Cicloturismo e intermodalità: comunicare la ciclabilità nell’Europa che cambia

10 Dicembre 2019

Diventare portavoce di un tema ineludibile, importante e delicato come quello della ciclabilità non è facile: bisogna agire all’interno di un sistema in cui la bici non è quasi mai al centro della scena, non viene valorizzata adeguatamente, è vista come una simpatica stravaganza o un oggetto per iniziati. E non stiamo parlando solo dell’Italia: la bicicletta rappresenta più di ogni altro mezzo di trasporto il cambiamento, la capacità di accorciare le distanze e moltiplicare le esperienze, in autonomia e migliorando anche l’ambiente che si attraversa pedalando. “È un prodotto che dovrebbe vendersi da solo”, verrebbe da dire: e allora perché è così difficile farlo emergere?

niccolò panozzo

Avevamo intervistato Niccolò Panozzo di ECF (European Cyclists’ Federation) lo scorso anno quando era Development Officer, ma nel frattempo ha cambiato ruolo e oggi è il Direttore della Comunicazione in ECF, la principale realtà europea che si occupa di ciclabilità: un osservatorio privilegiato da cui è possibile avere una visione globale sui cambiamenti e sui diversi approcci al tema della mobilità attiva, trasversale e cruciale per ridisegnare la viabilità delle città e le politiche dei trasporti.

Sembra incredibile, ma le resistenze verso il cambiamento della mobilità sono presenti anche in realtà avanzate come Bruxelles, dove ha sede l’ECF e dove lavora Panozzo: “Ci sono state lotte da parte dei commercianti per bloccare le nuove piste ciclabili: hanno fatto ricorso e lo hanno perso. I lavori sono stati realizzati e quelle arterie stradali sono diventate poli attrattivi per il commercio: ora nessuno si sognerebbe di tornare indietro”. Ecco: quello che fa l’ECF a livello macro è di indirizzare le scelte della politica UE verso sistemi di trasporto più sostenibili e la mobilità attiva, ma anche favorire le varie articolazioni locali che sul territorio si occupano di perorare la causa della ciclabilità.

E la ciclabilità rappresenta anche un fattore di crescita dell’economia sul territorio: “I dati del Parlamento Europeo ci dicono che il cicloturismo in Europa da solo vale 44 miliardi di euro: per fare un paragone basti pensare che l’intero settore delle crociere muove 39 miliardi”, sottolinea Panozzo. Un dato interessante che sicuramente emergerà anche nel corso della prima edizione della Fiera del Cicloturismo che si terrà a BASE Milano il 28 e il 29 marzo 2020, un evento organizzato da Bikenomist Srl.

fiera del cicloturismo

Al momento in tutta Europa c’è un’urgenza ed è quella dell’intermodalità: il lungo lavoro di advocacy di ECF sta dando i suoi frutti, tanto che alla seduta plenaria del Parlamento Europeo di gennaio 2020 realisticamente andrà in porto la misura degli 8 posti bici su ogni treno. Qualche mese fa in Italia la FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) che fa parte di ECF ha intanto ottenuto una vittoria riuscendo ad avere 6 posti bici sui treni Intercity. E, come conferma Panozzo, sul fronte dell’intermodalità gli operatori ferroviari di alcuni Paesi come la Germania e la Polonia stanno già ammodernando il loro materiale rotabile prevedendo uno spazio per le bici sempre maggiore.

L’intermodalità non è solo molto importante per il commuting, per gli spostamenti casa-lavoro dei pendolari che utilizzano la formula “bici+treno”, ma diventa fondamentale per lo sviluppo del cicloturismo: perché poter viaggiare con la propria bici montata e carica al seguito non ha prezzo per il cicloviaggiatore.

I rilevanti benefici economici del cicloturismo li vediamo in Italia in Trentino e in Veneto, Regioni che da anni hanno investito nel settore, ma molte altre realtà stanno studiando soluzioni sempre più bike friendly. A livello europeo il lavoro di ECF si muove su diversi piani: da un lato lo sviluppo degli itinerari ciclistici Eurovelo, con un coordinatore nazionale per ciascun Paese; dall’altro il reperimento di fondi europei da redistribuire sul territorio per portare avanti i progetti, coordinare i lavori e comunicarlo.

convegno-ecf

Da una rapida panoramica europea ci si può fare un’idea sulle città più attive, su “chi sta facendo cosa” e, soprattutto, in che modo: Parigi rappresenta un ottimo esempio – moltiplicazione delle ciclabili, pedonalizzazione di Piazza della Bastiglia, aumento consistente degli spostamenti in bicicletta tra i cittadini – e non a caso l’assessore ai Trasporti Christophe Najdovski è anche il presidente di ECF; Oslo che nel 2019 ha chiuso completamente il proprio centro storico alle auto; Lubiana che ospiterà il prossimo Velo-City sta portando avanti misure molto interessanti per la ciclabilità.

Per quanto riguarda la Spagna, paese più simile al nostro come cultura e come clima, le luci prevalgono sulle ombre come spiega Niccolò Panozzo: “A Valencia è proprio un italiano, Giuseppe Grezzi, ad aver implementato la ciclabilità con coraggio e determinazione. Siviglia si sta muovendo benissimo. Purtroppo a Madrid invece la nuova amministrazione locale ha riaperto la ZTL al traffico e sta parzialmente smantellando quanto di buono fatto per lo sviluppo della mobilità attiva”.

E in Italia? Nonostante i molti problemi quotidiani e le difficoltà dovute a decenni di “autocentrismo” nelle politiche di mobilità esistono città dove si sta “pedalando” nella giusta direzione, secondo Panozzo: Bolzano, che è già ai livelli delle città del Nord Europa; Bologna con le sue azioni, da ultimo il nuovo Piano del Traffico (come abbiamo scritto anche su Bikeitalia.it, ndr); Ferrara, la città delle biciclette; Milano che sperimenta nuove cose; Roma che faticosamente sta cercando di mettere in discussione lo strapotere dell’auto in città. In certi casi si tratta di piccoli passi, ma non vanno dati per scontato”.

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