Lo sfogo del ct Cassani e la maledetta insicurezza stradale - Bikeitalia.it

Lo sfogo del ct Cassani e la maledetta insicurezza stradale

3 Luglio 2019

“Oggi è stata una giornata bellissima. Sono andato in bici, ho pedalato su strade che mi hanno riportato a ricordi emozionanti e non sono neanche morto”. Si chiude così, con un’amara riflessione, il post del ct della nazionale italiana di ciclismo Davide Cassani, che ha affidato a Facebook il suo sfogo verso la mancanza di sicurezza per chi pedala, perché sulle nostre strade i ciclisti – urbani, amatori, professionisti – continuano a rischiare ogni giorno la vita e a morire per il semplice fatto di inforcare una bicicletta e occupare una porzione di carreggiata. Il racconto di Cassani, fortunatamente a lieto fine, è costellato di situazioni di pericolo tipiche che troppo spesso sfociano in incidenti gravi, a volte mortali, come sappiamo purtroppo molto bene.

Perché la prova su strada di una bici nuova, partendo da Milano e facendo un giretto-a-pedali in Brianza, si è trasformata per il ct Cassani in una pubblica denuncia sulla sicurezza stradale che non c’è? Perché Davide ha rischiato di essere investito per ben tre volte e la sua vita è rimasta incollata alla strada su pochi centimetri di asfalto: il sorpasso ravvicinato di un camion per 5 interminabili secondi; il conducente di un’auto che ti supera e poi svolta a destra tagliandoti la strada; schiavare d’istinto un’auto che si è immessa da una stradina laterale in carreggiata senza darti la precedenza. Tre episodi che raccontano la quotidianità di chi sceglie di spostarsi in bici in Italia, ma è costretto a farlo “a suo rischio e pericolo” perché le Istituzioni latitano e il rispetto del Codice della Strada per molti è un optional.

L’uscita in bici dalle grandi città – Milano nel caso di Cassani – presenta sempre delle difficoltà perché le strade che le collegano sono state concepite in funzione delle quattro ruote e il ciclista rappresenta un elemento “atipico” in questo contesto o, meglio, “utopico” nel senso che non può andare in nessun luogo in sicurezza: le stesse problematiche si registrano su tutte le Consolari in uscita da Roma, come la Tiburtina dove recentemente è stato investito e ucciso un ciclista. L’assenza di infrastrutture ciclabili dedicate viene amplificata da una forte presenza di mezzi a motore che contribuisce ad aumentare la maledetta insicurezza stradale di tutti.

Perché quello che in altri Paesi ciclisticamente avanzati è realtà, come dimostrano i contenuti emersi dal Velo-City di Dublino, da noi in Italia invece è ancora un sogno? Forse perché siamo costretti a vivere in un presente distopico frutto di un passato scellerato che ha dato ogni tipo di sovvenzione al settore dell’automobile, depotenziato in maniera scientifica e sistematica il trasporto pubblico locale e reso più pericolosi gli spostamenti a piedi e in bicicletta.

Ho la presunzione di credere che tutto sia collegato: le battaglie di retroguardia di certi commercianti miopi contro le pedonalizzazioni; il lessico sciatto e impreciso dei giornali quando riportano notizie riguardanti persone in bicicletta; l’insofferenza del cittadino motorizzato medio verso i Comuni che installano gli autovelox “per fare cassa”; le crociate contro le Zone a Traffico Limitato; compulsare lo smartphone mentre si guida, non solo per telefonare ma anche per rispondere alle chat o mandare messaggi vocali; le pubblicità delle auto che invitano a correre e a fregarsene delle regole in scenari sempre più apocalittici e post-atomici e sempre meno integrati nella realtà urbana quotidiana ostaggio del traffico (delle auto). Le cause dell’insicurezza stradale possono essere tante: questo è il sostrato “in-culturale” in cui alligna.

Qualche tempo fa proprio il ct Cassani aveva detto che la bicicletta è il mezzo di spostamento più veloce in città: vero, verissimo. Ma purtroppo per tutte le ragioni di cui sopra è anche il più bistrattato: siamo stanchi di continuare a denunciare queste situazioni di pericolo per chi pedala, le soluzioni che funzionano esistono e vanno adottate su larga scala per combattere la maledetta insicurezza stradale. Siamo tutti sulla stessa bici.

Commenti

3 Commenti su "Lo sfogo del ct Cassani e la maledetta insicurezza stradale"

  1. Enzo ha detto:

    Ben atterrato nella vita reale Davide.

  2. stefano ha detto:

    e infatti, proprio perchè c’è moltissimissimo ancora da fare, non faranno assolutamente nulla! In questi giorni a Milano un morto al giorno per incidenti stradali, pedoni uccisi mentre erano sulle strisce. Secondo voi metteranno dossi rallentatori (la cosa più semplice, efficiente e logica) a protezione dell’attraversamento?
    Senza contare che di tali notizie ne dà ampio spazio solo Milano Today, le altre testate poco o nulla, come sempre

  3. Ciclista Sdraiato ha detto:

    Qui non siamo all’anno zero, ma a qualche secolo sottozero. Finché ci sarà gente che esprime “perle” (leggasi “pirlonate”) del tipo:

    “Ma io pago bollo, assicurazione e carburante e ho più diritto a circolare di un ciclista”, il che è una boiata sesquipedale ma guai a farlo notare all’asso della telefonata al volante;
    “Eh, ma se vuoi allenarti puoi andare al parco/sulle ciclabili/lontano dalla GENTE CHE LAVORA®”, come se non ci fossero ciclisti professionisti che devono percorrere strade normali, non “riserve per velocipedi” e persone che usano la bici per andare a lavorare e sbrigare le faccende quotidiane o, perché no, per farsi un giretto;
    “Qui non siamo in Olanda”, come se lì fosse sempre stato così com’è ora: ciclisti allo stato brado fin dal paleolitico, non avete idea (!);
    “La gente per bene va in automobile” (non sapevo che un trafficante di armi o droga lo fosse. Chiedo umilmente scusa al signor sindaco -o era un assessore?- per aver dubitato delle sue capacità di amministratore dopo aver letto la sua dichiarazione, senz’altro frutto di millisecondi e millisecondi di incessante studio)

    e tralasciando i vari espertoni di C.d.S. che confondono i significati di strada, carreggiata, corsia, i deliri sull’uso di caschetti e giubbini catarifrangenti e i commenti offensivi che mi capita di leggere sulle varie testate nazionali alle notizie che trattano episodi più o meno gravi in cui sono coinvolti cicilisti, direi che c’è ancora MOLTISSIMISSIMISSIMO da fare

    Basta, fa caldo, sono stanco e… torno a pedalare alla faccia di costoro. Fatelo anche voi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Ultimi articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi il meglio della settimana via mail.

Iscriviti