Cicliste per caso: “Il nostro viaggio di nozze: 54 giorni e 4.400 chilometri in bicicletta”

15 Gennaio 2021

“Vorrei essere Marco Polo” così rispondeva Silvia Gottardi quando da bambina le si rivolgeva la classica domanda “cosa vuoi fare da grande?”. Il richiamo per avventure ed esplorazioni è sempre stato forte dentro di lei e l’ha portata a cimentarsi in viaggi in tutto il mondo, disegnando itinerari, studiando mappe e collezionando guide.

I suoi desideri però cominciano a viaggiare su due ruote solo quando incontra Linda Ronzoni, sua compagna di vita oltre che di peripezie. Silvia la trascina in imprese epiche, sogni su cui lavora assiduamente e che insieme riescono a realizzare. È il caso del documentario The Grizzly Tourin cui si racconta il viaggio lungo la Great Divide, pubblicato su Amazon Prime il 30 dicembre 2020.

Quando pedalano Linda e Silvia sono le Cicliste per caso, nome che dà il titolo ad un progetto e un blog che ha preso il via nel 2015, quando le due si mettono in sella per affrontare la loro prima sfida importante, ovvero la Carrettera Austral in Patagonia.

Cicliste per caso Grizzly Tour

«Ci chiamiamo Cicliste “per caso” perché non ci interessano performance e tecnicismi, non rivestiamo il ruolo di esperte. Se solo tutti noi riuscissimo a ricordare il momento in cui per la prima volta abbiamo pedalato senza rotelle… È quella la sensazione che ci interessa: sentire di poter stare in equilibrio da sole e potercela fare».

Così nel 2018 partono alla volta della Great Divide Mountain Bike Route, un itinerario ciclistico in gran parte su sterrato tra Canada e Stati Uniti, considerato tra i più lunghi al mondo. Si parte a Nord dalla città di Banff, si attraversano le foreste del Montana e i parchi del Wyoming scendendo fino alle distese rocciose del Colorado, per pedalare in fine nel deserto del New Mexico. In totale si contano 4.400 km con un dislivello di circa 60.000 metri che le nostre cicliste percorrono in 54 giorni.

«Volevamo qualcosa di “epico” – dice Silvia – e questo lo era: natura selvaggia, grizzly, alci, capacità di muoversi in autosufficienza per lunghe distanze affrontando altitudini e climi disparati con temperature anche estreme, portandoci riserve di acqua e cibo oltre a tutto il necessario per campeggiare. Ho lavorato a lungo ai fianchi di Linda e non so come sia riuscita a convincerla!».

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Come se non bastasse, per rincarare la dose, Silvia decide di orientarsi esclusivamente con le mappe fornite dalla Adventure Cycling Association, senza utilizzare la traccia gps e senza prendere una scheda telefonica locale. La scelta, come vediamo nel documentario, di sicuro accresce il grado di epicità dell’impresa ma alza anche il livello di disagio e l’intensità delle imprecazioni tirate nei momenti in cui si perde la rotta.

«Per non trovare strade impraticabili e neve in Colorado, dove ci si muove sui 2.000 metri di altitudine, è necessario scegliere l’estate. Quindi ci siamo sposate il 6 luglio e l’11 siamo partite per quello che di fatto è stato il nostro viaggio di nozze».

Con loro partono due amiche di vecchia data, la Pez e Ramona. Quest’ultima è la videomaker che insieme a Silvia ha realizzato le riprese. «La sua presenza è stata fondamentale – dice Silvia – anche se ci siamo rese conto fin da subito di quanto fosse complicato far convivere 4 teste diverse in un’impresa così dura, che mette alla prova a livello fisico e mentale. Non c’era un filo di privacy e non sono mancati litigi o momenti di abbruttimento generale».

In tenda cicliste per caso campeggio dormire durante un viaggio in bici

Silvia è alla guida del gruppo, è lei a firmare il documentario e nelle sue mani c’è l’intera organizzazione del viaggio i cui preparativi hanno richiesto un anno di impegno oltre ad una specifica preparazione fisica. Ridendo dice di sé: «Come ho fatto a trovare partner e sostenitori? Sono una stalker! In realtà questo è il mio lavoro: contatti, presentazioni, foto e la scrittura preziosa di Linda. Ho spedito centinaia di mail: su cento, cinque ti rispondo e forse un’azienda decide di sostenerti. Comunque ho trovato chi ci ha fornito bici, abbigliamento, i biglietti dei voli, la strumentazione per le riprese ed alcune ospitalità. Per pianificare il percorso ci ho impiegato circa due mesi, cercando di calcolare chilometri e dislivello in base alle strade e alle cose da vedere, creando un itinerario alla nostra portata… almeno sulla carta!».

Colazione Cicliste per caso mangiare durante un viaggio in bici in autonomia

Infatti, si sa, la teoria spesso di discosta dalla pratica e poi ci sono gli imprevisti: «Ho scritto un soggetto ma dopo tre giorni in giro mi sono resa conto che era impraticabile – spiega Silvia – in più avevamo un drone che il secondo giorno si è rotto, così abbiamo rimescolato le carte puntando sul racconto del viaggio visto da due prospettive differenti, quella mia e di Linda, per cui si seguono in parallelo esitazioni, limiti ed emozioni di ciascuna».

Il documentario gioca sulla diversità tra le due; l’anima più intellettuale e contemplativa di Linda fa i conti con quella più attiva e vigorosa dell’inarrestabile Silvia. Momenti di complicità, entusiasmo o grande tenerezza si alternano a scontri intensi o punzecchiamenti dai tratti a volte tragicomici, in perfetto stile Tom e Jerry.

«La fatica più grande è stata quella legata alle riprese» racconta Silvia. «Giravamo il più possibile, con due camere e due GoPro. Ogni sera, dopo aver pedalato 8-9 ore ed aver sistemato la tenda, io e Ramona dovevamo scaricare i materiali, catalogarli e salvare tutto su due hard disk, per sicurezza. Abbiamo portato a casa circa 110 ore di girato! Al ritorno, il problema più grosso è stato scegliere i contenuti, così ci siamo affidate alla casa di produzione Samarcanda».

Aggiunge Linda: «Bisognava decidere cosa tenere e cosa eliminare, per noi era difficilissimo. Quello che forse manca nel documentario sono alcuni momenti della routine, la marmellata e la Nutella congelate al mattino, le corse intorno al braciere per scaldarsi, la velocità con cui alla fine smontavamo e montavamo la tenda, il bucato nelle lavanderie a gettoni (dopo giorni senza lavarsi, una goduria!) e alcune litigate che non sono state filmate e che non si possono interpretare a posteriori… e poi un paio di sbronze e alcune visite turistiche».

Lavanderia a gettoni dopo tanti chilometri di pedalata

Per le Cicliste per caso la bici è da sempre un simbolo di emancipazione femminile. Come spiega Linda «forza, fatica, tenacia, scomodità sembrano cose solo da maschi ma non è così. Noi spesso ci siamo chieste cosa significhi essere coraggiose oggi, ci abbiamo riflettuto anche durante questa avventura, portando con noi le storie di Annie Londonderry, la prima donna a girare in bicicletta per il mondo o facendoci ispirare dalla mitica aviatrice Amelia Earth… ecco, ci vengono in mente sempre nomi di esploratori, eppure non sono mancate coraggiose esploratrici».

Cicliste per caso indicazioni stradali cartelli America

Sulla libertà delle donne, i loro diritti e le pari opportunità c’è ancora molto da fare, le Cicliste per caso ne sono consapevoli e anche se la strada è in salita non mollano, anzi, questo è un motivo in più mettercela tutta e dimostrare di potercela fare.

Silvia, ex cestista azzurra, ha fondato Pink Basket per promuovere la pallacanestro e in generale lo sport per le donne.  Sottolinea che la gente non sa che il settore è ancora dominato da stereotipi. «Ho fatto una ricerca e mi sono resa conto che quasi in nessuna delle quaranta federazioni sportive italiane c’è una donna a rivestire il ruolo di presidente o vice. Pensiamo al Coni: per la prima volta nella storia oggi abbiamo come candidata alla presidenza una donna, Antonella Belluti, grande campionessa olimpionica ex pistard, ciclista e bobbista».

Come dire che i numeri parlano se qualcuno dà loro risalto, spazio e voce. Le Cicliste per caso pedalano anche per questo, per rendere il nostro orizzonte un po’ più pink.

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Commenti

4 Commenti su "Cicliste per caso: “Il nostro viaggio di nozze: 54 giorni e 4.400 chilometri in bicicletta”"

  1. SALVATORE ha detto:

    TANTA AMMIRAZIONE, IMPRESA VERAMENTE EPICA!!
    (per me) tre sole difficoltà: la capacità fisica, quella organizzativa e qualcuno con cui attuare questo sogno…… insomma … inezie..
    :D

  2. Eugenio ha detto:

    Brave bravissime complimenti Ragazze 🏆👍

  3. Alberto ha detto:

    Siete grandi ragazze, avete tutta la mia ammirazione.
    Anche x me la bicicletta è sinonimo di libertà e avventura, in senso buono vi invidio.
    Un abbraccio, e forza!!!

  4. Vittorio ha detto:

    Fantastico viaggio, fantastiche queste ragazze. Emozionante.

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