Bagaglio leggero e alla cieca, ma con obiettivi ampi e significativi le Ragazze in Tandem hanno terminato il loro Giro d’Italia, da Sud a Nord per questa seconda parte del viaggio.
Partite il 25 aprile, come abbiamo anticipato, hanno pedalato per oltre 2300 km e il 4 giugno 2024 sono arrivate a Milano. Giusi Parisi e le copilote che si sono alternate, Laura Seroni, Laura Orzino, cui si è aggiunto anche Gianfranco Mazzucca.
Hanno attraversato oltre la Calabria, la Campania, il Lazio, la Toscana, la Liguria, il Piemonte e infine il tratto di Lombardia che le ha portate a destinazione.
Il primo incontro a Firenze con le Ragazze in Tandem
Le Ragazze in Tandem in questa seconda parte del loro progetto sono rimaste colpite dalla carovana che le ha seguite in alcuni tratti, dai gruppi che hanno incontrato in ogni tappa.
Le incontro in una insolita domenica piovosa a Firenze, dove ho potuto constatare l’accoglienza calorosa e il sostegno che hanno ricevuto. Giusi mi racconta dello stupore nel rendersi conto di quante persone si sono coinvolte in ogni sosta.
Me lo confermerà anche a viaggio concluso.
Quando ci incontriamo a metà viaggio, Giusi non sembra sentire la stanchezza. Prevale la gioia dell’impresa e non si cura del temporale che sta per arrivare. Ci tiene a raccontare: “Se ci pensi bene l’inclusione e l’abbattimento delle barriere fisiche e soprattutto quelle mentali sono quelle che rendono possibile l’incontro. Sport e inclusione devono camminare insieme se vogliono restituire senso e dignità. Dobbiamo creare sinergie, fare rete, favorire gli incontri, moltiplicare le esperienze”. Giusi anche dopo la lunga tappa non si risparmia e racconta, incontra e non si tira indietro a chi le chiede un selfie, un semplice aneddoto curioso.
VIDEO: premiazione delle Ragazze in Tandem alla Fiera del Cicloturismo
Alla fine del viaggio
Quando ci risentiamo dopo la conclusione del viaggio, Giusi, Chiara e Laura rileggono la loro esperienza alla luce dei tanti episodi.
Per Laura “una barriera divide non protegge. Devi mettere in conto il rischio della caduta, come in tandem quando devi ripartire, che è forse il momento più complicato. Se metti in conto la possibilità di cadere, hai già abbattuto una barriera, quella che ci vuole sempre efficienti”.

Giusi è sempre più convinta che non è bello quando la ammirano, “Non siamo supereroi per le imprese estreme, né da compatire per la nostra condizione. Siamo solo persone con gli stessi interessi che hanno gli altri; come tutti abbiamo le nostre caratteristiche che sono diverse dalle tue o dalle sue. Siamo delle persone non delle categorie”.
Chiara è convinta “che c’è bisogno di tutti, affinché le cose cambino. Basta un niente alle volte: basta un gesto semplice come tirare fuori un tandem dalla cantina per dare delle possibilità a una persona disabile per sentirsi partecipe a pieno titolo nella società.”
L’esperienza dell’incontro
Rispetto alla prima volta che ci siamo incontrati l’esperienza dell’incontro è stata prevalente rispetto ai chilometri fatti. Le Ragazze in Tandem non vivono la competizione, a loro interessa molto più la relazione. La loro performance è la qualità dell’incontro e quanto rimane della rete che stanno costruendo con gli incontri lungo la penisola. Giusi, Chiara e Laura ci tengono a dire che il viaggio ha soprattutto entusiasmato tanti cittadini, che poi le hanno continuate a seguire anche dopo i loro incontri di fine tappa.

Alle Ragazze in Tandem i dislivelli e i chilometri percorsi interessano solo per sapere se riusciranno ad arrivare in tempo agli incontri programmati a fine tappa. Perché ci tengono a mantenere i loro impegni, è “qualcosa che impari pedalando. Per essere credibili devi testimoniare che tutto questo è alla portata di chiunque, devi impegnarti a portare a termine quello che ti sei prefissato, anche una cosa semplice come un appuntamento con un’associazione che sta aspettando il tuo arrivo”.
I momenti del viaggio
E così è stato per tutti e 41 i momenti previsti. Mantenere l’impegno preso è il primo passo per creare quel clima di fiducia che ha permesso costruire la rete che Giusi e le altre sperano non si disfi dopo il loro passaggio.
Vivere l’esperienza sotto forma di testimonianza civile. E questo “è il momento in cui ti senti parte della collettività.” Sempre Giusi: “pedalare è una delle forme più efficaci per coinvolgere le persone. Le carovane che via via ci hanno scortato, le associazioni che hanno preparato gli aperitivi per accoglierci, che hanno mobilitato i loro soci o attivato iniziative conviviali, le associazioni che hanno recuperato vecchi tandem dimenticati, sono lì a testimoniare quanto sia stato coinvolgente”, sia per chi pedalava e per chi incontrava.

Confessano di essere stanche, ma felici, soprattutto soddisfatte per il numero e per la qualità degli incontri: enti associazioni scuole, semplici “follower”, Istituzioni.
Ci sono stati bambini nelle scuole che hanno preparato piccoli omaggi. Amministrazioni comunali che hanno deciso di intraprendere azioni inclusive e si sono impegnate per supportarle. Gruppi di ciclisti che le hanno scortate per alcuni tratti.
“Il ritorno umano è stato più importante della pedalata”, è sempre Giusi a raccontare: “Attraversando l’Italia in tandem abbiamo incontrato associazioni, volontari, cittadini che non solo esprimono solidarietà nei nostri confronti, ma mostrano interesse e si lasciano coinvolgere. Questo ci motiva a pensare ad altri eventi nel 2025”.
Il tandem lascia spazio alla fiducia e non puoi fare altro e “questo è un aspetto che abbiamo sottolineato più volte, in un mondo che ha paura, che vede solo cose negative, che subisce il conflitto tra le persone, il Tandem costruisce una relazione basata sulla reciprocità. Ti obbliga a trovare un codice valido per pilota e copilota”.
La capacità inclusiva tipica del Tandem ha contagiato chiunque le incontrasse, suscitando ammirazione, interesse, promesse. Lasciando così una traccia che non è solo geo-riferita, ma personale e lascia un segno attivo nei luoghi attraversati. Almeno è quello che sperano le Ragazze in Tandem.





















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