Volkswagen e dieselgate: com’è andata a finire?

30 Novembre 2016

VOLKSWAGEN_SCANDALO_AUTO
Poco più di un anno fa lo scandalo delle emissioni truccate in alcuni modelli di auto Volkswagen aveva scoperchiato il vaso di Pandora dell’inquinamento nascosto: nel mondo stavano circolando milioni di auto che inquinavano più di quanto dichiarato sul libretto, in alcuni casi accedendo anche ad agevolazioni fiscali/ambientali proprio perché – tragico paradosso – “meno inquinanti”. In questi mesi la questione si è spostata dalle strade alle aule di tribunale, soprattutto negli Stati Uniti dove la casa automobilistica tedesca pagherà 15 miliardi di euro ai consumatori ma anche 1,2 miliardi ai concessionari che quelle auto dalle emissioni truccate le hanno vendute.

Proprio in questi giorni è stata resa nota la notizia che dal 2021 il gruppo Volkswagen è intenzionato a non offrire più nuove auto diesel negli Usa, come affermato da Herbert Diess, responsabile del marchio Vw, in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt: “Stiamo pensando di non offrire più nessuna nuova vettura diesel negli Usa. La ragione sono le condizioni quadro legali”. Infatti, proprio a causa del dieselgate, la casa tedesca aveva già bloccato la vendita dei suoi modelli alimentati a diesel negli Usa nell’autunno 2015, imbarcandosi poi nella questione “richiami vetture” e “risarcimenti”. Accelerando la corsa verso l’elettrico.

In seguito allo scandalo dieselgate la Volkswagen taglierà 30mila posti di lavoro in tutto il mondo entro il 2020, come annunciato dal presidente Diess alla presentazione a Wolsfburg del cosiddetto “Piano per il futuro”. Questo è il frutto dell’accordo con il consiglio di fabbrica, dove siedono anche i sindacati, il progetto prevedete appunto un taglio di 30mila posti, di cui 23mila in Germania e gli altri in America del Nord e Brasile.

Intanto il sindaco di Londra Sadiq Khan ha chiesto a Volkswagen 2,5 milioni di sterline perché molte della auto VW che erano esentate dalla Congestion Charge,in quanto a basse emissioni e conformi ai regolamenti Euro 5 o 6, in realtà inquinavano molto di più di quanto certificato, di fatto non soddisfacendo i protocolli sulle emissioni. Khan ha chiesto la Volkswagen di “compensare pienamente” i residenti della capitale colpiti dal Dieselgate, esortandola a “rimborsare a Transport for London i 2,5 milioni di sterline persi per il mancato pagamento della Congestion Charge, una somma che userò per finanziare un nuovo programma che parli di qualità dell’aria nelle scuole e riduca l’esposizione agli inquinanti per gli studenti londinesi che frequentano le scuole nelle zone più inquinate”.

Per quanto riguarda il fronte Ue rimborsi, il Commissario dell’Unione Europea per l’Industria – la polacca Elzbieta Bienkowska – ha chiesto a Volkswagen di attivarsi per compensare i clienti europei colpiti dallo scandalo delle emissioni in maniera simile a quanto sta facendo per gli automobilisti degli Stati Uniti: “La questione dei risarcimenti non riguarda soltanto le differenze fra i sistemi legali di Stati Uniti e Unione europea ma svolge un ruolo fondamentale nella percezione di Volkswagen come azienda responsabile e affidabile”.

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