Chi si muove in bici o a piedi nelle nostre città lo sa fin troppo bene: d’estate le strade si trasformano in piastre roventi che non lasciano scampo, mentre durante i sempre più frequenti nubifragi si convertono in fiumi impraticabili. Il principale responsabile di tutto questo ha un nome e un colore preciso: l’asfalto grigio e la conseguente impermeabilizzazione del suolo.
Ma qualcosa sta cambiando, e anche il capoluogo lombardo ha deciso di spingere forte sul pedale del depaving (la depavimentazione). L’obiettivo è trasformare Milano in una “città-spugna”, capace di far fronte alla crisi climatica in corso, contrastare il fenomeno delle isole di calore e mitigare il rischio idraulico.
I numeri: via l’asfalto, dentro il verde

I primi risultati concreti iniziano a vedersi. Dal 2022 a oggi, Milano è riuscita a de-impermeabilizzare oltre 50.000 metri quadrati di superficie. Di questi, 20.000 metri quadrati sono stati trasformati in nuove aree verdi, mentre gli altri 30.000 sono diventati pavimentazioni drenanti. È un passo concreto per ripensare lo spazio pubblico: togliere spazio al grigio (e quindi, indirettamente, alle auto) per restituirlo alla natura, ai pedoni e alla mobilità attiva.
27 nuove aree: la mappa del “rischio caldo”
La vera novità, annunciata recentemente dal Comune in occasione della Milano Green Week, è l’individuazione di 27 nuove aree destinate a futuri interventi di depavimentazione, che si andranno ad aggiungere ai 27 cantieri già in corso o programmati.
Non si tratta di zone scelte a caso. Per decidere dove intervenire, l’Amministrazione ha utilizzato un metodo scientifico, elaborando una vera e propria “mappa del rischio caldo”. I dati satellitari sulle temperature al suolo sono stati incrociati con gli indicatori di vulnerabilità della popolazione. In parole povere: si toglierà l’asfalto prima di tutto dove fa più caldo e dove vivono i cittadini più fragili.

La priorità è stata data infatti a plessi scolastici e strutture sociosanitarie, per proteggere i bambini e gli anziani. Tra le zone individuate (denominati SIP, Schemi di Indirizzo Progettuale) figurano, ad esempio, tratti di via Giovanni Verga, via Beroldo, via Lambrate, via Imbonati-Bovio, piazza Nigra e il piazzale del Cimitero Monumentale.
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Un’urgenza climatica che non aspetta
Che non ci sia più tempo da perdere lo dicono i numeri del “Profilo climatico locale della città”. Da qui al 2100, si prevede un aumento del 50% dei cosiddetti giorni caldi (quelli in cui la colonnina di mercurio supera i 35 gradi) rispetto al periodo 1984-2014. Ancora più preoccupante: le “notti tropicali” – in cui la temperatura non scende mai sotto i 20 gradi – sono destinate a triplicare.
Spaccare l’asfalto, dunque, non è un vezzo estetico, ma una questione di sopravvivenza urbana. A supportare questa direzione, la Giunta milanese ha appena approvato un Accordo Quadro del valore di 2 milioni di euro proprio per finanziare nuovi interventi diffusi di riduzione delle superfici impermeabili.

L’esempio di Via Toce
Per capire che volto avrà questa trasformazione, basta farsi un giro in via Toce. Lì, 1.800 metri quadrati di vecchio asfalto sono stati rimossi per fare spazio a 720 metri quadrati di verde fresco, superfici permeabili e 35 nuovi alberi piantati. Lì dove prima regnava il catrame, oggi la città torna a respirare.
La strada per liberare le nostre metropoli dalla dittatura dell’asfalto è ancora lunga e richiede coraggio. Ma la direzione intrapresa da Milano conferma che ridisegnare le strade a misura di persona, rimettendo al centro la ciclabilità, i pedoni e il verde, è l’unica via percorribile. Meno asfalto significa meno calore, meno allagamenti, più bellezza e strade più sicure da pedalare.
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