Officine per bici: come restare aperte ai tempi del Coronavirus

2 Aprile 2020

Il tema è molto dibattuto: perché le officine per bici non sono state incluse tra le attività che svolgono un servizio essenziale, al pari di quelle per auto e moto, in questo periodo di difficoltà dove chi si sposta in bici non può contare su un tempestivo e qualificato intervento meccanico in caso di necessità?

Queste settimane stanno mettendo a dura prova la nostra tenuta fisica e psicologica: siamo in quarantena, chiusi in casa, usciamo lo stretto necessario seguendo le prescrizioni del governo che ha limitato la circolazione di tutti i cittadini per evitare che il Coronavirus si propoghi ulteriormente tra la popolazione.

Ma per gli spostamenti autorizzati e necessari la bicicletta resta uno dei mezzi migliori per evitare di entrare in contatto con gli altri, mantenere le distanze di sicurezza e poter fare un minimo di attività fisica, in questi giorni più che mai necessaria a causa della quarantena domiciliare imposta per salvaguardare la salute pubblica.

meccanica bici avanzata

La questione del codice Ateco Istat che considera le officine per bici come “riparazione di articoli sportivi e per il campeggio” ha, di fatto, burocraticamente estromesso queste attività dalla lista di quelle essenziali espressamente autorizzate per decreto a restare aperte: ma c’è un modo per superare questa impasse e trovare una soluzione legale e legittima per restare aperti, anche in questo periodo di quarantena forzata.

Per poter continuare a svolgere la propria attività – limitatamente alla riparazione e alla fornitura di ricambi per bici – i negozi di biciclette con servizio di officina e le officine di riparazione bici possono inoltrare una comunicazione indirizzata via pec al Prefetto in cui dichiarano che la loro attività è “funzionale a chi svolge un servizio essenziale”: starà poi alla prefettura territoriale la verifica della veridicità e sussistenza di quanto dichiarato.

Questa soluzione tecnica è stata proposta dal dottore commercialista Daniele Pantini, dell’Associazione Esperti Promotori della Mobilità Ciclistica, con queste motivazioni: “Aderiamo al principio della essenzialità. Importante considerare che le ciclofficine che assistono ciclofattorini e rider (funzionali a servizi essenziali) possono restare aperte attraverso il modulo di comunicazione da inoltrarsi via pec alla prefettura territoriale ai sensi dello art 1. comma 1 punto d del DPCM del 22 marzo. La veridicità e sussistenza di quanto dichiarato sarà valutata dal prefetto che – in caso di mancanza dei requisiti per poter restare aperti, ndr – ne potrà disporre con comunicazione la chiusura”.

La modulistica è disponibile sul portale della Prefettura: ciascuna attività interessata deve inoltrare la pec alla prefettura territoriale di competenza. Dopo aver inviato questa comunicazione ufficiale al Prefetto, dunque, le officine per bici – in assenza di comunicazioni contrarie da parte della prefettura territoriale di competenza – potranno restare aperte.

Cogliamo l’occasione per sottolineare qui su Bikeitalia che in altri Paesi, ciclisticamente più avanzati del nostro e meno farraginosi dal punto di vista burocratico, fin da subito le officine per bici sono state considerate attività essenziali e dunque le persone che hanno continuato ad utilizzare la bicicletta per i propri spostamenti – tra cui gli operatori sanitari e gli altri lavoratori dei settori che forniscono beni di prima necessità – hanno potuto contare in ogni momento su una rete capillare e diffusa di assistenza meccanica in caso di necessità.

Come abbiamo scritto: la bicicletta non è un giocattolo ma un mezzo di trasporto e, oggi più che mai, va garantita l’assistenza meccanica in caso di bisogno alle persone che si spostano in bici in città.

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Commenti

Un commento a "Officine per bici: come restare aperte ai tempi del Coronavirus"

  1. Avatar Davide dana ha detto:

    Sono un infermiere professionale. Da anni ho fatto la scelta di rinunciare alla automobile e uso quindi la bicicletta per andare al lavoro in ospedale. Ora la mia bici è forata e necessita di ricambio, devo prendere i mezzi con il conseguente aumento di rischio contagio per me e per i miei pazienti. È chiaro, infatti, che fare il percorso in bicicletta non causa possibilità di contagio mentre ciò non è valido per quanto riguarda i mezzi pubblici, anche usando tutte le possibili precauzioni. Spero che il governo per una volta metta da parte la farraginosa burocrazia e consenta alla svelta l’apertura delle officine per bici. Non mettete, per favore, a noi infermieri ulteriori bastoni fra le ruote, grazie.

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