Salute

5 nuove ricerche sul ciclismo che ti lasceranno a bocca aperta

5 nuove ricerche sul ciclismo che ti lasceranno a bocca aperta

5 ricerche sul ciclismo che mi hanno lasciato a bocca aperta al convegno di scienza dello sport.

Settimana scorsa ho partecipato all’ECSS 2025, il convegno annuale della società europea di scienza dello sport, che si è tenuto a Rimini. In questa occasione ho potuto ascoltare i più importanti ricercatori mondiali sul tema della scienza applicata allo sport e molti interventi vertevano sul ciclismo. Ti propongo le cinque ricerche che mi hanno stupito e che, sono sicuro, lasceranno anche te a bocca aperta.

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5 ricerche sul ciclismo che ti lasceranno a bocca aperta direttamente dall’ECSS 2025

Ecco le 5 ricerche sul ciclismo che mi hanno stupito di più all’ECSS 2025 di Rimini.

#1: 120 grammi di carboidrati ora? Sì, ma se non ti idrati serve a poco

Il tema dei 120 grammi ora di carboidrati è ormai diffuso su larga scala: lo fanno i professionisti, gli amatori evoluti e anche i ciclisti della domenica. Ma come funziona davvero? Lo studio “Fluid restriction decreases exogenous glucose oxidation during prolonged cycling compared to maintaining
euhydration”
ha valutato l’effetto dell’idratazione sull’ossidazione del glucosio esogeno durante esercizio prolungato in condizioni termoneutrali. Nove ciclisti hanno svolto due prove di ciclismo da 160 minuti: una con bassa (LOW) e una con alta (HIGH) assunzione di liquidi, ricevendo in entrambe una bevanda contenente glucosio marcato. I risultati hanno mostrato che, con bassa idratazione, l’ossidazione del glucosio fornito era significativamente ridotta, con differenze già visibili dopo 60 minuti di esercizio.

Il gruppo LOW ha registrato una perdita di massa corporea del 2,8%, una riduzione del volume plasmatico e un aumento dell’osmolarità plasmatica, della glicemia e della sete. Invece, non sono emerse differenze in parametri come temperatura cutanea, disagio gastrointestinale o concentrazioni di lattato e insulina. I dati suggeriscono che l’assunzione limitata di liquidi, più che la disidratazione in sé, possa ostacolare l’utilizzo del glucosio esogeno, con implicazioni pratiche per gli atleti di endurance che vogliono ottimizzare la resa energetica degli integratori glucidici. In sostanza puoi ciucciare tutti i gel che vuoi ma se non bevi a sufficienza non avrai grandi benefici.

#2: Partire con un po’ di lattato nel sangue, ti fa performare meglio

La presentazione Masterclass “Lactate: its use (and misuse) in sport” ha cercato di far luce sul tema così dibattuto del lattato nel sangue: scarto o fonte energetica? Nella presentazione è stato evidenziato come il lattato sia un carboidrato e che venga usato dal cuore e dal cervello come fonte energetica preferita, oltra alle fibre lente e aerobiche del muscolo. In uno studio evidenziato, due gruppi si sono riscaldati in modo differente: il primo faceva il classico riscaldamento aerobico, il secondo un riscaldamento a sprint che aumentava la presenza di lattato nel sangue. Testati su un time trial di 10 km subito dopo, il secondo gruppo ha performato meglio. Che sia arrivato il momento di rivedere le nostre convinzioni sul lattato?

Ricerche sul ciclismo
La grande partecipazione delle sessioni sul ciclismo all’ECSS 2025 a Rimini

#3: Le SFR funzionano. Oppure no?

Salite forza resistenza: le fanno i pro, le fanno gli amatori, le faceva Moser, le fanno tutti. Ma servono? Funzionano o sono la classica attività che nessuno smette di fare perché “si è sempre fatto così”? Lo studio “Biomechanical and Metabolic Responses to Pedaling Cadence and Road Gradient Variations during Submaximal Cycling: A 2×2 Factorial Study” ha provato a rispondere a questa domanda. Lo studio esplora come la cadenza della pedalata e la pendenza del terreno influenzino le risposte biomeccaniche e metaboliche nei ciclisti allenati.

Utilizzando un disegno sperimentale 2×2, sono stati analizzati gli effetti di combinazioni di cadenze alte o basse su piano e salita. I risultati mostrano che la pedalata a bassa cadenza modifica la distribuzione della forza applicata sui pedali. Queste scoperte supportano l’idea che allenarsi in condizioni specifiche può produrre adattamenti utili per migliorare le performance ciclistiche. Il problema è che non sappiamo quali siano gli adattamenti né nel condizioni specifiche, al momento.

#4: Trattenere il fiato aumenta la capacità aerobica più dell’ipossia

Lo studio che mi ha colpito di più: “Physiological adaptations following repeated sprint training with voluntary hypoventilation: Comparison with the training in hypoxia”. Lo studio ha confrontato per la prima volta l’efficacia dell’allenamento con sprint ripetuti in ipossia e con ipoventilazione volontaria (VHL). Entrambe le modalità hanno migliorato la capacità di eseguire sprint ripetuti (RSA), ma solo il VHL ha anche aumentato il massimo consumo di ossigeno (VO2max).

Questo suggerisce che, pur producendo effetti simili sulla desaturazione dell’ossigeno, le due tecniche si basano su adattamenti fisiologici differenti. Il VHL, in particolare, sembra stimolare in modo più completo il sistema cardiovascolare, rappresentando così una promettente alternativa all’allenamento ipossico tradizionale. In sostanza allenarsi imparando a trattenere il fiato offre più vantaggi dell’allenamento in ipossia (che è decisamente più costoso).

#5: La tua capacità anaerobica è più elastica di quanto pensi

Lo studio “Beyond Curvature ‘Constant’: Intensity-Dependent Variations in Work Above Critical Power”, analizza il modello della Potenza Critica (CP), utilizzato per descrivere la relazione tra potenza e durata dell’esercizio, mettendo in discussione l’ipotesi che il lavoro svolto sopra CP (W′) sia costante.. I risultati mostrano che W′ stimato dai modelli è spesso superiore al W>CP reale, in particolare alle intensità più elevate.

Inoltre, W>CP aumenta con l’allungarsi dello sforzo fino a stabilizzarsi, mentre W′ mostra scarse correlazioni con marcatori anerobici tradizionali come il deficit di ossigeno accumulato (AOD) e la potenza del test di Wingate. Questi dati suggeriscono che W′ non è un parametro fisiologicamente stabile, ma dipende dall’intensità dello sforzo, limitandone l’affidabilità come indicatore della capacità anaerobica dell’atleta. In pratica, per allenatori e sportivi, ciò implica che la valutazione della performance anaerobica richiede un approccio più articolato e multifattoriale.

Queste erano le 5 ricerche sul ciclismo che più di tutte mi hanno colpito. Se vuoi allenarti in modo scientifico, con coach laureati e sempre aggiornati sulle pubblicazioni scientifiche, clicca su questo box e prenota una call gratuita: