Se le ciclabili transitorie ricalcano le ciclopop degli attivisti

24 Giugno 2020

In questi giorni di cantieri sulle strade, con il procedere dei lavori per le ciclabili transitorie approvate dal Comune di Roma per dare a chi si sposta in bici percorsi continui e sicuri per pedalare in città, incentivando gli spostamenti in sella, si sta materializzando sulle carreggiate capitoline quello che in modo “anonimo e clandestino” era stato disegnato dagli attivisti già diversi anni fa.

Roma, Viale Pretoriano: operaio al lavoro [Twitter – foto di @matteo_luk]

Le immagini che circolano sui social e le prime pedalate dei ciclisti urbani lungo questi nuovi percorsi realizzati sulla carreggiata dimostrano che le istanze portate avanti dagli attivisti che reclamavano spazio sulle strade, restringendo sovradimensionate corsie per le auto, erano giuste.

Erano giuste però, fino a prima della pandemia di Coronavirus, mancavano le condizioni tecnico-politiche per poterle realizzare in tempi certi, con cantieri finanziati e dando un disegno organico al tutto.

Anzi, come ricorda l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), è necessario che oltre ai soldi stanziati dal governo ci siano le migliori condizioni possibili per poter continuare in questa azione per la mobilità nuova: altrimenti l’eccesso di burocrazia potrebbe inficiare questo percorso.

Viale Pretoriano, realizzazione della corsia ciclabile [Twitter – foto di @matteo_luk]

Le famose “ricuciture ciclabili” degli itinerari già esistenti vanno ad insistere proprio sui punti che negli anni scorsi erano stati toccati (e dipinti) dagli attivisti: le ciclabili popolari spuntavano nel cuore della notte, venivano realizzate da una decina di persone in modo artigianale e “a mano libera”, testimoniavano la volontà di cambiamento in una città dalle enormi potenzialità ciclabili non sfruttate e invisibili agli occhi dei più: “non si può fare”, “non c’è spazio”, “tanto in bici non ci va nessuno”, “dovete pedalare al parco”…

Via Tuscolana, corsia ciclabile sotto al tunnel della ferrovia [Twitter – foto di @matteo_luk]

Quindi va bene, anzi va benissimo, quello che stanno facendo ora a Roma: ma va sottolineato che – in linea con le indicazioni del Pums e con le richieste della variegata comunità pedalante della Capitale – quegli stessi percorsi realizzati in modo clandestino erano stati cancellati perché “non ufficiali”.

Ora che è possibile apporre il bollino dell’ufficialità ai percorsi individuati dagli attivisti per mettere in sicurezza i passaggi critici, come il tunnel della ferrovia di Via Tuscolana, va ricordato che una sperimentazione in tal senso (magari con new jersey bianchi e rossi in plastica riempiti di acqua) avrebbe potuto dare un sostegno in più alle sacrosante richieste di sicurezza di chi pedala ogni giorno.

A proposito di questo, in un quadro tutto sommato positivo e con lavori che procedono con un buon ritmo (sono previsti 150 km di ciclabili transitorie, ndr), devo rilevare che la burocrazia e l’impostazione di “fluidificazione del traffico” su Ponte Marconi hanno creato un attraversamento per le bici in tre fasi, perché al momento non è possibile realizzare un unico percorso in linea retta che collega i due rami della ciclabile del Tevere.

Ecco: quindi proprio nell’ottica delle doverose “ricuciture ciclabili” è necessario porre attenzione anche agli attraversamenti delle bici che devono essere sicuri, continui e seguire la via più breve.

Una linea retta, ben evidente, colorata e illuminata che segni in modo indelebile una porzione della carreggiata. A Roma le ciclopop degli attivisti diventano ufficiali e si riprendono le strade.

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