Un buon trasporto bici per un buon bike communting

23 Aprile 2014

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Si sta scrivendo e discutendo molto, spero anche nelle sedi opportune, sicuramente tra le pagine di questo sito, di nuova mobilità eco-sostenibile e quindi ciclistica.
Temi che non ruotano limitatamente attorno alle infrastrutture, ma si allargano, coinvolgendo anche economia, lavoro, sanità e risparmio. Il rapporto OMS di qualche giorno fa riporta numeri e dati molto interessanti che spiegano la necessità di un cambiamento in questo senso.

Che le infrastrutture dedicate alla bicicletta costino poco, sia in termini economici che di impatto ambientale, è risaputo, infatti l’investimento per ogni metro di pista ciclabile si aggira tra i 20 e i 400 euro, ma la cosa sorprendente è calcolare quanto l’investimento renda alla collettività; si stima infatti che 4/5 euro vengano restituiti alla collettività per ogni euro investito in ciclabilità (fonte ANCMA).

Ma la rendita è soltanto uno dei fattori positivi, dobbiamo considerare anche l’indotto in termini di creazione di nuove economie e generazione di nuovi posti di lavoro. Il progetto VENTO del Politecnico di Milano, che mira a collegare tramite vie ciclabili VENezia e TOrino, i 9 miliardi di euro di fatturato generati dal cicloturismo in Germania e ai 2 miliardi di euro in Francia ci fanno capire che l’opportunità è di quelle da cogliere al volo.

Quindi, fino a qui abbiamo: impatto ambientale minimo e costi ridotti, rendita alta per la collettività e conseguenti benefici, creazione di nuove economie e mercati e generazione di posti di lavoro nuovi. Può bastare? Non proprio, un parametro importante è l’impatto sulla salute dell’individuo e di conseguenza un taglio delle spese sanitarie drastico.

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Andare in bici fa bene e se diventa un abitudine è ancora meglio. Molte aziende lo hanno capito ed hanno inserito l’uso della bicicletta o l’acquisto di una nuova per recarsi al lavoro tra i benefit aziendali per i dipendenti. Se i lavoratori stanno bene, anche la produttività ne risente positivamente e i giorni di malattia si riducono; elementi che si aggiungono al codice etico e di responsabilità sociale e ambientale dell’azienda creando non solo un un contesto di lavoro ottimale, ma riducendo l’impatto e i costi ambientali generati, oltre che andare ad incidere sul risparmio dei singoli che hanno ovviamente meno costi per recarsi sul posto di lavoro.

La regione Lombardia ci è arrivata e ha finanziato il progetto Cicli Aziendali, di Ciclica, agenzia specializzata in servizi a due ruote finalizzati alla promozione della mobilità aziendale in bicicletta (fonte: Il Sole 24 Ore). Anche la Spagna si sta muovendo in questa direzione così come il Regno Unito che, introducendo il sistema qualche tempo fa, ha già fatto risparmiare al proprio sistema sanitario milioni di sterline. Negli Stati uniti, a Boston per la precisione, l’utilizzo della bicicletta viene considerato terapeutico e quindi può essere prescritto dal medico, mentre in Francia oltre alla prescrizione medica tutti i cittadini che utilizzano la bicicletta per recarsi al lavoro possono avere un rimborso chilometrico.

Ma chi, come me, ha già fatto della bicicletta il principale mezzo di trasporto e la usa per commuting, magari integrandola con altri mezzi, per esempio il treno, non vede l’ora che tutte queste proposte e iniziative si concretizzino anche da noi, perché il sogno possa diventare realtà/normalità e finalmente anche la comunità potrà capirne fino in fondo il senso e i sperimentarne i benefici, ma soprattutto smetterà di guardarmi come un marziano quando salgo con la bicicletta sul treno o quando arrivo in ufficio con la bici e fuori non ci sono 25°C, ma pioviggina o è buio, ma questa è un’altra storia.

Mi ha incuriosito leggere, sempre qui tra queste pagine, le varie regole e le modalità che le ferrovie nei vari paesi europei utilizzano per gestire il trasporto delle biciclette (Trasporto Europa, Austria, Francia, Portogallo).

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Se devo essere onesto, per quanto il nostro sistema non sia propriamente all’avanguardia sotto qualsiasi punto di vista (tecnologia, puntualità pulizia, ecc) il primo pensiero che ho avuto è che non siamo proprio messi male per quanto riguarda il trasporto di bici. Ok, sulle frecce si può caricare solo la bici pieghevole oppure parzialmente smontata e nella sacca che rispetti le loro misure, ma intanto viaggia gratis e sui treni regionali che prevedono il trasporto biciclette (gran parte), quelli caratterizzati dall’icona della bici, posso caricare la bicicletta sempre, senza prenotazione e anche nelle ore di punta, a differenza di tanti paesi europei in cui non è possibile, e questo non è da sottovalutare.

Però (c’è sempre un però) se sei un pendolare treno+bici il primo scoglio da superare è riuscire a fare un abbonamento, che per Trenitalia e Trenord non esiste se non per la regione Lombardia (Trenord). Infatti, qui c’è un abbonamento annuale solo per la bicicletta che costa circa 60 euro e ti permette di viaggiare quando vuoi portandoti dietro la bici, ovviamente sui treni che lo permettono. Al di fuori della regione Lombardia o se “scavalli” tra due regioni dovresti fare il biglietto ogni volta solo per la bicicletta, più quello per la persona.

Va bene, 3,50 euro possono anche non sembrare tanti, ma se li moltiplichi per l’andata e il ritorno diventano 7, per i cinque giorni lavorativi sono 35, per le 4 settimane fanno 140 euro al mese che oggettivamente non sono pochi, considerando che un abbonamento regionale in media si aggira su cifre inferiori ai 100 euro mensili.
Sono riusciti a rendere anti-economica anche l’intermodalità.

Una volta sbrigate le questioni burocratiche, e ci si mette un po’, il tuo “nemico pubblico numero uno” diventerà il vagone bici o come definito in gergo la carrozza bagagliaio. E’ sempre dalla parte opposta al locomotore e ovviamente per la legge d Murphy sempre dalla pare opposta alla tua, e non si sa mai se è in testa o in coda al treno. Il risultato è vedere tanti ciclisti-vedette che cercano di avvistare il treno in arrivo prima degli altri per capire dove è posizionato il locomotore e quindi realizzare che per salire devono recarsi dalla parte opposta. Questo in teoria. In pratica, si aspetta il treno in coda o in testa, dove c’è meno gente e in base a come la folla si posiziona sulla banchina e poi si sale nel primo o nell’ultimo vagone anche se non è quello dedicato al trasporto bici.

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Mi chiedo una cosa: metterlo sempre nella stessa posizione è troppo complicato? E se proprio non è possibile non lo possono segnalare con gli avvisi in stazione quando annunciano il treno? L’uffiicio-complicazioni-cose-semplici fa sempre un ottimo lavoro.

Il bello arriva quando ci sali – se ci sei riuscito – e capisci che il treno prevede il trasporto biciclette, ma potrebbe anche non prevederlo, non ci sarebbero, infatti grandi differenze. I ganci per appendere la bici non ci sono quasi mai e quando ci sono sono piegati o rotti, quindi devi appoggiarla alla parete – dotata di finestrini, perché la carrozza bagagliaio è in pratica un vagone senza sedili con un tavolo inchiavardato al pavimento per il capotreno – senza nessun appiglio dove legarla o assicurarla e rimanere a vegliarla per tutto il tragitto. Non solo per prevenire eventuali furti, ma perché la stabilità del vagone è nulla e nel giro di qualche minuto cadrebbe sicuramente a terra, magari abbattendo anche quella di qualche altro viaggiatore.

Nell’eventualità in cui ti trovassi dalla parte giusta del treno, riuscissi a salire nel vagone biciclette, trovassi i ganci e le rastrelliere verticali, allora potresti anche assicurare la tua bicicletta e andare a sederti in uno dei vagoni, del resto hai fatto il biglietto anche per te…

Ho iniziato dicendo che la prima cosa che ho pensato leggendo le condizioni di trasporto bici in Europa era che non siamo messi poi così male, ma mi sto un po’ ricredendo. Una cosa positiva però c’è: il personale ferroviario è mediamente tollerante e il più delle volte non ci sono problemi di sorta e chiudono un occhio se trovano qualche irregolarità, forse perché nemmeno loro le sanno identificare. Del resto, non ti danno nulla, viaggi in condizioni quantomeno discutibili, cosa potrebbero contestarti? Personalmente, però preferirei viaggiare secondo regole chiare e verificate e pagare per un servizio, piuttosto che sperare nella bontà del capotreno o nella fortuna.

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Ci vorrebbe davvero poco per creare delle condizioni ragionevoli per il trasporto delle bici e soprattutto per chi ha deciso di integrarla con il treno per il trasporto quotidiano verso l’ufficio o il posto di lavoro; la base, anche se molto grossolana, c’è già, perché allora non fare un passo in più e implementarla per offrire un servizio migliore come stanno già facendo al di là dei nostri confini? Anche questi provvedimenti andrebbero ad incentivare nuove forme di mobilità con tutti i benefici che ne conseguono. Ma come scritto qualche riga qui sopra, l’ufficio-complicazioni-cose-semplici è sempre in agguato e veglia sempre su di te.

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