Perché gli amatori si dopano? Non stiamo dicendo che tutti gli amatori si dopino ma purtroppo spesso accade che qualche amatore venga trovato positivo al controllo antidoping. È notizia del 12 Febbraio 2025 che la NADO (agenzia italiana per l’antidoping) abbia sospeso 15 ciclisti amatoriali, tesserati FCI, per uso di sostanze dopanti. I nomi di questi ciclisti forse non diranno niente, perché non sono famosi, non finiscono in televisione e non sono osannati da orde di fan urlanti. Sono persone normali, che spesso vincono una medaglietta, un trafiletto sul giornale locale, una bottiglia di passata di pomodoro e un salame. E allora perché gli amatori si dopano?
Che sostanze usano gli amatori che si dopano?
Prendiamo i 15 atleti squalificati (le squalifiche inflitte vanno dall’anno ai 16 anni di sospensione dalle competizioni). L’elenco delle sostanze include:
- Epo: che incrementa la produzione di globuli rossi, quindi di emoglobina e incrementa il VO2max;
- Cocaina: stimolante che consente di non sentire fatica;
- Testosterone e suo derivati: che aumenta la forza muscolare e il vigore;
- Antinfiammatori no steroidei (FANS): per non sentire dolore e fatica;
Alcuni di queste sostanze sono include in farmaci che vengono somministrati in veterinaria. Sì, avete letto bene, ci sono amatori che si iniettano farmaci per cavalli o cani, pur di avere un incremento della prestazione. Ovviamente questo fatto non è legato solo al ciclismo, tanto che il Corriere della Sera, già nel 2012, lanciava un allarme su come il doping amatoriale sia una vera e propria “emergenza”. Una notizia del quotidiano il Tirreno racconta di una percentuale elevatissima: “Le statistiche, che parlano di circa 30 positivi su 100 controlli” (citato dall’articolo).
Ma allora la domanda è: perché un atleta arriva a iniettarsi certe sostanze?
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Perché gli amatori si dopano?
Perché gli amatori si dopano? Tralasciando motivazioni psicologiche (che sono molto rilevanti comunque, come vedere i successi in bici come una rivalsa di eventuali delusioni nella vita lavorativa o sentimentale), spesso c’è un aspetto di fondo legato all’allenamento. Moltissimi amatori (anche quelli che mai nella vita si doperebbero) hanno una tendenza ossessivo-compulsiva all’allenamento. Pensano che migliorare in bici significhi uscire sempre e solo a tutta, magari con compagni di squadra molto più forti di loro, e spingere sempre oltre i propri limiti. Inoltre molti sono ossessionati dal perdere la forma fisica, per cui hanno densità e frequenze di allenamento molto alte, con recuperi insufficienti, che non consentono al corpo di recuperare.
Questo atteggiamento produce un effetto fisiologico che viene chiamato “plateau di forma fisica stagnante”. In questo caso la forma fisica aumenta velocemente ma poi stalla, cioè non migliora perché il corpo si adatta o (peggio ancora) perché è così stanco, in termine tecnico si chiama “sovraffaticamento”, da non avere energie a sufficienza per migliorare. Aggiungiamoci un’alimentazione poco intelligente (ci è capitato di conoscere atleti che pedalano con volumi molto elevati e seguono diete chetogeniche serrate) e “la ricetta per il disastro” è completa. Il corpo non ha energie n é stimoli per migliorare. E qui entra in gioco il doping.
La falsa promessa del doping per gli amatori
Quando un atleta si trova in questa fase, nel pieno del “plateau di forma fisica stagnante”, dovrebbe fare solo una cosa: rallentare e comprendere le cause del crollo delle prestazioni. Fermarsi e domandarsi:
- Mi sto allenando con un programma scientifico e serio?
- Do tempo al mio corpo di recuperare, alternando fasi di scarico e carico?
- Il mio allenamento progredisce a livello di volume e intensità?
- Sto allenando la forza muscolare al di fuori della bici?
- La mia alimentazione è adeguata per le richieste energetiche dell’allenamento?
- La mia vita è stressante, la mia famiglia mi sostiene in quello che faccio, il mio lavoro mi crea problemi?
Una volta trovata la risposta a questa domanda, l’amatore dovrebbe cambiare approccio all’allenamento e iniziare ad allenarsi per ciò che serve. Ma questa cosa richiede fatica e impegno. Il doping invece è una falsa promessa: “Iniettati questo, e vedrai che tutti i problemi si risolvono e spingerai alla grande”.
È indifferente che siano cicli di testosterone, un “pippotto” di coca o un farmaco che si usa per incrementare la forza dei cavalli:è la soluzione “magica” a un problema che non vogliamo affrontare. E il problema che non vogliamo affrontare è che ci stiamo allenando come idioti oppure che le nostre qualità fisiche non sono sufficienti a primeggiare. Oppure (dato che alcuni atleti pizzicati erano over 50) dal fatto che non siamo capaci di accettare che stiamo invecchiando e non siamo più così brillanti come un tempo. Infatti, come riporta un’indagine di “Salute Domani”: “Il 12% degli over70 ritiene giustificabile il doping, nella categoria 51/70 anni è permissivo l’8%, cifra che scende al 6% per gli atleti tra i 35 e i 50 anni” (citato dall’articolo).
Ma come tutte le false promesse, anche il doping ha il suo lato negativo e non mi sto riferendo alle squalifiche dalle gare, bensì ai problemi fisici nel lungo periodo. Problemi fisici che non si percepiscono nell’immediato ma che col tempo possono davvero far pagare un conto molto più salato rispetto alla promessa.
L’immagine di anteprima è stata generata con l’AI




















