In bici dalle Alpi alla Sicilia – Parte 4

29 Novembre 2013

Il diario integrale del viaggio in bici dalle Alpi all’Etna, brevemente riassunto qui.

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Il viaggio in tappe:
In bici dalle Alpi alla Sicilia – Parte 1
In bici dalle Alpi alla Sicilia – Parte 2
In bici dalle Alpi alla Sicilia – Parte 3
In bici dalle Alpi alla Sicilia – Parte 4
In bici dalle Alpi alla Sicilia – Parte 5
In bici dalle Alpi alla Sicilia – Parte 6

23/09/2013 – 10º giorno

L’odore di una bella alba mi fa saltare presto fuori dalla tenda, l’aria è frizzantina, ma fa presto a scaldarsi. Ormai sono un automa, la tenda si smonta da sola e il carico è già sulla bici; prima di lasciare il campeggio faccio scorta d’acqua, riempio tutto quello che ho, oggi mi aspetto un bel entroterra arido e desolato; e così è.

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Già sulla costa il vento ha creato dei riporti di sabbia che lambiscono la strada che sembriamo sulla PipeLine Tunisina, una volta lasciata la costa, l’entroterra non è da meno. Dislivello non tanto, il parco del Gargano e la sua zona montuosa mi guarda li a destra.
Più mi addentro in direzione Foggia e più aumentano le “donne dai facili costumi” a bordo strada, perdo il conto, mi sento intimorito.

Fortunatamente abbandonata la direzione Foggia e intraprese provinciali che mirano verso la zona di San Giovanni Rotondo, la cosa cambia, sarà l’influenza di padre Pio che le tiene lontane. Poi quando ad un rifornimento ho visto l’immagine del santo con su scritto “Carburanti Padre Pio”, ho raggiunto l’estasi dalle risate, ma dai! Comunque, ad un certo punto la strada va in direzione del Gargano e della zona di pellegrinaggio, mi balza in mente l’idea di fare anche io il pellegrino, sono solo 20km di salite… no no svolto e vado verso Manfredonia per riguadagnare la costa… sarà per un’altra volta.

viaggio-bici

Intanto il territorio aspro e desolato mi regala delle piccole perle: da un bel vigneto ho un bel grappolo di uva che mi tiene compagnia per qualche chilometro, sotto un muro delle more, poche ma buone e in fine, ormai prossimo alla costa, una bella pianta di fichi d’India (scusate la mia tenuta nella foto, c’era caldo!) ne raccolgo qualcuno per papparmelo in campeggio subito dopo aver montato la tenda, visto che ho saltato la pausa per la mancanza di un posto appropriato dove poter pranzare velocemente.

Si cambia cartina, da Italia Centro-Nord a Italia Centro-Sud.
Guardo il gps, il totale a oggi è 1055 km.
Domani mini tappa da qui a Giovinazzo, da dove partirà, il giorno successivo, l’altra traversata, dalla costa Adriatica al golfo di Taranto, speriamo bene, non mi entusiasmano questi entroterra spogli e arsi dal sole.

panorama

24/09/2013 – 11º giorno

Che bella alba quella di stamane, il vento si è calmato e con lui anche il mare si è appiattito. Oggi per un momento mi è sembrato di costeggiare il Chott el jerid, un lago salato Tunisino. Invece sono sulle saline Margherita di Savoia. Arrivo all’impianto principale. Mai visto così tanto sale, una montagna immensa, chi sa se un granello di quello finirà nel mio cibo?!?

Lasciate le saline arrivo a Barletta. Queste città sulla costa adriatica mi stanno stupendo una più dell’altra, hanno delle zone adiacenti al porto, in pratica le zone più antiche, che conservano un fascino particolare.

camp

Mi sto accorgendo che questo viaggio mi sta rendendo più sensibile alla bellezza di ciò che mi circonda. O sarà che mi sta rincoglionendo sul serio come dice qualcuno, fatto sta che l’apice della bellezza per oggi viene raggiunto a Trani. Spettacolo di posto tra la chiesa il molo, il castello, tutto in calcare, o almeno è quello che mi sembra, a volte lucidissimo, come le strade levigate dai numerosi passaggi, sono come una saponetta e più di una volta mi devo “guardare la botta”! Uscendo dal paese su una vera-bella pista ciclabile chiedo ad un ragazzo su dove è cosa poter mangiare di tipico, mi indirizza verso una panetteria dove prendo una focaccia che è uno spettacolo. Ottimo consiglio, grazie.

calabria-basilicata

Spostandomi verso sud mi accorgo che il costo della vita si abbassa notevolmente, ad esempio su al nord facevo un pranzo volante con non meno di 7€ di media, oggi ne ho spesi 3 e sono pieno. Constatazione appoggiata a pieno dal mio vicino di tenda qui al campeggio a Giovinazzo, alle porte di Bari. Anche lui cicloviaggiatore, partito il 18 agosto da Torino, che si sta facendo il suo viaggio slow. Ogni uno ha i suoi tempi. Io ho il mio obbiettivo li che mi aspetta, si chiama Etna.
Domani grande traversata Adriatico-Golfo di Taranto, spero di non trovare un entroterra troppo ostile.
Oggi solo, si fa per dire, 94km.
Totale 1149km

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25/09/2013 – 12º giorno

Ieri sera è stato bello, dopo 11 giorni, passare qualche momento in compagnia di Dario, l’amico cicloviaggiatore incontrato in campeggio. È stato un momento in cui scambiare impressioni, consigli, emozioni e paure del “viaggiare in bicicletta”. A volte è strano vedere come due viaggi su linee e tempi diversi alla fine si ritrovano su molti aspetti; ad esempio mentre io beccavo il primo giorno di pioggia piena e ho passato la notte davanti al casotto del pescatore sul lago di Garlate, anche lui si era rifugiato in un casotto di pescatori sulla foce del Po, o le paure di attraversare in solitaria zone desolate dell’entroterra con il rischio di incappare in qualche mal intenzionato, paura che per entrambi non sussiste sul lungo mare essendo zone più frequentate… (anche se devo dire che oggi ne ho avuta la smentita). Comunque è rimasta una bella conoscenza, poi la stanchezza della giornata ha preso il sopravvento sui racconti.

Questa mattina mi alzo senza alba ma con un simpatico gatto che mi viene a dare il buongiorno; Dario non si affretta nei preparativi, il suo viaggio slow prevede altri tempi e anche pause. Ci facciamo una foto ricordo e gli passo qualche integratore Polase essendone, come dice lui, un gran consumatore.
Vado, saluto per l’ultima volta l’Adriatico che mi ha tenuto compagnia gli ultimi giorni e mi butto nell’entroterra pugliese.

Tutto ok, anche le salite sono abbastanza graduali, fin sull’altopiano delle Murge a 500m sul mare… Da qui però inizia a soffiarmi un vento contro che non mi molla più per tutta la giornata.
Trovo nei paesi gente molto ospitale, pronta subito ad appassionarsi al mio viaggio e a darmi le dritte giuste per la strada da prendere; fuori dai paesi invece trovo un territorio assolutamente privo di esseri umani, anche le macchine sono veramente poche e sto anche 30 minuti senza incontrarne nessuna, mi sento tranquillo.

Solo due falchi per qualche chilometro mi ronzano sopra, forse aspettano che mi accasci a terra stremato dal forte vento contrario e dal sole, per cibarsi della mia carcassa, ma io vendo la pelle cara… un albero di fichi stracarico mi da 20 minuti di ombra e la pancia piena, i primi 3 faccio lo schizzinoso togliendo la buccia ma poi, vedendo la genuinità dei frutti abbandonati al loro destino,ne mangio una ventina aprendoli solamente per controllare la presenza di “inquilini”. Questo il mio pranzo.
Arrivo in fine nei pressi della litoranea, attraverso la statale che mi porterà domani verso sud e mi accorgo che è vietata alle bici. Cavolo!

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Arrivo al campeggio a Metaponto attraversando una zona che mi odora di “Siria”, brutta gente; appena posso mi do da fare per trovare strade alternative, sul gps niente, giri assurdi verso l’entroterra, chiedendo al signore del campeggio, a quello del lido, mi allargano tutti le braccia. Infine chiamo i carabinieri e mi dicono che la strada è interdetta alle bici fino a Policoro, da qui circa 24km, l’unica alternativa il treno. Ma che caz…!!!! Non ho alternative, neppure via altre strade, tutte finiscono nella statale, e qui mi accorgo come i soldi spesi per la sistemazione di questa statale siano stati spesi male non prevedendo una strada alternativa o ciclabile o altro, e anche il povero carabiniere se ne rende conto e non sa che dirmi.
Io mi lamentavo dell’entroterra ostile…
Comunque oggi percorsi 116km, Tot 1265

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Daniele Maugeri, nato e cresciuto alle pendici dell’Etna, fin dai primi passi la mia vita si è mescolata con gli avvenimenti e le stagioni che si susseguono su “a Muntagna”, il nome con cui, chi vive a stretto contatto con essa, chiama il grande vulcano.
Crescendo intraprendo gran parte delle attività che questo territorio può offrire: sci, Mtb, trekking, scialpinismo, freeclimbing; fino a conseguire il diploma di Maestro di sci, in Alto Adige, riuscendo a fare di una passione anche un lavoro.
Fu così che le mie passioni e il mio lavoro mi portarono lontano dalla mia terra d’origine, spostandomi tra AltoAdige e Val Chiavenna; ed è proprio dalla cima principale e più alta della val Chiavenna, il pizzo Tambò, al confine tra Italia e Svizzera, che partirà il mio viaggio, in occasione del 150° anno dalla fondazione del Club Alpino Italiano, che unirà simbolicamente le cime di queste due montagne agli estremi dell’Italia e per me di grande importanza, come un ritorno alle origini.

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