Chiunque abbia mai messo le terga su una bicicletta sa bene che dopo la salita arriva sempre la discesa, esattamente come chiunque abbia mai alzato il gomito sa bene che dopo una sbronza arriva necessariamente il mal di testa.
È quello che sta succedendo al settore della bici che, dopo un formidabile 2020 che ha polverizzato ogni record di vendite (in Italia come anche nel resto del mondo) e un 2021 in linea con l’anno precedente, il 2022 sembra a mostrare i primi segni di normalizzazione del mercato che porta con sé una serie di implicazioni che destano una alcune forme di preoccupazione.
Per noi che ci occupiamo di fare informazione sul settore, l’andamento delle vendite è sempre un sorvegliato speciale ed è da diverse settimane che registriamo un crescente livello di scontento da parte di distributori di componenti e di biciclette che raccontano di negozi in cui la coda dei clienti è solamente un ricordo dei tempi che furono.
Ma alle voci di corridoio spesso seguono i fatti: la settimana scorsa il colosso britannico Tandem Group (produttore e distributore di biciclette di bassa-media gamma) ha registrato un forte colpo di assestamento al valore delle proprie azioni alla borsa di Londra. Dopo aver sostituito il proprio CEO, l’azienda ha pubblicato i dati di vendita (-55%) che, essendo in forte calo rispetto alle aspettative del mercato, ha portato il titolo a perdere il 25% del proprio valore nell’arco di poche ore.

Una situazione complessa
In qualche modo era quindi inevitabile che a seguito del boom arrivasse una contrazione, ma qui siamo di fronte a una situazione inedita da cui non si sa realmente cosa aspettarsi: se la pandemia di Covid ha portato a un’esplosione della domanda di biciclette in tutto il mondo, questa ha altresì comportato un blocco delle fabbriche e, quindi delle filiere produttive.
L’industria della bici ha quindi tentato affannosamente tentato di andare a compensare l’eccesso di domanda ma, complice la mancanza di materie prime, si è ritrovata nell’impossibilità di far fronte alla situazione lasciando molti consumatori a bocca asciutta. E, come da manuale di economia, quando sul mercato si verifica un eccesso di domanda, l’offerta si adatta aumentando i prezzi per massimizzare il proprio beneficio mentre, nel frattempo, investe i proventi per ampliare la produzione o rilocalizzarla.
I danni alla filiera
In presenza di shock di mercato, però, c’è sempre qualcuno che vince e qualcuno che perde. Se chi vince sono i grossi gruppi industriali, chi perde sono – come sempre – gli ultimi anelli della catena di distribuzione del valore, ovvero i negozianti che, in molti casi non sanno più dove sbattere la testa.
Il commerciante medio, infatti, si è ritrovato a vivere una serie di situazioni impreviste caratterizzate da euforia e disperazione che potremmo così riassumere:
- autunno 2019: c’è preoccupazione nell’aria per l’andamento delle vendite in costante calo. I negozianti sono timidi nelle ordinazioni in vista di una primavera poco performante. Noi di Bikeitalia proponiamo all’allora ministro dell’ambiente un sostegno all’industry mutuando il modello inglese.
- primavera 2020: con l’arrivo del Covid-19 i negozi di biciclette italiani restano chiusi mentre nel resto d’Europa possono continuare ad operare. Nel resto d’Europa i negozi vengono presi da assalto e i negozianti ordinano un refill. In Italia i negozianti, chiusi, cancellano gli ordini già effettuati per minimizzare il rischio di ritrovarsi con montagne di invenduto a magazzino.
- estate 2020: la riapertura dei negozi di biciclette fa iniziare l’assalto potenziato ulteriormente dal varo degli incentivi all’acquisto di biciclette e monopattini. Come risultato, i negozianti immettono nuovi ordini sul mercato, ma ormai le scorte di biciclette e accessori sono state già accaparrate dagli altri mercati europei. Le aziende produttrici in Cina e a Taiwan sono, però, ferme e non producono né spediscono.
- autunno 2020: i negozianti italiani hanno venduto qualunque cosa avesse le ruote e continuano a immettere ordini nel mercato perché, nel frattempo hanno incassato anticipi per biciclette che sono ormai introvabili.
- primavera 2021: arrivano alcuni modelli ordinati, ma i componenti sono scarsi, alcune consegne continuano a ritardare; i clienti sono curiosi, continua l’onda lunga degli incentivi e del post-Covid, negozianti in alcuni casi scommettono sull’ulteriore sviluppo e si indebitano per effettuare nuovi ordini. Si fronte a costi sempre più elevati, i produttori aumentano i prezzi dei prodotti. Le consegne di bici e componenti possono arrivare anche a 18 mesi.
- estate 2021: continuano a volare le vendite.
- inverno 2021: continuano i lockdown in Cina che continuano a ritardare le consegne, inizia la guerra in Ucraina ed esplodono i prezzi delle materie prime, arrivano alcune consegne di prodotti, la componentistica è ancora in ritardo, ma i tempi di consegna sono scesi a 6 mesi.
- primavera 2022: le bici nei negozi iniziano a esserci e a prezzi più alti, ma i clienti iniziano a scarseggiare. Alcuni negozianti cancellano gli ordini effettuati, altri continuano a scommettere sulla crescita del settore facendo ricorso al credito. I tempi di consegna di alcuni brand continua comunque a superare i 12 mesi.
In generale, comunque, a trainare il mercato continuano a essere le ebike (probabilmente per quelli che si avvicinano per la prima volta al mondo della bici), mentre le biciclette tradizionali soffrono un po’ di più (probabilmente perché chi possiede già una bici, in uno scenario di incertezza economica, decide di tenersela e continuare a utilizzarla).
Chi vince e chi perde
In questa lotteria in cui è difficile prevedere il futuro, alcuni commercianti si ritrovano sovraesposti nei confronti delle banche e il rischio è che se non dovessero riuscire a vendere quanto previsto, si ritroverebbero nella condizione di riuscire a onorare i prestiti.
Chiaramente però la situazione non è uguale per tutti e anche in questa situazione ci sono vincitori e vinti che potremmo in genere riassumere come segue:
Le officine (coloro che si occupano esclusivamente della riparazione delle biciclette e non vendono) sono quelli che se la passano meglio: in un mercato in cui le vendite sono in contrazione, le riparazioni fanno la parte del leone e il lavoro, quindi, non manca. Ciò che manca sono i pezzi di ricambio, certo, ma la manodopera si vende bene e la tendenza è di puntare più alla riparazione del riparabile, invece che optare per la sostituzione dei pezzi. Poiché gli investimenti in magazzino sono estremamente contenuti, l’esposizione al credito è minima.
I piccoli commercianti sono quelli che destano maggiori preoccupazioni: avendo una scarsa capacità finanziaria non riescono ad affrontare con serenità la situazione perché tutti vogliono le ebike (che però richiede grande disponibilità economica di pre-ordine) e le biciclette muscolari restano in vetrina più del previsto. Se non riescono a rientrare dell’indebitamento saranno i primi a saltare, ma prima di saltare svaccheranno i prezzi per recuperare il recuperabile innescando una guerra commerciale senza vincitori.
I grandi commercianti, quelli con le spalle grosse da un punto di vista finanziario, riusciranno a far fronte alla situazione assorbendo il colpo nel breve periodo per poi, superata la tempesta, affrontare il mercato una volta che questo si sarà stabilizzato.
La domanda è, però, quando il mercato tornerà a crescere.
I dubbi sul futuro del settore
Nessuno ha la palla di vetro per prevedere il futuro, ma possiamo studiare il passato per avere delle indicazioni. Il punto di riferimento può essere il 2009, quando il Ministero dell’Ambiente, presieduto da Stefania Pestigiacomo, erogò incentivi dedicati all’acquisto di biciclette per un valore di 8 milioni di euro.
Come si può vedere dal grafico sottostante della Federazione dell’Industria Europea della Bicicletta (CONEBI), grazie agli incentivi, le vendite in Italia subirono un aumento di vendite del 4,5% per poi iniziare una serie triennale di contrazioni delle vendite che portarono a una riduzione nel 2010 di quasi il 15%. Le vendite ricominciarono a salire solamente nel 2013.

Questo avveniva in un periodo privo di shock di mercato, di disponibilità di biciclette e materie prime, di inflazione pressoché nulla e di crescita economica generalizzata.
Oggi la situazione è molto differente: se nel 2009 lo stato aveva messo a disposizione 8 milioni di euro, nel 2020 la disponibilità è stata di 202 milioni di euro e la vendita di biciclette non è aumentata del 4,4% come nel 2009, ma del 17% e, come un terremoto di grande magnitudo, rischia di creare un effetto tsunami in grado di deprimere il settore per molti anni.
Servono interventi di sostegno
Alla luce di questi dati, risulta quanto mai evidente che il settore ha bisogno di uno scivolo per attutire l’effetto tsunami ed evitare che le botteghe più o meno storiche vengano spazzate via e fagocitate dalle grandi catene di distribuzione. Tuttavia, parlando con le aziende che si occupano di produrre, distribuire e commercializzare biciclette, componenti e accessori, l’approccio sembra lo stesso degli agricoltori che, di fronte alla siccità, alzano gli occhi al cielo e sperano che piova: rassegnazione, speranza e attesa che il cielo mandi l’acqua o politiche di sostegno.
Nella migliore delle ipotesi si dà la colpa al Parlamento e al Governo di Roma che non prendono iniziative, come se si aspettassero che Draghi una mattina si svegliasse con il pensiero di dover aiutare i negozi di biciclette in difficoltà, ma di fatto nessuna azione concreta viene presa.
Eppure nel secondo dopo guerra, quando l’industria dell’auto aveva bisogno di decollare per rilanciare l’economia nazionale, questa si prodigò in notevoli pressioni sul governo per ottenere agevolazioni, ma anche per la costruzione di una rete nazionale di autostrade in cui le automobili potessero essere utilizzate propriamente.
Oggi, analogamente, l’Italia ha bisogno di uscire dalla crisi economica, dalla crisi energetica e dalla crisi climatica. La bicicletta è uno strumento in grado di agevolare questo periodo di transizione ma se non c’è nessuno che va a citofonare al Ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili per chiedere fondi e politiche per usare meglio e di più le biciclette, al Ministero dello Sviluppo Economico per chiedere agevolazioni per il settore, al Ministero delle Finanze per ridurre l’IVA sulle biciclette e quant’altro, queste cose non succederanno mai.
Le aziende che si occupano di bici oggi devono decidere se vogliono comportarsi da industria e far crescere il settore, oppure continuare a comportarsi come bottegai che pensano solamente al flusso di cassa del giorno perché di più non possono fare.
Insomma è arrivato il momento che l’industria della bici inizi a prendersi cura di sé stessa, della propria filiera e di aumentare il numero dei propri clienti, ma per farlo bisogna organizzarsi.




















Posso solo dire che le e-bike sono già in scontistica, la mia preferita costava 2000€ fino a pochi mesi fa, la settimana scorsa lo pagata 1680€
ormai siamo alla vergogna , bici che costavano prencovid già care 5000 euro adesso costano 7500 euro , non c’è più ne valore ne senso a questi prezzi , se non abbassano e tornano con la testa per terra , per me se le tengono . sono 20 anni che vado in bici e che acquisto mezzi , sia da strada che MTB , ma a questi livelli e inaccettabile . bici del costo di una vettura , ma sono pazzi ?
E’ una vergogna… Biciclette che prima costavano 3500-4000 ( reale prezzo di mercato ) ora passano anche i 6000 Euro.
Spero che tutti gli Italiani che si sono appassionati al mondo e bike non vadano nel tranello del… non ci sono bici e i costi sono aumentati.
È come con il GAS. Bisogna calmierare i prezzi sperando che nessuno più compri una bici spendendo così tanto. Non si capisce perché bici in stock dal 2020 e quindi già pagate dai rivenditori abbiano subito un rincaro del 40 %. Questa si chiama speculazione….
STOP ACQUISTO EBIKE sarebbe un bel # da fare girare.
sinteticamente provo a rispondere anche agli sciacalli che hanno commentato: vendere bici è un lavoro, i commercianti acquistano bici e accessori per poi rivenderli, come qualsiasi altro commerciante di qualsiasi altro settore, ma chissà perchè viene visto dal ciclista medio come un lucratrore. E’ ovvio che lo sia: con i soldi della vendita bici ci campa la famiglia, ci paga le tasse e i fornitori.
i veri sciacalli sono i ciclisti medi che con i bonus in mano hanno fatto richieste folli (ti cedo il bonus, mi dai le ruote nuove, ho 4 bonus cosa mi dai, ne ho sentito di ogni tipo… ovvio che non li hanno rimessi ).
i prezzi: vengono decisi dalle aziende, non dai negozianti,
ti piace il machio top? esci i soldi e zitto
non hai i soldi: non te la comprare e zitto
semplice.
crisi del mondo bici? già ad ottobre 2021 le vendite erano visibilmente calate, ma i grandi manager (rincuorati da un idiota americano che ha scritto un articolo sulle vendite ebike) non se ne sono accorti, anche di fronte a segnali inequivocabili, questi cali si sono poi generalizzati su tutta italia ed ora piangiamo tutti.
il mondo bici è fragile: troppi fornitori, troppi marchi, pochi produttori di componenti base, poca competenza, scarsa percezione da parte dell’utente medio.
Prezzi folli che deprimono gli acquisti per le ebike, come per le macchine elettriche che sono ancora fuori mercato, probabilmente per molti anni!
Piangevano tutti gia prima del covid, poi con la pandemia produttori e negozianti hanno calcato la mano, spesso fregando il rassegnato cliente abituale pur di dare le bici ai merenderos del bonus biciclette a prezzo maggiorato. Adesso che tornino buoni buoni nel loro recinto a fare i venditori onesti se ci riescono.
Manca pure la cultura, da parte della maggior parte dei “ciclisti”. In pochi sfruttano le ciclabili anche quando ci sono, parlo del commuting. E’ palese che per molti acquistare una bici significa acquistare un mezzo che permetta di essere usato senza la minima coscienza e conoscenza. E’ difficile quindi aspettarsi che qualcuno reclami per la mancanza di infrastrutture, se molti si sono preoccupati solamente di sfruttare gli incentivi per dei mezzi che non stanno nemmeno usando. L’effetto incentivo è stato anche questo: spingere all’acquisto molta gente a cui non è mai importato di avere una bici, e che non ha idea di come e dove usarla.
Sinceramente mi stupisco che stia durando così tanto questo periodo di prezzi folli e di gente che si indebita per una bicicletta.
Io ne ho avute 3 di MTB elettriche, tutte di buona qualità….poi ho visto che hanno alzato di molto i prezzi e che dovevi anche pregare per fartele consegnare!
A quel punto ho venduto la mia ebike, e con i soldi ottenuti mi sono comprato una bella moto usata che desideravo da tanto, e ho detto addio allo sciacallaggio delle ebike?
domanda e offerta… ci hanno lucrato? ora devono abbassare i prezzi
Ma cosa significa “lucrare”? Se significa che qualcuno ha guadagnato dalla vendita delle bici, mi chiedo come sia possibile aspettarsi il contrario. Se un rivenditore acquista una bicicletta a 100 € e la rivende a 200 €, con i 100 € che avanzano ci paga le tasse, l’affitto del negozio e con quello che avanza ci paga le bollette di casa e dà da mangiare alla propria famiglia. Con giudizi così tranchant spesso ci si dimentica che dietro ci sono sempre persone vere che hanno un lavoro che deve essere tutelato.
A marzo 2020 ho ordinato una e-bike trekking made in Germania, a tutt’oggi la sto ancora aspettando in più con un supplemento di prezzo?
La bici che nel 2020 ho pagato nuova 1050 euro, adesso, identica salvo che nel colore e nello stesso negozio costa 2650… Ma siamo impazziti? Sui vasi piantando i semi cresce il basilico non i soldi…
Se le bici top di gamma costano tutte più di 10000 euro e se tutte le bici costano mediamente dal 50 al 100% in più di 4 anni fa la crisi è inevitabile. Riportate i prezzi a un livello accettabile e reale rispetto al costo di produzione del mezzo e vedrete che la gente ricomincerà a comperare. Oggi un usato top di gamma costa meno di una nuova bici entry level….. E va 100 volte meglio!
Io spero che scendano i prezzi.
Comprerò una bici da Decathlon o su Amazon o su bike shop non in un negozio fisico.
Salve penso che la bici specie servo assistita si il mezzo adatto ai tempi che viviamo crisi energetica sovrappeso è così via, il problema secondo me è che spesso costano più di una moto e personalmente lo trovo ingiustificabile! A mio avviso ci vorrebbe un po’ di buon senso sia di chi produce sia del governo ! Hanno dato per anni incentivi per le auto allora perché non usano le accise sui carburanti per dei buoni acquisto e non levano l’iva sulle bici .
Analisi molto lucida, condiviso in pieno. Purtroppo rimane il fatto che culturalmente non siamo ne in Olanda ne in “alta” Europa e la mobilità sostenibile almeno per un pò è solo una bella parola da scrivere nella lista dei buoni propositi dei politicanti di turno.
Sono un rivenditore di elettrico e naturalmente ho puntato anche sulle ebike. Qtrovo delle inesattezze impkrtanto nell’articolo. Quest’anno lr ebike sono sostanzialmente invendute. Non stanno trainando nulla
Le ebike ci sono il mercato ormai ha assorbito il 2020 ma mancano i clienti e gli aumenti a 2 cifre rispetto anno scorso hanno dato un duro colpo. Tanto è vero che alcune aziende produttrici cominciano a fare grosse offerte promozionali perche hanno i magazzini pieni.
Buongiorno Carlo, non tutti i negozi sono uguali, non tutte le aziende sono uguali, non tutti i brand sono uguali. Nell’articolo cercavo di riportare dei macrotrend, ovvio che se poi riportiamo la cosa a livello di singolo negozio le cose possono cambiare molto di volta in volta.
Parole Sacrosante Marco, io abito in Veneto, ma la situazione non è così diversa. Mancano le infrastrutture per la Bici, vere piste ciclabili, posteggi adeguati e sicuri e ma magari ma questa è fantascienza, un posto dove sciacquarsi prima di cominciare il lavoro. Francamente pompare le mode con gli incentivi fa più danno che altro, infrastrutture e cultura del mezzo, questo mio avviso deve essere il motore della “bicicletizzazione”.
È chiaro che il mercato si ferma…..ma l avete visto quanto costa una bici ??????
Hanno “ciurlato ne manico” portando i prezzi alle stelle, cosa pensavano che il mercato fosse infinito?
Ora dovranno fare i conti con la fine della festa creata,anche, da chi le bici le vende….non mi stupirei chiusure a raffica …chi è causa del proprio mal pianga se stesso…..
“Crescente livello di scontento da parte di distributori di componenti e di biciclette che raccontano di negozi in cui la coda dei clienti è solamente un ricordo dei tempi che furono” i distributori di componenti sono stati, a mio parere, il peggior player in questa faccenda.. ordini alle stelle, code a non finire e tempi di attesa imbarazzanti.. quello invece è giusto? È giusto attendere tutto questo tempo per l’arrivo di una bici? Se produttori e distributori fossero stati corretti e onesti avrebbero limitato gli ordini effettuabili, anziché accumulare.. una distribuzione più omogenea dei componenti avrebbe sicuramente portato ad una disponibilità, seppur limitata, ti quasi tutti i marchi e invece cosa ho visto? Trek e Mondraker più o meno sempre disponibili.. ad oggi ci ritroviamo con Shimano che è praticamente introvabile, ho una Canyon che dovrebbe arrivare tra fine agosto e inizio settembre e non escludo che possa slittare ancora e questo perché? Canali preferenziali nella distribuzione dei componenti da parte di Shimano (le versioni allestite con SRAM invece sono in pronta consegna), ci metto la mano sul fuoco.. sono ovviamente accordi commerciali, per carità, e le difficoltà riscontrate tra COVID, distribuzione, container ed ora le materie prime non ha di certo aiutato ma qui, a dirla tutta, ognuno ha tirato acqua al suo mulino e i vinti, in tutto questo, ancora prima dei piccoli negozi, siamo noi consumatori che acquistiamo a prezzi maggiorati e dobbiamo anche aspettare in questo limbo di incertezza..
Ciao Mattwe, sicuramente c’è chi ha approfittato di questa vicenda. La questione qui, però, è soprattutto trovare un modo per evitare che centinaia di attività chiudano e che le relative famiglie finiscano in coda alla mensa della caritas.
Pur avendo acquistato una gravel nel 2021 ed una bici da corsa nel 2022 per passione amatoriale, ritengo molti aumenti ingiustificati e che non ci sia piu’ un onesto rapporto tra qualita’ e prezzo delle bici ed anche nell”abbigliamento tecnico per ciclisti!
Si ma se l Europa fa di tutto per frenare l uso della bicicletta introducendo un sacco di cavilli inutili nel codice della strada . Io avevo comprato un e bike da usare in montagna ed ora devo aggiornarla con puttanate del tipo catarifrangenti sui pedali oppure recentemente preoccuparmi se c e il dis stacco dell assistenza motore se si superano i 25 km h
Quelle cose dovrebbero essere già garantite dal produttore perché obbligatorie da un bel pezzo. So che è sempre facile dare la colpa all’Europa, ma in questo caso non c’entra nulla.
Concordo perfettamente! Mancano strutture x bici, strade in anzi tutto, sono a Torino dove la politica ha il CORAGGIO BLASFEMO di chiamare ciclabili tragitti assolutamente non adeguato. X capire basta vedere le ciclabili in Danimarca guardando il tour de France in un questi giorni.
Negli ultimi 3 anni il settaggio di una bici da tremila euro è passato da top di gamma a bassifondi fogne di Calcutta. La filiera ci ha spremuto come limoni
Vorrei osservare una cosa.Il mercato alimentato dagli incentivi è stato drogato e come al solito quando ci si risveglia dalla sbornia….Secondo vi rendete conto del costo delle bici ,?Da mutuo.Giusto godersele per 5 anni almeno.È normale che un mercato con un tale picco prima o poi abbia un calo.Cosq pretendete ? I vostri discorsi dove vogliono arrivare ? Devono chiedere lo stato di calamità ? Il mercato è libero e come tale fluttua anche sui prezzi Finitela con l’ipocrisia
Michele, dove vuole arrivare il discorso? Basta leggere fino alla fine dell’articolo: politiche di sostegno all’uso della bici per garantire la salute della filiera produttiva.
Dopo anni sarebbe ora che il mercato speculativo si sgonfia: i prezzi di una bici sono raddoppiati negli ultimi 5 anni: una volta con 2.500,00 euro ti compravi una bici decente, ora ti compri un cancello, complice anche mode assurde delle case produttrici che hanno letteralmente imposto al mercato celte a volte a dir poco assurde pur di spingere l’utente finale alla sostituzione: io ne sono testimone, ora ho una nuova bici con geometrie “moderne” ed ovviamente ruote da 29″ (altrimenti sei fuori moda), ma a mio avviso modesto sono solo bici più costose e meno performanti.e vi dico che mi ricomprerei, se fossero ancora in produzione, una bella 27,5″ con le vetuste geometrie con cui mi trovavo benissimo!
aziende e negozi hanno sfruttato gli incentivi incassando a più non posso per due anni e ora piangono miseria perchè le vendite calano?
ma avete presente che prezzi ci sono in giro?
io vorrei cambiare bici ma è impossibile a queste condizioni attenderò tempi migliori.
chissà che qualche azienda/negoziante rinsavisca e comprenda che se vuol vendere deve abbassare i prezzi.
le bici costano più delle moto ?
Sono in ciclista amatore quello che è successo negli ultimi due anni è scandaloso !!! I prezzi delle biciclette da corsa sono aumentati vertiginosamente . Grazie alla domanda elevata i produttori hanno aumentato i prezzi ed i negozianti hanno venduto a listino aumentando i propri profitti . Una domanda più bassa dovrà fare riflettere sia produttori e negozianti che saranno costretti a fare delle promozioni .i prezzi delle biciclette top di gamma si sono attestate a 14.000€ !!! Con questi soldi si acquista una buona utilitaria nuova o una moto di buon livello dove la complessità delle progettazioni e l’utilizzo dei materiali sono ben più onerosi rispetto ad una BDC top di gamma.
Ho una piccola ciclofficina aperta da poco e vi posso garantire che al momento se contatti le aziende per acquistare qualche bicicletta non rispondono neanche alle email, secondo me in grandi costruttori stanno sposando la politica di Canyon , cioè vendere solo sul web cosicché ridurranno il leggermente il costo delle biciclette aumentando così i loro profitti visto che elimineranno distributori agenti e negozi, ovviamente è una mia sensazione, spero vivamente di sbagliarmi.
Mi domando se la politica del guadagno del venditore serva per rimpinguare il periodo delle vacche magre, dovuto al covid e alla mancanza di componenti, oppure è frutto dell’incapacità di gestire al meglio i proventi. Mirare al futuro con un’attività gestionale che attiri il principiante, il ciclista per passione, lo consigli con professionalità e onestà, è la scelta più giusto nel tempo che paga sia in termini economici che di immagine. Sto provando a capire come sostituire la mtb con una nuova ma il costo dei componenti è quello che fa la differenza e spesso è troppo elevato. Tocca aspettare che ritorni la recessione economica perché si rendano conto che vendere onestamente aiuta il compratore a ritrovare la fiducia e il venditore a sentirsi realizzato. Grazie dell’ attenzione.
Non credo che qui si tratti di onestà. I commercianti sono onesti, le aziende sono oneste (cioè rispettano le regole). Si sono dovute trovare ad affrontare una domanda quadruplicata a livello mondiale e sono andate in cortocircuito. Adesso è arrivata una contrazione della domanda. è come se un panettiere che ha sempre venduto 100 kg di pane al giorno, all’improvviso si dovesse trovare ad affrontare una richiesta di 400 kg di pane al giorno mentre, nel frattempo la farina è diventata sempre più difficile da trovare. Cosa deve fare?
Sono un ciclista per passione, fortunatamente qui in Veneto le amministrazioni stanno investendo in questo senso, qui spostarsi in bici , grazie anche alla conformazione del territorio e agevole e abbastanza sicuro , inoltre in provincia di Treviso venti comuni stanno sviluppando un’app per incentivare l’uso della bici guadagnando buoni da spendere nelle attività commerciali in zona. Uso la bici regolarmente per recarmi a lavoro, circa 35 km al giorno tutto l’anno, fortunatamente ho a disposizione un posto sicuro per la bici, spogliatoio e docce, elementi importanti se non hai un’e-bike, oltre agli incentivi all’acquisto tutti questi fattori sono determinanti affinché con un uso regolare il mercato gira.
Ottimo articolo…ma il vero problema sono i prezzi…per una mtb muscolare media si va dai 2500 euro in su….per una ebike media dai 4000 in su….fino a qualche anno fa si comprava una moto per quelle cifre….spendere 5000/7000 euro per una ebike è folle….e fuori portata per molti
Ottima lettura. Ben articolata.
Che dire ? Sono un ciclista dell’ultima ora e per cui poco esperto e sto per partire per la mia prima ciclovacanza.
Detto questo quello che mi sento di dire e che certi prezzi sono esagerati. La maggior parte dei commercianti almeno nella mia zona se sei principiante o poco competente ti tratta con sufficienza per non dire maleducazione. Personalmente uso la bicicletta per fare la spesa e raramente per andare al lavoro in quanto dista 13 km e in Sicilia fa troppo caldo e non posso sudare. Dove lavoro io c’è a stento un bagno senza acqua calda. Non credo che servano provvedimenti fiscali ma provvedimenti che rendano più facile l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto.