Bologna approva il nuovo Piano del Traffico e dichiara “guerra alle auto”

6 Dicembre 2019

La città di Bologna annuncia un giro di vite nei confronti delle auto: dire addio a 440.000 veicoli per promuovere la mobilità sostenibile. A ribadirlo è l’assessora alla Mobilità Irene Priolo, che in questi giorni è stata oggetto di insulti sui social network da parte di leoni da tastiera evidentemente infastiditi da questo nuovo corso: fatto sta che l’amministrazione comunale ha avviato le prime diffide per colpire gli haters.

Insomma: dopo un periodo in cui la giunta guidata da Virginio Merola sembrava stesse dimenticando le buone pratiche per promuovere la mobilità in bicicletta e il trasporto pubblico (per esempio le multe ai ciclisti in contromano o sotto i portici e la cancellazione di alcune corsie preferenziali) pare che, invece, oggi l’amministrazione abbia ritrovato l’interesse nel portare a compimento il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile.

Gli insulti e le minacce arrivano infatti dopo l’annuncio della realizzazione del nuovo tram e l’avvio della nuova ZTL a partire da Gennaio 2020: due azioni che andranno a ridurre il numero di parcheggi e a rendere più difficile utilizzare l’auto privata per muoversi in città. Com’è giusto che sia, se si vuole portare a compimento la transizione verso la sostenibilità ed elevare gli standard di sicurezza stradale in città.

Da parte nostra l’assessora Priolo ha tutto il sostegno ad andare avanti per liberare progressivamente la città di Bologna dal predominio delle auto: “Sì, per quanto mi riguarda è una guerra alle auto – ha affermato la Priolo – nel PUMS c’è scritto che dobbiamo ridurre di 440.000 veicoli, come faccio a dire ‘avanti tutta’ con le auto? Certo che è una guerra alle auto, perché il Pums guarda alla mobilità sostenibile come sistema di soluzione dei problemi. Le scelte che stiamo facendo sono difficili e c’è un livello di gestione del conflitto che ritorna in casa all’amministrazione comunale. Ma arriva un momento in cui le scelte le devi fare, perché altrimenti non succede niente”.

Ulteriore sostegno all’operato della giunta arriva dal consigliere ed ex assessore alla Mobilità Andrea Colombo che rimarca la visione di città per le persone dopo l’approvazione del nuovo Piano Generale del Traffico Urbano.

La soluzione principale per avere una città a misura di persona è dare più spazio ai pedoni e alle bici: secondo uno studio della società Polinomia una trasformazione in questo senso ha anche una ricaduta economica rilevante e vale, nella sola Bologna, 32 milioni di euro l’anno.

D’altra parte noi di Bikeitalia, avendo seguito da vicino le fasi di realizzazione del Biciplan bolognese, sappiamo bene che occorre creare un ambiente favorevole per lo sviluppo della mobilità sostenibile e comunicarlo nel giusto modo: non si tratta solo di fare qualche ciclabile in più o pedonalizzare un paio di strade nei giorni festivi. C’è un’idea di città e di mobilità che non può prescindere dalle priorità: non c’è dubbio che l’auto, fino a oggi al primo posto nella testa degli ingegneri del traffico per “fluidificare” la circolazione stradale, dovrà essere sempre più ridimensionata a favore di trasporto pubblico locale, pedonalità e ciclabilità integrata e diffusa.

E il riconoscimento del grande lavoro fatto nella redazione del Biciplan del 2016 è stato esplicitato anche nella Relazione Generale approvata il 3 dicembre 2019, dove a pagina 26 si legge: “Il documento che il PUMS e il PGTU assumono come riferimento per lo sviluppo della mobilità ciclistica in ambito urbano è il Biciplan di Bologna, elaborato dal Comune nel 2016, che costituisce, per maturità e livello di approfondimento, un punto di riferimento anche per la pianificazione della mobilità ciclistica alla scala metropolitana e per la pianificazione delle connessioni ciclistiche dell’ambito urbano del capoluogo con i comuni di cintura”.

Le premesse per fare bene, come abbiamo visto, ci sono tutte: intanto nel Piano Neve 2019/2020 approvato il 4 dicembre è entrata per la prima volta anche la pulizia delle ciclabili, esattamente come avviene nei paesi ciclisticamente avanzati. Un risultato ottenuto grazie all’impegno dei cicloattivisti che in passato avevano rimarcato questa grave mancanza con flash mob e pulizia fai-da-te. Avanti così.

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