Sempre più SUV in circolazione aumentano l’inquinamento

22 Ottobre 2019

L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) anticipa alcuni contenuti presenti nel report “World Energy Outlook” che uscirà il prossimo 13 Novembre. L’organo internazionale che si occupa dei temi legati alla produzione di energia e sviluppo economico fa sapere che la continua crescita a livello globale del mercato dei SUV sta mettendo a dura prova tutti i miglioramenti fatti dalle case automobilistiche per ridurre le emissioni di CO2.

SUV

I dati analizzati dalla IEA considerano un arco temporale compreso tra il 2010 e il 2018, in cui le vendite dei SUV sono aumentate in modo vertiginoso: nel 2010 si contavano “appena” 35 milioni di SUV, oggi si arrivano a contare quasi 200 milioni di SUV sparsi per tutto il mondo, con ulteriori previsioni di crescita del segmento.
Il 40% delle vendite di auto a livello mondiale è oggi costituito da modelli SUV, con percentuali che raggiungono il 48% del venduto negli USA e il 42% in Cina.
La crescita del settore è una tendenza di livello globale: in Cina il SUV è considerato uno status symbol, in India e in Africa le vendite si stanno moltiplicando anche grazie all’aumento del benessere della popolazione.

SUV

Non sorprende dunque che al secondo posto del podio per crescita di CO2 dal 2010 al 2018 si attesti il segmento SUV. Al primo posto rimane saldo il settore della produzione energetica e al terzo gradino invece si posiziona l’intera industria pesante (metallurgia ecc). Le altre auto invece, esclusi i SUV, registrano un calo delle emissioni di CO2.

Un SUV richiede circa 1/4 di combustibile in più per funzionare rispetto a una berlina media e, come già vi abbiamo raccontato qui, oltre a inquinare di più, occupa anche una quantità superiore di spazio pubblico ed è più pericoloso rispetto a una classica auto.

Questi numeri non possono che fare riflettere ulteriormente se non sia il caso di porre un freno alla diffusione di queste auto, soprattutto a fronte degli ultimi dati diffusi dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (Aea) che vede l’Italia ai primi posti per inquinamento dell’aria e addirittura il primo Paese dell’UE per morti premature da biossido di azoto (NO2), complessivamente nell’UE  lo smog è responsabile di 372mila morti premature.

 

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