Politiche

Stop strage stradale: più tutele per pedoni e ciclisti

Stop strage stradale: più tutele per pedoni e ciclisti
Valentina Ghio, deputata Pd e prima firmataria della proposta di legge 2523

La sicurezza stradale di pedoni e ciclisti torna al centro del dibattito parlamentare. Oggi, in conferenza stampa alla Camera, è stata presentata la proposta di legge 2523, un testo che punta a riscrivere le regole del gioco per proteggere pedoni e ciclisti e rafforzare la mobilità attiva nelle città italiane.

Prima firmataria è la deputata del Partito Democratico Valentina Ghio, che ha lavorato al testo con il contributo di Fiab – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta e il supporto tecnico dell’esperto di mobilità Andrea Colombo. Ma il messaggio politico è chiaro: si tratta di una proposta trasversale, che il Pd mette a disposizione di tutte le forze parlamentari per aprire un confronto e costruire insieme una riforma condivisa.

Perché qui non si parla di destra o sinistra. Si parla di vita quotidiana. E di sicurezza.

Focus ➡️ Proposta di legge 2523 “Sicurezza, sviluppo e promozione della mobilità attiva”

Perché una nuova proposta di legge sulla sicurezza stradale

I numeri raccontano una storia semplice: sempre più italiani si muovono a piedi o in bicicletta. Secondo l’ultimo Rapporto ISFORT, oltre il 28% degli spostamenti quotidiani avviene in modalità attiva. Eppure, le nostre strade restano progettate soprattutto per chi guida veicoli a motore.

Il risultato? Vulnerabilità diffusa per pedoni e ciclisti, soprattutto nei contesti urbani dove avviene la maggior parte degli incidenti gravi.

La proposta di legge 2523 parte da qui: dall’idea che chi è più fragile debba essere più tutelato.

Una gerarchia della mobilità: chi pesa di più, risponde di più

Il cuore della riforma è culturale prima ancora che tecnico. Il testo introduce una distinzione chiara tra:

  • Utente più forte: chi guida un mezzo più pesante, potente o veloce;
  • Utente della mobilità attiva: chi si muove a piedi o in bicicletta.

Non è solo una definizione. È un cambio di prospettiva.

Con la modifica dell’articolo 2054 del Codice civile, in caso di incidente il conducente del veicolo più pesante o potente è considerato, salvo prova contraria, maggiormente responsabile. Una scelta che punta a rendere concreta una gerarchia della mobilità fondata sulla protezione dei più esposti. Come avviene, per esempio, nel Regno Unito.

In altre parole: chi può fare più danni, deve avere più responsabilità.

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Le misure concrete: marciapiedi più larghi, 1,5 metri di distanza, sensori per i mezzi pesanti

La proposta interviene su più fronti, con misure operative che parlano ai Comuni e alla vita reale:

  • Marciapiedi con larghezza minima di 2 metri
  • Obbligo di superare i ciclisti a almeno 1,5 metri di distanza
  • Maggiore facilità per installare attraversamenti pedonali rialzati
  • Sensori obbligatori sui mezzi pesanti per rilevare pedoni e ciclisti negli angoli ciechi
  • Più strumenti per istituire zone urbane e scolastiche a traffico moderato

Secondo Luigi Menna, presidente Fiab, la riduzione delle collisioni passa dalla prevenzione: “Questa proposta di legge concentra l’attenzione sulla mobilità ciclistica quotidiana, ritagliando un ruolo importante ai ciclisti che ogni giorno percorrono le strade cittadine, statisticamente più pericolose. La diminuzione delle collisioni stradali passa obbligatoriamente attraverso la prevenzione, in particolare limitando la velocità degli autoveicoli – ad esempio tramite i passaggi pedonali e ciclabili rialzati e ampliando gli spazi urbani sicuri per ciclisti e pedoni, come le zone urbane e scolastiche”.

È la logica della città che rallenta per salvare vite. E che diventa più vivibile per tutti, anche per chi usa l’auto.

Focus ➡️ Leggi tutti gli articoli di Bikeitalia sulle Città 30

Governance e risorse: nasce il CIPOMA e un Fondo da 300 milioni

Una legge senza soldi è solo carta. Per questo la proposta prevede:

  • L’istituzione del CIPOMA, Comitato Interministeriale per le Politiche di Mobilità Attiva
  • Una Direzione Generale dedicata presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
  • Il Fondo nazionale per la mobilità attiva, con una dotazione iniziale di 300 milioni di euro per il triennio (vale a dire 100 milioni l’anno, ndr)

Comuni ed Enti Locali dovranno dotarsi di strumenti di monitoraggio per valutare l’efficacia delle politiche adottate. Perché la sicurezza non resti un annuncio: ma un processo che si misura nel tempo.

Educazione e comunicazione: il 5% della pubblicità per la sicurezza

C’è poi un capitolo che guarda al futuro. La proposta interviene sull’educazione e sulla comunicazione:

  • Rafforzamento dell’educazione alla mobilità attiva
  • Obbligo di affiancare alla pubblicità delle auto messaggi per la guida sicura e la mobilità sostenibile
  • Destinazione del 5% delle spese pubblicitarie dei veicoli a campagne istituzionali su sicurezza stradale e mobilità sostenibile

Un dettaglio? No. È il tentativo di cambiare la cultura dello spazio urbano: di dire che camminare o pedalare non è un rischio da correre, ma una scelta normale.

Una proposta aperta al Parlamento

Il Pd ha presentato la proposta come base di lavoro, dichiarando la disponibilità a discuterla con tutte le forze parlamentari. Un segnale politico che riconosce la natura trasversale del tema: la sicurezza stradale riguarda chiunque esca di casa.

Presente in sala stampa anche l’onorevole Davide Bergamini presidente dell’intergruppo parlamentare “Mobilità Ciclabile – Italia in Bici” – eletto con la Lega che recentemente ha lasciato il Carroccio per passare a Forza Italia, che si è detto disponibile a ragionare su questa proposta di legge così come su quelle già presentate dall’onorevole Pella e dalla Federciclismo perché l’obiettivo comune dev’essere quello di aumentare la sicurezza in strada, soprattutto per gli utenti più vulnerabili.

“Siamo tutti pedoni”, ha ricordato l’onorevole Ghio in conclusione del suo intervento. Ed è forse la frase che riassume meglio il senso della proposta. Perché la vera domanda non è se questa legge passerà così com’è.

La vera domanda è: “Quanto siamo disposti a cambiare le nostre strade per salvare delle vite?“.

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Commenti

  1. Enrico ha detto:

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  2. Marco Bellamoli ha detto:

    bene la definizione di
    -utente più forte
    -utente della mobilità attiva
    Bene questa consapevolezza dove tutti sappiamo, dove tutto è chiaro: non siamo i soli utenti di quella strada.
    Ed arrivare, almeno nei centri urbani, dove non sempre è possibile o difficile o eccessivamente dispendioso prevedere percorsi dedicati, protetti, pensare una mobilità urbana condivisa, con indicazioni chiare (orizzontali e verticali):
    ehi, utente forte! guarda che ci sono altri veicoli, utenti sulla tua stessa strada, non hai necessariamente la precedenza.
    E naturalmente questa condivisione riuscirebbe meglio con limitazioni della velocità (30 nelle aree urbane) e corsie, a destra di strada, da non dover percorrere con mezzi da Camel Trophy o per dover scansare le tante buche.
    Penso quindi che, in ambito urbano, sia più sicura una mobilità condivisa diffusa, piuttosto che certe piste ciclabili contorte, discontinue, con tanti attraversamenti (pericolosi)
    Ma quelle vanno benissimo per i percorsi nei pressi delle scuole e per ogni, proprio ogni, strada extraurbana.

  3. Tommaso ha detto:

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