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Ricerche sulla sicurezza stradale e responsabilità dei giornalisti

News, Rubriche e opinioni • di 10 Maggio 2019

Quando si riportano i risultati di una ricerca contenuta in una pubblicazione scientifica bisognerebbe evitare di confezionare titoli sensazionalistici che stravolgono il senso di uno studio condotto con metodo e rigore, eppure è quello che molto spesso accade sui mass media: per quanto riguarda la sicurezza stradale dei ciclisti – tema che seguo da vicino e che mi sta particolarmente a cuore per ragioni umane e professionali – la casistica si amplia di giorno in giorno.

Una testata di motori ha pubblicato un articolo dal titolo: Piste ciclabili? Solo se protette. “Altrimenti sono inutili” con il catenaccio “Uno studio condotto dalla Monash University in Australia dimostra che dipingere semplicemente le piste ciclabili sulle strade può perfino essere controproducente”. Ma utilizzare aggettivi come “inutile” e “controproducente” riferito alle piste ciclabili non protette è una forzatura giornalistica che non spiega il perché e il per come, limitandosi a fornire una visione superficiale di un tema complesso.

Lo studio in questione s’intitola “How much space do drivers provide when passing cyclists? Understanding the impact of motor vehicle and infrastructure characteristics on passing distance” e – come si evince già dall’abstract – è incentrato sul comportamento alla guida in fase di sorpasso: in particolare sulla distanza laterale lasciata dal guidatore di un mezzo a motore alla persona in sella a una bici a seconda che quest’ultima stia pedalando su una pista ciclabile in sede propria, su una bike lane priva di protezioni – con o senza auto parcheggiate a lato – oppure su una strada priva di qualsiasi infrastruttura ciclabile.

Si tratta di uno studio osservativo condotto nello stato federato di Victoria, in Australia, su 60 ciclisti che con appositi macchinari hanno registrato le varie distanze a cui venivano sorpassati dai mezzi a motore in base o dove stavano pedalando.

I risultati hanno evidenziato, tra l’altro, che i guidatori dei fuoristrada rispetto alle berline lasciavano meno spazio laterale alla bici in fase di sorpasso. Se le bike lane senza cordoli di protezione non rappresentano la soluzione ottimale per proteggere le persone che pedalano, come sottolineano le conclusioni dello studio, questo dipende dal fatto che i guidatori di un mezzo a motore lasciano meno spazio alle bici in fase di sorpasso e non dall’infrastruttura in sé (che nella ricerca in questione non viene mai definita “inutile” o “controproducente”).

In base alle misurazioni effettuate, su 18.527 sorpassi registrati uno ogni 17 è stato “ravvicinato” – cioè inferiore a 100 centimetri – e nelle strade con un limite di velocità superiore a 60 km/h un sorpasso su 3 è stato inferiore a 150 centimetri. Viene evidenziato altresì che questo non dipendeva soltanto dalla presenza o meno della bike lane, ma anche dalle auto in sosta a lato della corsia ciclabile disegnata sull’asfalto: perché in caso di parcheggio a lato il ciclista era portato a pedalare più lontano dalle auto in sosta, per evitare eventuali “sportellate” (il cosiddetto fenomeno del “dooring”, ndr) e quindi più vicino al margine della corsia ciclabile verso la carreggiata; anche per questo il sorpasso da parte degli automobilisti è risultato più ravvicinato.

Utilizzare questi dati per confezionare un articolo giornalistico in cui le bike lane vengono indicate come “inutili e controproducenti” non fornisce un’informazione corretta al lettore e non fa un buon servizio né alla verità dei fatti – perché nello studio in questione le conclusioni non giungono a questo risultato – né tantomeno alla sicurezza stradale.

Peraltro il principale autore della ricerca in questione, il Dottor Ben Beck, è stato anche co-autore di uno studio che indaga su come le piste ciclabili su strada – afferenti all’area di Melbourne, nello stato federato di Victoria in Australia – possono ridurre i rischi di incidente in bicicletta, in base alla tipologia di pista ciclabile e alle condizioni della strada.

E le conclusioni della ricerca “On-road bicycle lane types, roadway characteristics, and risks for bicycle crashes” stabiliscono che le infrastrutture ciclabili hanno un ruolo-chiave per ridurre gli incidenti di bicicletta nelle città e le piste ciclabili hanno la capacità di attirare ciclisti, migliorare il comfort per tutti i cittadini e, in definitiva, salvare vite. Inoltre alle piste ciclabili che offrono una maggiore separazione tra ciclisti e traffico automobilistico sono associati i maggiori benefici, specialmente su strade più grandi, più veloci e più strette. E questo perché i maggiori pericoli per chi pedala provengono dai mezzi a motore: dall’errore umano alla guida e dall’eccessiva velocità con cui vengono condotti.

Alla luce di tutto questo, appare del tutto evidente che se un giornalista riporta in modo parziale e distorto i risultati di una ricerca, senza approfondirne i contenuti, scriverà un articolo disinformato, “inutile” e “controproducente”.







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