Viaggiare

Val Pellice: in bici sull’Anello dei tre rifugi 

Val Pellice: in bici sull’Anello dei tre rifugi 

Nell’eterogeneo panorama delle montagne piemontesi, la Val Pellice rappresenta un mondo a parte. Culla della religione valdese, la vallata più meridionale della Provincia di Torino ha fatto della libertà di pensiero e dell’apertura all’altro uno dei tratti caratteristici della sua gente. Nei suoi pascoli d’alta quota, i pastori hanno da sempre mescolato con i loro omologhi transalpini lingua, storie e culture. Quando, a partire dal Secondo Dopoguerra, le montagne sono state prese d’assalto dall’industria della neve, gli abitanti della Val Pellice non hanno partecipato al saccheggio che ha lasciato un’eredità di sterili tralicci nei prati o nelle foreste di gran parte delle Alpi.  

Il modo migliore per conoscere gli spettacolari scenari dell’alta Val Pellice è percorrere l’Anello dei rifugi, un itinerario classico che da oltre mezzo secolo è teatro di una delle gare di corsa in montagna più antiche e prestigiose d’Italia, la Tre Rifugi. Punto di arrivo e partenza dell’anello è la Piazza dei Caduti di Bobbio Pellice, luogo nel quale, come in tutti gli itinerari circolari proposti da Upslowtour si trovano una stazione di ricarica e un kit base per la manutenzione di bici ed e-bike, una bacheca illustrativa e dei cartelli segnaletici. Bobbio Pellice conta circa 500 residenti, ha un’estensione territoriale di 94 kmq, ma soprattutto un territorio comunale compreso fra i 690 e i 3171 metri. Ed è proprio all’interno di questi confini comunali che si sviluppa l’intero Anello dei rifugi.  

L’ascesa al Rifugio Barbara Lowrie

Appena un chilometro di pianura per uscire da Bobbio e la strada s’impenna subito ben oltre il 10%. La strada che porta ai 1753 metri del Rifugio Barbara Lowrie è lunga 9,3 km e supera un dislivello di 1039 metri, con una pendenza media dell’11,2% e una pendenza massima del 20,3%. È la più impegnativa fra le Grandi scalate del pinerolese ed è anche l’unica la cui chiusura al traffico verrà proposta due volte: mercoledì 22 luglio e sabato 5 settembre. La perfetta asfaltatura e i cippi informativi posti di recente valorizzano un’ascesa che rappresenta una vera e propria sfida per gli scalatori.

I numeri parlano chiaro: se non si ha un buon livello d’allenamento meglio optare per un’e-bike. Chi progetta di compiere l’escursione in sella a una bici elettrica può contare sui tre punti ricarica dei rifugi Barbara Lowrie, Barant e Jervis e su quelli della valle installati a Luserna San Giovanni (Corso Matteotti e Viale De Amicis), a Torre Pellice (Piazza San Martino), a Villar Pellice (Laghetto Cros) e nel territorio di Bobbio Pellice (oltre a Piazza Caduti per la libertà, anche borgata Villanova). 

La risalita della Valle dei Carbonieri è prevalentemente ombreggiata, ma nella parte conclusiva della strada asfaltata che conduce al Rifugio Barbara Lowrie lo spazio si apre e le vette circostanti conquistano lo sguardo di chi sale. Al centro di un pianoro nel quale i pascoli si alternano ai larici, sovrastata a Sud-Ovest dalla piramide del Monte Manzol e del Monte Granero, questa struttura è stata recentemente ristrutturata e ampliata e dispone attualmente di 24 posti letto e una sala ristorante da 60 coperti. Chi sale con un’e-bike può ricaricare la propria bicicletta alla colonnina installata da Upslowtour. 

L’ascesa al Rifugio Barant

Una sosta per rifocillarci con i ricchi antipasti e la robusta polenta preparata dai rifugisti locali e ripartiamo per la seconda parte dell’ascesa, quella che conduce al punto più alto dell’itinerario: il Rifugio Barant. Per imboccare la carrareccia che conduce ai 2373 metri del Colle Barant, si ripercorre a ritroso la strada asfaltata per alcune centinaia di metri. Abbandonato l’asfalto, la strada s’impenna per mantenere pendenze in doppia cifra fino a poche centinaia di metri dal rifugio. Nei 5,45 km che dal bivio conducono al rifugio la pendenza media è dell’11,3%. Anche in questo caso si tratta di un’ascesa altamente sfidante che aggiunge alle pendenze abbondantemente in doppia cifra, la difficoltà dell’attrito su fondo sterrato. È il tributo da pagare per poter godere dell’impareggiabile scenario che si spalanca allo sguardo nel momento in cui si lasciano alle spalle gli ultimi larici. 

A tre chilometri dall’epilogo, il fabbricato del Rifugio Barant diventa il punto di riferimento di una fatica prossima alla fine. Una serpentina di sei tornanti in due chilometri e si guadagna un balcone straordinario dal quale ammirare la Valle dei Carbonieri e il Monviso. Non è il triangolo del Re di Pietra che si ammira dalla pianura, ma un’imponente roccia che, anche nelle giornate più terse, dialoga con le nubi nascondendo temporaneamente la propria vetta. 

Un rifugio 100% bike friendly

Rimasto chiuso per due anni, il Barant è il primo rifugio piemontese a essere stato interamente riprogettato per essere al 100% bike friendly. È sufficiente entrare nella sala da pranzo per accorgersene, visto che una gravel fa bella mostra di sé sotto il bancone del bar. Al di là di questo simbolico benvenuto, a dare sostanza alla vocazione ciclistica della struttura è soprattutto la bike room nella quale i pedalatori possono mettere al sicuro le loro biciclette e ricaricare le proprie e-bike. La ricarica indoor è aperta a tutti, anche a coloro che non pernottano all’interno della struttura.

La proposta enogastronomica del rifugio valorizza le eccellenze locali, dai vini Scuola Malva di Bibiana e Giro di Vite di Pinerolo al riso di Staffarda. Ma a conquistare i golosi sono anche i dessert, dal p-bun (uno straordinario ibrido di panna cotta e bunet) alla torta di mele. 

Il Giardino Botanico e la notte al Barant

A 600 metri dal Colle Barant (anche noto come Colle del Baracun) si trova il Giardino Botanico Alpino “Bruno Peyronel”, un’area naturale protetta estesa su una superficie di 17.000 m² che ospita oltre 300 specie di flora spontanea alpina distribuite in diversi habitat, tra cui pietraie, zone umide e vallette nivali. Nei mesi estivi può essere visitata gratuitamente grazie all’impegno di volontari che spiegano come questo piccolo fazzoletto di terra sia un vero e proprio scrigno di biodiversità in virtù dell’eterogeneità di microclimi garantita dall’ampia variabilità di pendenze, esposizioni, temperature e venti. 

Il Colle Barant ha qualcosa da offrire anche quando il sole tramonta: la possibilità di ammirare il firmamento senza l’interferenza dell’inquinamento luminoso. Un’esperienza che abbiamo potuto sperimentare grazie all’astronomo Daniele Gardiol dell’INAF. La Val Pellice, così come alcune vallate del cuneese, vuole custodire la preziosa oscurità del proprio cielo per la salute della fauna e degli abitanti, ma anche per la possibilità che un ridotto inquinamento luminoso attiri il turismo astrofilo, un settore di nicchia che registra grandi tassi di crescita. 

Quanto si dorme bene in quota dopo essersi premiati con una buona cena ed essersi coricati con il firmamento ancora impresso sulla retina? Parlo per esperienza: per godere a pieno di tutto ciò che l’Anello dei rifugi offre è bene percorrerlo in due giorni, usando il rinato Rifugio Barant come posto tappa. 

Discesa, Conca del Prà e Rifugio Jervis

Se il primo giorno è soprattutto fatica, il secondo è tecnica e concentrazione. I chilometri di discesa necessari per raggiungere la Conca del Prà sono 5,5. Dopo un inizio sassoso fino al Giardino Botanico Alpino “Bruno Peyronel”, inizia una serie di quindici tornanti che conducono fino alla Conca del Prà, uno straordinario pianoro alpino contornato da montagne che superano i 2000 metri. Percorrendolo per un paio di chilometri si raggiungono le bergerie di Partia d’Amunt. Fra queste c’è quella di Karen Janavel che, ogni estate, trascorre l’estate in compagnia della famiglia e della sua mandria di 100 mucche. Le tome e il saras prodotti nel suo caseificio sono sbalorditivi e giustificano ampiamente la deviazione. 

Il ricongiungimento con l’anello avviene al Rifugio Willy Jervis, rinomato per l’ospitalità e per la qualità dei piatti che escono dalla sua cucina. Nel 1976 l’edificio venne distrutto da un incendio ma, anche grazie al contributo di numerosi volontari, fu ricostruito e completamente rinnovato mantenendo l’aspetto originale. Dal 1979 è gestito da Roby Boulard, una guida alpina che ha la montagna scolpita sul volto. Anche in questo caso è disponibile una colonnina di ricarica per e-bike. 

La discesa che dal Jervis porta a Bobbio Pellice è equamente divisa: fra i 7,5 chilometri di sterrato che conducono alla borgata di Villanova e i restanti 7,5 che conducono alla Piazza Caduti per la libertà di Bobbio Pellice. Meno tecnica e più veloce rispetto alla discesa precedente, la parte finale dell’Anello dei rifugi è il giusto epilogo di un itinerario destinato a sedimentarsi nella memoria. 

Credits fotografici: Davide Mazzocco

[Contenuto realizzato in collaborazione con Upslowtour]

I commenti non vanno online in automatico ma vengono prima letti e moderati dalla redazione: la loro pubblicazione di norma avviene nei giorni feriali tra le 9 e le 18.
I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *