COP22, l’incognita Trump sulla lotta ai cambiamenti climatici

15 Novembre 2016

AGGIORNAMENTO, 17 NOVEMBRE 2016: “La maggioranza degli americani sa che i cambiamenti climatici sono reali e vuole mantenere gli impegni presi a Parigi”, ha detto il Segretario di Stato americano John Kerry, intervenendo mercoledì 16 novembre alla Conferenza Onu sul clima COP22 che si sta tenendo a Marrakech, in Marocco. Kerry ha tentato di rassicurare la platea internazionale, che ha accolto con preoccupazione il successo elettorale di Donald Trump.
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Il passaggio di consegne ancora non ci è stato, si terrà il prossimo gennaio: eppure l’incognita di Donald Trump, 45° presidente eletto degli Stati Uniti uscito vittorioso dal confronto con Hillary Clinton, preoccupa esperti ed attivisti impegnati nella lotta ai cambiamenti climatici. Trump nel corso della campagna elettorale ha più volte espresso il suo scetticismo verso il surriscaldamento globale prodotto dalle attività umane e ha promesso di sconfessare lo storico accordo della COP21 di Parigi del dicembre 2015, che impegna anche gli Stati Uniti a ridurre le emissioni di gas serra.

Tutto questo avviene mentre è in corso la COP22 di Marrakech, dove proprio ieri l’Organizzazione meteorologica mondiale ha dato precise indicazioni sul fatto che il 2016 segnerà il nuovo record di temperatura planetaria che sarà superiore in media di 1,2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, con conseguenze già evidenti in molte parti del mondo (basti pensare alla Grande Barriera corallina in Australia dove a causa dell’aumento delle temperature oceaniche è morta quasi la metà dei coralli e all’assottigliamento continuo della banchisa artica a causa dello scioglimento dei ghiacci). Gli oltre 190 Paesi riuniti a Marrakech stanno tentando di portare avanti l’azione intrapresa dall’accordo di Parigi firmato lo scorso anno – che punta a limitare il riscaldamento al di sotto dei 2 gradi entro il 2050.

Le politiche di Trump potrebbero segnare una netta inversione di rotta sul clima rispetto all’amministrazione Obama, che da presidente degli Stati Uniti aveva firmato l’accordo di Parigi e che aveva ribadito il suo impegno nel documentario Before The Flood (Punto di non ritorno) con Leonardo Di Caprio che ha girato il mondo per raccontare come il riscaldamento globale sta cambiando la Terra:

L’impegno di Di Caprio per l’ambiente viene da lontano e qualche mese fa il suo discorso alla cerimonia degli Oscar – dove è stato premiato come migliore attore protagonista per Revenant – è stato un monito contro il riscaldamento globale.

Intanto la comunità scientifica non sta a guardare. Secondo Alessandro Pasini, ricercatore dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr e uno dei principali studiosi italiani del fenomeno del riscaldamento globale intervistato dall’Agi, la posizione di Trump è molto pericolosa: “Le sue tesi dal punto di vista scientifico non hanno senso e speriamo che fossero solo boutade da campagna elettorale. Se così non fosse c’è da preoccuparsi: vorrebbe dire che vuole davvero tornare a puntare tutto su carbone e combustibili fossili in generale, trascurando gli investimenti sulle energie alternative e rivedendo i limiti sulle emissioni. Malgrado la quasi totalità della comunità scientifica mondiale sia convinta da anni che gran parte della causa del cambiamento climatico in atto sia dovuta all’uomo”.

Ora il clima a Marrakech, proprio a causa del passaggio di consegne alla Casa Bianca, è abbastanza teso perché la delegazione americana – arrivata in loco per perfezionare gli accordi di Parigi appena entrati in vigore – si trova in una situazione non facile. Secondo Pasini l’incognita di Trump ha cambiato le carte in tavola: “Gli impegni concreti assunti dagli Stati sono insufficienti: si mira a contenere il riscaldamento entro i due gradi, ma allo stato attuale sarà difficile scendere sotto i tre gradi. Per questo a Marrakech si discute per rivedere al rialzo gli impegni dei governi, ma la novità Trump cambia tutto”.

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