Codice della Strada, le associazioni chiedono di intervenire sulle cause della violenza stradale

17 Luglio 2019

Hanno scelto di diffondere un comunicato congiunto, per far sentire la propria voce unita su un tema che hanno particolarmente a cuore: quello della sicurezza stradale. Così undici associazioni – FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, Legambici, Salvaiciclisti, Famiglie senz’auto, Amodo (Alleanza Mobilità Dolce), Napoli Pedala, Bike to School, Vivinstrada, Kyoto Club, Genitori Antismog, Fondazione Michele Scarponi – che sono in prima fila per città più vivibili, più sane e sicure per tutti gli utenti della strada hanno messo nero su bianco le loro considerazioni in merito al testo di Riforma del Codice della Strada, recentemente approvato dalla Commissione Trasporti della Camera.

In questi giorni sui mass media e sui social si è fatto un gran parlare delle misure contenute nel testo, in primis l’introduzione dell’obbligo del casco in bici per i minori di 12 anni, ma spesso l’opinionismo ha preso il sopravvento sulle evidenze statistiche: su Bikeitalia abbiamo affrontato il tema con un articolo scritto da un neurochirurgo, Dott. Pasquale Donnarumma, che ha spiegato l’argomento da un punto di vista medico-scientifico arrivando alla conclusione che il legislatore dovrebbe intervenire innanzitutto per ridurre la velocità dei mezzi a motore che causano incidenti e non introducendo l’obbligo di indossare il casco in bicicletta.

Le undici associazioni firmatarie del comunicato congiunto sottoscrivono: “Siamo contrari alla norma che prevede il casco obbligatorio in bicicletta per i bambini fino ai 12 anni: sull’obbligo ci siamo già espressi con svariati comunicati come singole associazioni, forti di una lunga e articolata documentazione scientifica che dimostra da un lato che il casco da bici è utile in pratica solo per cadute accidentali a bassa velocità, mentre è pressoché inefficace per gli scontri con veicoli a motore, che sono quelli che provocano morti e feriti gravi, e, dall’altro lato, che l’obbligo dell’uso del casco disincentiva l’utilizzo della bicicletta e, riducendo il numero di ciclisti in strada, alla fine ha come effetto-paradosso un calo del livello di sicurezza per chi si muove in bici: l’esatto opposto dell’obiettivo che chi sostiene questa misura afferma di voler raggiungere! Siamo ovviamente d’accordo sul consigliarne sempre l’uso per i più piccoli”.

Le associazioni plaudono per la bocciatura di una misura che invece non era passata nel testo – l’innalzamento del limite di velocità a 150 km/h in autostrada – ma questa proposta sarà quasi certamente ripresentata in Aula alla Camera, dove attualmente è in discussione la Riforma del Codice della Strada: è un cavallo di battaglia della Lega, partito cui appartiene il Presidente della Commissione Trasporti Alessandro Morelli che ha ribadito il concetto in un’intervista.

D’altra parte il feeling della Lega con il mondo dell’auto è notorio e non stupisce dunque la comunicazione scelta per sottolineare le novità introdotte, rivolta direttamente agli automobilisti:

Le undici associazioni si dicono molto favorevoli ai provvedimenti delle “case avanzate” ai semafori per i ciclisti, al doppio senso ciclabile e all’obbligo di rispettare un metro e mezzo dal ciclista in fase di sorpasso: tutte misure che danno maggiore sicurezza al cittadino in bicicletta e agevolano la mobilità attiva.

Sul tema della “strade scolastiche” c’è una sostanziale soddisfazione per la loro introduzione del Codice della Strada, anche se le associazioni ritengono che sia necessario dare ai Comuni strumenti più cogenti: “Occorre vincolare i Comuni ad una gerarchia di azioni, con la priorità assoluta alla pedonalizzazione; se ciò non fosse possibile, l’istituzione della ZTL, e da ultimo, nell’impossibilità di chiudere al traffico automobilistico, la creazione di zone 30, attraverso interventi e dispositivi atti a rallentare effettivamente il traffico (gimkane, dossi, restringimenti carreggiata…). Ricordiamo la campagna “stradescolastiche.it”, alla quale aderiscono anche associazioni di pediatri, che sostengono fortemente la creazione di aree di rispetto reali davanti alle scuole”.

Dal momento che la priorità per il legislatore dovrebbe essere quella di salvare vite umane sulle strade, le associazioni firmatarie del comunicato congiunto chiedono di intervenire in primis sulle concause principali degli incidenti stradali, vale a dire la velocità e la guida distratta dall’uso degli smartphone, senza dimenticare il consumo di alcool e droghe da parte dell’autista.

Per questo, le associazioni auspicano che nel passaggio in Aula il testo adottato in Commissione possa essere arricchito di nuovi elementi utili per dare maggior forza alle istanze di sicurezza stradale: prendendo provvedimenti per diminuire il numero di auto e rallentarne la velocità, ad esempio attraverso l’Intelligent Speed Adaption (ISA), un rilevatore di velocità che impedisce alle auto di superare il limite, o l’abbassando il limite a 30 km/h in tutta la città (invece dei 50 km/h).

Le cronache di questi giorni, con il ritorno del tema delle cosiddette “stragi del sabato sera”, ci ricordano che la vita è una e i pericoli sulla strada, ancora troppi, sono sempre dietro l’angolo: occorre una grande battaglia culturale e sociale per aumentare la sicurezza e la condivisione dello spazio stradale da parte di tutti. Mettendo il limite di 30 km/h in città, non quello di 150 km/h in autostrada.

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