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Sindrome della bandelletta ileotibiale nel ciclismo

Bikelife, Dolori, Salute • di

I disturbi da sovraccarico, frequenti nelle discipline sportive come la corsa, provocano una sofferenza di alcuni tessuti e rendono dolorosa se non impossibile l’esecuzione del gesto atletico. Naturalmente se il disturbo viene trascurato o sottovalutato si può andare incontro a un peggioramento fino alla cronicizzazione.

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La sindrome della bandelletta ileotibiale, conosciuta anche come “ginocchio del corridore”, è un’infiammazione della parte terminale della “fascia lata” dovuta ad una frizione eccessiva e prolungata con il condilo laterale del femore; per capire come tale disturbo influenzi la pedalata bisogna fare un po’ di chiarezza su alcuni concetti anatomici.
In questo articolo analizzeremo il ruolo della fascia alta nella biomeccanica della pedalata, la sua anatomia, i disturbi e le modalità di trattamento.

Bandelletta ileotibiale

Indice
Sindrome e ciclismo
Anatomia e funzione
Sintomi, cause e trattamento
Accorgimenti in bici

Sindrome e ciclismo

Il disturbo in questione non è “tipico” del ciclismo, ma sempre più spesso se ne sente parlare perché l’uso di regolazioni errate e la pratica parallela di altri sport genera una ripercussione anche sul movimento della pedalata.

Ciclisti

Durante il movimento in bici viene effettuata una flesso/estensione ritmica del ginocchio con carichi di lavoro variabili; la bandelletta ileotibiale conferisce stabilità laterale al ginocchio, essa infatti insieme al compartimento mediale assicura il mantenimento dei fisiologici rapporti tra femore, rotula e ossa della gamba.
Spesso a causa di atteggiamenti posturali e/o regolazioni non idonee della bici tale rapporto viene compromesso, quindi il ginocchio effettua un lavoro anomalo provocando una sofferenza tissutale; nel caso specifico durante la fase finale di estensione e quella iniziale di flessione dell’arto, precisamente in corrispondenza del PMI (punto morto inferiore), viene generata una frizione tra la bandelletta ileotibiale e il condilo laterale del femore.

Ciclista

Questa anomalia biomeccanica compromette l’efficacia del gesto nella parte finale della spinta sul pedale e nel momento del passaggio al PMI, in cui l’organismo cambia l’attivazione muscolare passando da una fase estensoria ad una flessoria.
E’ proprio in questo passaggio che si genera la frizione tra bandelletta e condilo laterale del femore, ne consegue che altezza e arretramento di sella sono parametri da tenere sotto controllo in quanto influenzano notevolmente l’angolo di apertura del ginocchio.


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E’ di primaria importanza analizzare i movimenti del ginocchio in pedalata nei vari piani di visualizzazione:
• piano sagittale (osservazione laterale): flesso/estensione
• piano frontale (osservazione anteriore): spostamenti latero/laterali

Solo in questo modo si può apprezzare il movimento tridimensionale del ginocchio e si possono notare eventuali anomalie nel gesto.

Ogni individuo pedala a suo modo poiché ogni individuo possiede atteggiamenti e caratteristiche proprie, quindi alcuni soggetti possono essere più predisposti di altri ad un disturbo del genere, tuttavia, dato che la bici è regolabile, esistono degli accorgimenti da prendere in considerazione in caso di sindromi da sovraccarico, bisogna prima di tutto però comprendere l’anatomia e la funzione della parte interessata.

Anatomia e funzione

Il sistema fasciale è caratterizzato da aponeurosi che rivestono i muscoli del corpoe non solo, è un sistema complesso e molte volte sottovalutato, il tessuto connettivo di cui è composto sostiene la struttura ed influenza il movimento.
La bandelletta ileotibiale, chiamata anche fascia lata, avvolge il compartimento laterale della coscia; unisce la cresta iliaca alla parte laterale/superiore della tibia (tubercolo di Gerdy), con ramificazioni diffuse che la ancorano alle parti laterali del ginocchio; offre inserzione ai muscoli che compongono il “deltoide della natica”:
• tensore della fascia lata
• grande gluteo

Muscoli arto inferiore

La parte esterna dell’aponeurosi femorale che continua quella glutea si inspessisce notevolmente (bandelletta di Maissiat) ed assicura la stabilità laterale del ginocchio insieme ai legamenti collaterali.
Durante la flesso/estensione del ginocchio la bandelletta deve oltrepassare l’epicondilo laterale del femore e questo avviene intorno ai 30°:
• in estensione la bandelletta si sposta anteriormente rispetto al condilo laterale
• in flessione la bandelletta si sposta posteriormente rispetto al condilo laterale

Normalmente, grazie alla fluidità dei tessuti e alle borse sierose presenti nel corpo, la frizione tra le componenti anatomiche è ridotta, mentre in presenza di anomalie strutturali e biomeccaniche questa frizione aumenta considerevolmente provocando una risposta di tipo infiammatorio.

Sintomi, cause e trattamento

I sintomi come nella maggior parte delle sindromi da sovraccarico sono dolore, bruciore, impotenza funzionale.
Il dolore è riferito alla regione laterale del ginocchio, ma può anche riguardare la parte alta esterna della coscia, bisogna escludere in sede di diagnosi le altre patologie che possono provocare sintomi simili (lesioni menisco laterale, tendinite poplitea ecc.).

Dolore nella sindrome della bandelletta ileotibiale

Le cause sono molteplici, sostanzialmente tutte concorrono ad aumentare la tensione della fascia o la frizione con il condilo:
• varismo del ginocchio
• dismetria degli arti inferiori
• contrattura del tensore della fascia lata
• condili femorali prominenti
• pronazione del piede
• atteggiamenti anomali del bacino
• microtraumi ripetuti (corsa, sci, ecc.)

Il trattamento indicato è il riposo nella fase acuta, successivamente una volta definita la causa del problema sarebbe ideale effettuare un tipo di trattamento mirato; in questo caso il concetto di globalità è ancor più rilevante.

Sindrome della bandelletta ileotibiale

Visto che il disturbo riguarda la fascia sarebbe riduttivo concentrarsi su un singolo muscolo, quindi il consiglio è quello di prendere in considerazione alcune opzioni e metodiche riabilitative:
rieducazione posturale: per ripristinare l’equilibrio muscolare
• terapia manuale e trattamento della fascia: per ripristinare il corretto rapporto miofasciale

Questi approcci non si escludono a vicenda, anzi è bravura del terapista riuscire a coniugarli e utilizzarli nel modo più appropriato.
Oltre al trattamento si possono effettuare alcuni esercizi di stretching analitico ed auto-trattamenti che, anche se non risolutivi, possono aiutare dando un beneficio immediato alla zona interessata:

Esempio di stretching

Esercizio di stretching

Esempio di auto-massaggio

Esercizio di automassaggio

Come per tutti gli esercizi da fare a casa da soli si raccomanda attenzione all’esecuzione del gesto, che non deve provocare dolore e deve essere effettuato compatibilmente con la condizione fisica del soggetto.

Accorgimenti in bici

Compresa la funzione della bandelletta ileotibiale è possibile risalire alle cause “ciclistiche” del disturbo, alcune regolazioni infatti possono influire pesantemente sulla sindrome, soprattutto se l’uso della bici è intenso e prolungato:
• altezza/arretramento di sella eccessivo: il ginocchio lavora in estensione maggiore aumentando il tempo di frizione tra i tessuti
• tacchette ruotate all’interno: la tibia effettua un’intrarotazione eccessiva andando a mettere in tensione la bandelletta

In caso di sindrome della bandelletta ileotibiale è opportuno perciò controllare questi parametri ed effettuare le opportune modifiche:
• abbassare o avanzare la sella se necessario
• regolare correttamente le tacchette in base alle caratteristiche individuali
• controllare i movimenti laterali del ginocchio in pedalata

controllo ciclista

È essenziale comprendere che il corpo in bici va assecondato e non forzato, la postura propria dell’individuo suggerisce quanto le regolazioni si debbano avvicinare o meno ai parametri “ideali”; ad esempio una persona con un atteggiamento in varismo/valgismo, rotazioni interna/esterna di tibia non dovrebbe regolare le tacchette allo stesso modo di un individuo “normale”, se così fosse fatto probabilmente nascerebbero dolori e disturbi poiché verrebbe imposto un vincolo al movimento che difficilmente l’organismo riuscirebbe a metabolizzare.
L’importante quindi è dare la priorità al singolo individuo ed analizzare in caso di problemi tutte le possibili concause “ciclistiche” e non, per riuscire così ad affrontare adeguatamente e globalmente il disturbo.







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