare lo stato di forma generale dell’individuo che lo pratica. Inoltre è dimostrato come, per tornare in forma, non servano sedute estenuanti e lunghe ma semplicemente delle piccole sessioni ripetute costantemente nel tempo. Da queste considerazioni possiamo dedurre due cose. La prima è che lasciare a casa l’auto e prendere la bici per andare al lavoro può essere considerato a tutti gli effetti una pratica fisica allenante, esattamente come andare a correre la sera o recarsi in palestra a pedalare su una spin bike, ma soprattutto permette di non spostare l’attività fisica nel tempo libero, rubando tempo per la famiglia o gli hobby, ma bensì impiegando in maniera diversa il tempo che è già destinato alla medesima attività.

Dato che una delle grandi barriere all’incremento dell’attività fisica in Italia è appunto la percezione della mancanza di tempo, questo studio mostra come sia davvero importante cambiare le abitudini delle persone, piuttosto che invitarle a spendere il proprio tempo libero in attività fisica.

Lo Stato, se volesse davvero, con un costo misero, migliorare la salute dei suoi cittadini, dovrebbe partire da questo concetto: incentivare il bike to work significa rendere le persone più sane, in modo facile e senza investimenti importanti.

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