Olanda, più morti in bici che in auto: ma è il paese più sicuro per pedalare

3 Maggio 2019

Quando si scrive un articolo basato su numeri e statistiche sarebbe buona norma dare al lettore tutti gli elementi necessari per approfondire il tema. Purtroppo non è quello che ha fatto Repubblica Motori con il pezzo “Olanda, si muore più in bici che in auto. E-bike sotto accusa”, che non contiene alcun link alle fonti e tratta l’argomento in modo parziale e distorto, non dando al lettore il necessario schema interpretativo per contestualizzare il fatto riportato.

D’accordo, nel 2017 in Olanda – per la prima volta – ci sono state più persone morte in bici (206) rispetto a quelle che hanno perso la vita in auto (201) ma nell’articolo di Repubblica Motori questa informazione non viene contestualizzata: infatti non viene riportato che l’Olanda, in quello stesso anno, è stato il terzo Paese Ue con meno morti sulle strade (31 ogni milione di abitanti) – superata solo da Regno Unito (27) e Svezia (25) – a fronte di una media-Ue di 49 (Fonte: Commissione Europea). L’Italia, sempre nel 2017, ha avuto 56 morti sulle strade per ogni milione di abitanti: quasi il doppio dell’Olanda. Ma torniamo al punto.

Comprendo che per un portale di automotive la notizia che nella nazione-simbolo della bicicletta per antonomasia i ciclisti morti sulle strade sono stati più degli automobilisti possa essere particolarmente notiziabile, evidenziata anche dalla scelta del lessico nel catenaccio: “Storico sorpasso fra le vittime di incidenti stradali”. Ma non è una gara, non si vince niente in questa macabra conta. L’impianto narrativo prosegue con una stoccata ai ciclisti anziani e indisciplinati: “Secondo il sindacato dei ciclisti deriva dagli over 65 che guidano due ruote sempre più veloci”. Sotto accusa finiscono le e-bike. Responsabilità degli automobilisti non pervenute.

Ma leggendo la stessa notizia su uno dei principali blog olandesi di bici – Bicycle Dutch – viene riportato che il sindacato dei ciclisti sottolinea soprattutto che la maggior parte dei decessi è ancora causata dalle auto che investono le persone che pedalano e che per questo dove non è possibile separare fisicamente traffico automobilistico e biciclette le velocità vanno ridotte. Non a caso il sindacato olandese dei ciclisti sostiene il limite di 30 km/h per tutti gli utenti della strada nelle aree urbane.

Inoltre, un altro passaggio interessante – che Repubblica Motori non riporta – riguarda le dinamiche degli incidenti che riguardano le e-bike, specie quando guidate da persone anziane che possono continuare a pedalare anche in tarda età: secondo i dati di Safe Traffic Netherlands “la maggior parte degli incidenti per le e-bike avviene senza il coinvolgimento di altri utenti della strada, mentre le persone salgono o scendono dal mezzo oppure quando prendono male una curva”. Dunque la maggior pericolosità di un’e-bike rispetto a una bici muscolare, per una determinata fascia di età – sarebbe da ricercare nella pesantezza del mezzo a due ruote con motore elettrico unita a una velocità eccessiva. E gli anziani (over 65) rappresentano i tre quarti delle vittime in bicicletta nei Paesi Bassi.

Secondo un’indagine dell’International Transport Forum che avevamo pubblicato su Bikeitalia.it, l’Olanda è il paese al mondo (assieme alla Norvegia) dove è più sicuro andare in bicicletta, con sole 8 vittime per ogni miliardo di chilometri pedalati; mentre la nazione più pericolosa è l’Italia con ben 51. A corollario di questi numeri va sottolineato che in Olanda il numero dei morti in auto è diminuito – ed è in calo da due decadi – e che quello dei ciclisti è rimasto costante: da chi vengono investite e uccise le persone che pedalano? Dall’eccessiva velocità e dalla distrazione di chi guida un mezzo a motore. Nel 90% dei casi.

In conclusione: nonostante il fatto che nel 2017 siano morte più persone in bici che in auto i dati dimostrano che l’Olanda è il paese più sicuro al mondo per pedalare, perché ci sono tante bici e tante infrastrutture dedicate; perché le automobili sono poche e c’è una cultura ciclabile radicata da decenni che l’ha portata a diventare un modello per la mobilità a misura di persona, studiato e replicato in tutto il mondo.

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