Val di Sole: che cosa ci ha insegnato la prima gara di ciclocross sulla neve - Bikeitalia.it

Val di Sole: che cosa ci ha insegnato la prima gara di ciclocross sulla neve

13 Dicembre 2021

La prima gara di ciclocross sulla neve in Val di Sole di domenica 12 dicembre 2021 a Vermiglio rappresenta una novità assoluta, ma anche un momento di passaggio verso un’ulteriore evoluzione di una disciplina poliedrica come il ciclismo, sempre in cerca di nuovi stimoli per poter alzare l’asticella del limite e rendere più spettacolare la competizione. Il binomio (ciclocross + neve) ha dimostrato diverse cose: in primis che i tempi sono maturi per questo nuovo sport invernale, candidato a diventare disciplina olimpica anche in vista dell’appuntamento dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. Ma anche altri aspetti che riguardano l’allestimento delle bici in gara.

Wout Van Aert ciclocross sulla neve Val di Sole Vermiglio foto di Daniele Molineris
Il vincitore Wout Van Aert sul tracciato di Vermiglio in Val di Sole (foto di Daniele Molineris)

Buona la prima, insomma: il ciclocross sulla neve è diventato ufficialmente una realtà, con interessanti prospettive di crescita del movimento visto l’interesse di pubblico riscontrato e le spettacolari vittorie del favorito Wout Van Aert tra gli uomini e della giovanissima Fem Van Empel tra le donne. Un nuovo format che ha convinto e le immagini dell’evento, con oltre quattromila spettatori presenti, lo dimostrano pienamente. E dopo questa prima prova convincente e di sostanza i cinque cerchi olimpici sembrano davvero più vicini.

Fem Van Empel sul tracciato di Vermiglio in Val di Sole (foto di Daniele Molineris)
La vincitrice Fem Van Empel sul tracciato di Vermiglio in Val di Sole (foto di Daniele Molineris)

Si pedala verso le Olimpiadi?

Il presidente della Federazione Ciclistica Italiana Cordiano Dagnoni è ottimista: “La prima volta del ciclocross sulla neve è una sfida vinta da Val di Sole e dal Trentino: speriamo possa essere di buon auspicio per il futuro della disciplina e per un inserimento nel programma olimpico”. Il ceo di Flanders Classics Tomas Van Den Spiegel sottoscrive e rilancia: “Oggi possiamo parlare di un grande successo, due gare bellissime e tante persone entusiaste. Con Val di Sole e UCI abbiamo creato un evento che rimarrà nella storia e nella memoria di tutti. Credo che oggi il Ciclocross abbia fatto un passo verso le Olimpiadi, e spero potremo continuare a lavorare insieme per perseguire questo obiettivo”.

Freddo e cambi elettronici

Questa prima gara di ciclocross sulla neve ha messo in evidenza anche un aspetto tecnico, legato all’allestimento delle bici: per non avere problemi meccanici con le rigide temperature di Vermiglio tutte le due ruote in gara montavano cambi elettronici (praticamente tutti gruppi Shimano, al netto di qualche Sram, ndr) che quindi s’impone al momento come nuovo standard per il ciclismo “sottozero”. D’altra parte anche un veterano dell’ultracycling come Omar Di Felice – il signore dei ghiacci – per le sue imprese estreme ai confini del mondo (e del termometro) da qualche tempo ha optato per la trasmissione elettronica.

Ciclocross sulla neve: tecnica e spettacolarità

Il ciclocross sulla neve, progetto ambizioso e fortemente voluto da Val di Sole e dalla società organizzatrice della Coppa del Mondo di Ciclocross Flanders Classic, ha dimostrato che questo nuovo format funziona: la spettacolarità della competizione viene esaltata dall’imprevedibilità del percorso che riserva sorprese fino all’ultima pedalata, come dimostra la straordinaria rimonta dell’inossidabile Marianne Vos e la sua sfortunata caduta all’ultimo giro, in un circuito dove l’infida consistenza della neve richiede un’ottima tecnica e una soglia di attenzione altissima per poter superare gli ostacoli quasi galleggiando sul manto bianco e volare verso il traguardo.

Marianne Vos ciclocross sulla neve Val di Sole foto di Daniele Molineris
Marianne Vos in gara (foto di Daniele Molineris)

La tecnica per riuscire a pedalare ad alta intensità sulla neve senza perdere il controllo del mezzo richiede prontezza di riflessi, strategia ma anche la scelta delle giuste traiettorie, con un percorso che giro dopo giro diventa più insidioso e impraticabile. Inoltre a fare la differenza è anche la pressione e la tassellatura delle gomme: le variabili e le incognite in gioco sono, insomma, tante e questo rende la gara più spettacolare e imprevedibile.

Tom Pidcock in Val di Sole ciclocross sulla neve (foto di Giacomo Podetti)
Terzo posto per Tom Pidcock al termine di una gara in rimonta (foto di Giacomo Podetti)

Van Aert: “Abbiamo fatto la storia del ciclocross”

Il vincitore della gara maschile Van Aert, favorito della vigilia, ha confermato i pronostici e sottolineato l’importanza dell’evento: “Oggi abbiamo fatto la storia del ciclocross. Ho voluto essere al via a tutti i costi, oltretutto adoro gareggiare in Italia, l’atmosfera, l’entusiasmo del pubblico, e anche oggi non sono rimasto deluso. È stata una gara molto tecnica, bisognava cercare di stare in sella il più possibile, e fare i conti con un percorso che cambiava giro dopo giro. Quando ho iniziato a fare ciclocross, la Coppa del Mondo toccava solo Olanda e Belgio: oggi siamo in Italia, stiamo sperimentando scenari nuovi e credo sia positivo. Magari qualche ragazzino italiano oggi si sarà innamorato del cross, e sarà uno dei campioni di domani“.

Un esperimento riuscito

Il direttore APT Val di Sole e Grandi Eventi Val di Sole Fabio Sacco è entusiasta: “L’esperimento è riuscito, speriamo che il ciclocross possa diventare una nuova tradizione del nostro territorio. Stiamo già ragionando sulla data del prossimo anno, questa disciplina è un filo rosso fra la Mountain Bike, che ormai è legata al nostro territorio, il mondo del gravel, che vogliamo sviluppare, e il turismo invernale.

Le prospettive per questa nuova disciplina sono davvero interessanti: riuscirà a sbarcare alle Olimpiadi? Nel frattempo la pratica del ciclocross sulla neve comincia a prendere già piede.

Commenti

5 Commenti su "Val di Sole: che cosa ci ha insegnato la prima gara di ciclocross sulla neve"

  1. Domenico ha detto:

    I manubri vanno cambiati in favore di quelli da Mountain bike per la stabilità evitando cadute e rallentamenti a causa del terreno in costante cambiamento e poi questo masochismo di stare con la cervicale estraruotata in alto subendo colpi ,tanto di ereodinamicita non c’è né bisogno dato la bassa velocità. Infine i freni e il cambio sopratutto in salita e discesa sono scomodi con un manubrio da strada ,in discesa e salita sono comodi per la stabilità comandi e manubri larghi basta con il masochismo che hanno i ciclisti ,soffrendo di cervicalgia posturali.godiamoci una specialità stupenda con mezzi idonei
    Grazie alla prossima

  2. Mattia ha detto:

    la neve é una componente regolarmente presente nelle stagioni (amatoriali) di ciclocross del nord Italia. fino a pochi anni fa era normale affrontare le competizioni con VBrakes.. e copertoncini da ciclocross gonfiati al limite delle 2 atm….

  3. gerardo m. ha detto:

    la bici sulla neve in competizioni si era già visto nel wintertriathlon, in cui l’italia ha avuto per parecchi anni il campione del mondo.

    1. Manuel Massimo ha detto:

      Ma è stata la prima volta di una gara di ciclocross: e questa specifica disciplina potrebbe entrare nei Giochi Olimpici Invernali, per questo c’è stato tutto questo interesse intorno a questa specifica competizione.

      Manuel Massimo – Direttore responsabile di Bikeitalia.it

  4. Giovanni Vassallo ha detto:

    Ottimo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Ultimi articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi il meglio della settimana via mail.

Iscriviti