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#LaBiciNonSiTocca, tempesta di tweet fa vacillare l’emendamento

News • di 1 Dicembre 2015

L’unione virtuale fa la forza reale: lo dimostra il fatto che una critical mass digitale su Twitter sia riuscita ad intervenire direttamente su un provvedimento di legge in discussione al Senato, inducendo un parlamentare a mettere in dubbio le sue convizioni e tornare a esaminare la questione per chiarirla meglio. Se non ci fossero stati migliaia di tweet con l’hashtag #LaBiciNonSiTocca indirizzati al senatore del Pd Marco Filippi – autore di un emendamento in odore di tassare le bici – molto probabilmente il provvedimento sarebbe passato senza troppi clamori. Invece, grazie all’anticipazione del testo da parte dell’agenzia Public Policy e alla pressione mediatica esercitata dall’Associazione #Salvaiciclisti Roma per contrastare l’ipotesi di introduzione di “targa e bollo” per le bici, l’emendamento sarà riformulato.

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Ieri, lunedì 30 novembre, alle 11 in punto è partito il tweetstorm #LaBiciNonSiTocca per chiedere al senatore Filippi (su Twitter @marcofilippi_li) di ritirare l’emendamento in questione: la tempesta di tweet è stata alimentata da centiaia di account con migliaia di messaggi che in poche ore hanno fatto salire l’hashtag in cima ai Trending Topic dei cinguettii italiani, facendo entrare il tema nell’agenda dei media nazionali. Noi di Bikeitalia.it abbiamo seguito minuto per minuto l’evolversi della critical mass digitale attraverso il nostro account Twitter @bikeitalia.it con un livetweeting in tempo reale.

Il parziale dietrofront del senatore Marco Filippi è arrivato soltanto a tarda sera, con un commento rilasciato all’agenzia di stampa parlamentare Public Policy: “Bollo sulle biciclette? Se così fosse straccerei l’emendamento io stesso in un nanosecondo. La verità è che l’emendamento è scritto male, per questo presenterò presto un testo 2 per chiarire meglio quali erano le intenzioni, ovvero una misura per il contrasto dei furti di biciclette”. Filippi corregge il tiro e parla di “emendamento scritto male”: cosa che qualche giorno fa, alle prime critiche ricevute, aveva risolutamente negato. [Un’analisi della ricostruzione di tutta la vicenda la trovate qui].

Che cosa conterrà la riformulazione del suo emendamento? “Il nuovo testo prevederà un sistema di identificazione delle biciclette facoltativo. Poi conterrà una precisazione perché con il mio emendamento non intendevo aprire a una targa per le bici ma a un codice identificativo sul telaio per contrastarne il furto, quindi una misura a favore dei ciclisti. Per tariffa – ha poi aggiunto – non intendevo un bollo ma un compenso che chi sceglierà di rendere identificabile la sua bici dovrà pagare, visto che un servizio del genere ha un costo”.

Dopo questi chiarimenti – arrivati, va ricordato, sull’onda della mobilitazione dei cicloattivisti – l’ipotesi di “targa & bollo” per le bici sembra del tutto scongiurata. Nel “testo 2” dell’emendamento resterà in piedi la proposta di rendere obbligatoria la registrazione per i risciò che trasportano persone, come ribadisce il senatore Filippi in una nota pubblicata sul sito dei Senatori Pd: “Per quanto riguarda la tariffa, essa sarebbe  riservata esclusivamente a chi utilizza cicli per fini commerciali come il trasporto di persone. Si pensi ad esempio ai risciò, che alcuni prefetti stanno dichiarando illegali perché non sono normati. Questo sarebbe un modo per regolamentarli con costi irrisori”.

La nuova versione dell’emendamento annunciata dal senatore Marco Filippi continua a non piacere a chi ha organizzato la tempesta di tweet che ha indotto il parlamentare a mettere in discussione l’emendamento 2.13 del ddl 1638, come sottolinea su Twitter il portavoce dell’Associazione #Salvaiciclisti Roma Paolo “Rotafixa” Bellino: “Forse non siamo stati chiari per @marcofilippi_li con #LaBiciNonSiTocca: va ritirato totalmente, non riformulato”.







13 Risposte a #LaBiciNonSiTocca, tempesta di tweet fa vacillare l’emendamento

  1. Manuel ha detto:

    La mia bici in carbonio non la tocchi per metterci un nr. di telaio, soprattutto quando ha giá un numero di serie suo dato dal produttore. Se comunque vuole continuare, la dipingo in nero opaco e la faccio “stealth”, così non mi vedono neanche con i radar di sorveglianza.
    Per girare in città uso una citybike, tenuta come richiesto e comunque rompono i coglioni perché non si può più parcheggiare da nessuna parte, perché continuano a togliere sempre più rastrelliere. Per fortuna ci contano tra i primi paesi d’europa, dove ci sono tanto di parcheggi automatizzati per biciclette, corsie dedicate ecc.
    Viva l’Italia e le tette della zia Amalia!

    • Francesco64 ha detto:

      Concordo pienamente sul “ritiro e non riformulazione dell’emendamento”, come sottolineato un po da tutti, oramai quasi tutte le case stampano un numero seriale sui telai e quello pensato (?) dal senatore del PD sarebbe un doppione inventato ESCLUSIVAMENTE per spremere altri soldi ai cittadini (sudditi?) e non un deterrente ai furti (personalmente non concordo con Michele). Aggiungo che oramai le Forze dell’Ordine, stremate da tagli sia all’organico sia ai fondi, non penso avrebbero tempo e risorse da dedicare ai ladri di biciclette (anche se i furti di fronte alle Legge son tutti uguali e tutti ugualmente hanno lo stesso valore bla bla bla)

      • Michele ha detto:

        Francesco 64, mi son Michele, la mia ironia non l’hai afferrata e sei andato fuori strada. Svegliati, vuoi capirlo o no, che vogliono solo spennarci, dalla bici alle mutande. La cosa più triste è la nostra impotenza difronte alla loro prepotenza.

  2. Roberto ha detto:

    Senatore
    Le bici hanno già un codice di identificazione sul telaio
    L’esperimento inutile di un registro è già stato fatto…
    Vogliamo davvero fare un altro giro in pista ?

    Certe idee sono malate in partenza..
    Ma anziche ammettere che sono errate, meglio artigliare gli specchi ?

    Senatore lasci perdere e si dedichi ad altro !

  3. […] 1 dicembre 2015 – dopo numerose proteste e un “tweetstorm” con l’hashtag #labicinonsitocca, una petizione che in 24 ore ha superato cinquemila firme, e numerose critiche da destra, da […]

  4. Gianni ha detto:

    Anche riveduto, non si capisce l’utilità sociale dell’emendamento. Se i risciò per trasporto persone e le cargo bike “aziendali” avessero un numero identificativo sul telaio, che vantaggi ci sarebbero per il pubblico?

  5. […] (a firma Marco Filippi, Partito Democratico) reso noto dall’agenzia public policy e dal sito BikeItalia. Pare che l’intenzione fosse targare le bici – e quindi imporre un bollo – per […]

  6. Alan ha detto:

    Qualcuno deve dirgli che ci sono già un bel numero di marche che su un bel numero di modelli mette il codice del telaio… e a dirla tutta basta vedere il servizio delle Iene che all’estero te le rivendono comunque le bici…

  7. Franco ha detto:

    Strano, il secolo passato le biciclette venivano targate in altri paesi come la Svizzera.
    A causa dell’enorme lavoro di gestione, emissione di targhette e bolli assicurativi, che ricadevano a spese del contribuente e con poca efficacità fu soppresso. Mi sembra logico che le spese di marcatura e d’assicurazione devono rimanere a carico del costruttore.

    • Manuel Massimo ha detto:

      Chi pedala, migliorando la vivibilità delle strade, andrebbe incentivato e non gli andrebbero messi i bastoni tra le ruote: in nessun Paese che abbia un minimo di cultura ciclistica le bici vengono targate e/o tassate.

  8. Michele ha detto:

    Con targa, libretto e bollo mi sentirei più tranquillo perché i furti di biciclette si ridurrebbero, a vantaggio di noi ciclisti, del resto un centinaio di euro di tassa a bicicletta non è poi tanto. Da considerare con attenzione, è la revisione. La revisione delle bici, a mio avviso andrebbe fatta annualmente, solo così di potrebbe tutelare l’incolumità del pedalatore, 65 euro l’anno a bicicletta sarebbe una cifra ragionevole. Bene così, era ora.

  9. […] di introduzione di “targa e bollo” per le bici, l’emendamento sarà riformulato” è stato il commento di […]

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