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Sulla strada di Margherita, che inseguiva le stelle in bicicletta

News, Rubriche e opinioni • di 29 Giugno 2015

La notizia giunge all’improvviso, a metà mattinata, quando scendo dal sellino della bici per una breve pausa-ristoro all’ombra e sullo schermo del mio smartphone compare il titolo: “È morta Margherita Hack: aveva 91 anni. L’Italia piange la signora delle stelle”. Lei – fiorentina di nascita, triestina d’adozione e cittadina del mondo – era un’astrofisica con una grande passione per le due ruote a pedali, tanto da intitolare la sua autobiografia: “La mia vita in bicicletta”. Accadeva esattamente due anni fa, il 29 giugno 2013 mentre stavo pedalando lungo il Sentiero della Bonifica: un itinerario cicloturistico che collega Chiusi con Arezzo correndo parallelo al Canale Maestro della Chiana.

Sentiero_della_Bonifica_Toscana_1

Su una strada sterrata off-limits per i mezzi a motore, nel cuore della Toscana, dove il tempo scorre più lento lontano dal caotico traffico della città: un microcosmo popolato da centinaia di biciclette che periodicamente l’attraversano come comete, punteggiando di luci e colori il sentiero immerso nella campagna. Su una strada che sarebbe piaciuta molto anche a Margherita Hack, che per tutta la sua vita aveva inseguito le stelle in bicicletta e che nel 2012 aveva aderito convintamente al movimento #Salvaiciclisti con queste parole:

«La sicurezza sulle nostre strade è molto poca, spesso le automobili sfiorano i ciclisti, mancano delle piste ciclabili capillari e adeguate. Serve più rispetto per i ciclisti da parte delle automobili e più considerazione da parte dei politici. Le biciclette non inquinano e permettono di andare spesso alla stessa velocità degli scooter. Sono perfette per le città italiane, con i centri storici stretti e caotici, per riuscire a muoversi con agilità nel traffico. Bisogna aiutare e sostenere i ciclisti».

Sentiero_della_Bonifica_Toscana_2

La coincidenza di ritrovarmi a pedalare “in casa” di Margherita, nel giorno in cui lei aveva intrapreso il suo ultimo viaggio, mi faceva venire in mente anche una delle ultime performance che l’aveva vista protagonista nel videoclip dei Têtes de Bois “Alfonsina e la bici” in cui interpretava la parte di Alfonsina Stradanomen omen – unica donna a correre il Giro d’Italia nel 1924 sfidando i ciclisti professionisti uomini e pioniera della parificazione tra sport maschile e femminile. E nel Secondo Dopoguerra appena fuori Milano, in via Varesina, Alfonsina aveva aperto un negozio di bici con una piccola officina per le riparazioni. A pochi chilometri di distanza da dove oggi sorge l’area di Expo 2015, circondata da parcheggi per auto deserti e dove le rastrelliere per le bici scarseggiano.

Margherita_Hack_Alfonsina_e_la_bici

Margherita nei panni di Alfonsina: due donne così lontane eppure così vicine, unite dalla comune passione per la bici che le ha accompagnate nel corso di tutta la loro vita. Due figure che raccontano di un’Italia dove le bici erano pesanti e le strade bianche, di un Paese che pedalava in salita cercando di scollinare e di lasciarsi alle spalle le macerie di due conflitti mondiali e vent’anni di dittatura, assaporando la ritrovata libertà riconquistata con la Resistenza. Due anni fa si spegneva la stella di Margherita, ma la sua luce continua a brillare e rivive ogni volta che un colpo di pedale fa girare una ruota di bicicletta. Lei, che con una semplice formula aveva spiegato il piacere di pedalare:

«Si va abbastanza forte per assaporare l’ebbrezza della velocità; si va abbastanza piano per poter gustare il paesaggio e immergersi nella natura e nei suoi odori».

Le strade non sono tutte uguali: quelle che si percorrono in bicicletta hanno una marcia in più.

La foto di Margherita Hack in officina è tratta dal videoclip “Alfonsina e la bici” dei Têtes de Bois







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