Perché i medici non possono prescrivere la bici come terapia?

12 Novembre 2020

Che l’uso della bicicletta sia paragonabile a una terapia, lo abbiamo detto più e più volte. Ma se è davvero una terapia, perché i medici di base non possono prescriverla ai pazienti che soffrono di patologie croniche?

Se questa idea vi sembra balzana, se il fatto che un medico prescriva l’attività fisica in bici vi pare una fesseria, se il vostro pensiero è “tanto a che serve?”, allora facciamo un esercizio.

Immaginate di essere nell’antichità e di essere malati. Così vi rivolgete al vostro medico/filosofo di riferimento, che vi risponderebbe così.

  • Erodico vi direbbe di camminare ogni giorno per almeno 10 chilometri
  • Ippocrate vi consiglierebbe una terapia di 6 giorni, fatta di camminate mattutine, corsa al pomeriggio e pugilato la sera
  • Platone vi esorterebbe a frequentare il gymnasion e prendere lezioni di pancrazio (una sorta di MMA dell’antichità)
  • Diocle vi prescriverebbe bagni caldi seguiti da lunghe camminate
  • Filostrato vi mostrerebbe i benefici della tetrade: una routine di 4 giorni, di cui due di allenamento al gymnasion, uno di camminata e uno di riposo e massaggi.
  • Galeno vi suggerirebbe di allenarvi con una palla medica (spheristerium) per equilibrare gli umori del vostro corpo.
  • Seneca avrebbe sostenuto un esercizio più intenso, in modo da “stancarsi in fretta e risparmiare tempo” (una sorta di precursore dell’interval training).
  • Marco Tullio Cicerone vi direbbe di ascoltare il consiglio dei medici, perché allenarsi per mantenersi in salute è virtuoso.

Vi è sempre stato uno stretto legame tra attività fisica e salute del corpo e della mente. Nell’antichità era naturale per una persona sentirsi consigliare dal medico (definito cerusico) di fare attività motoria per stare bene.

Questa cosa ora si è persa ma in realtà moltissimi studiosi sostengono che il medico di base dovrebbe poter fornire indicazioni e prescrivere l’attività fisica come terapia a complemento di quella farmacologica.

bici terapia

Secondo lo studio “Physical Activity as a Vital Sign: A sistematic review”, il valore della capacità aerobica, che identifica il volume di ossigeno che siamo in grado di utilizzare per sintetizzare ATP (la moneta energetica delle cellule), è da considerarsi un segno vitale dell’individuo. Dipende da numerosi fattori: gittata cardiaca, capillarizzazione dei muscoli, densità e capacità mitocondriale e si mantiene e migliora con un adeguato allenamento di resistenza.

Infatti, come abbiamo già scritto, chi ha una capacità aerobica più elevata tende ad avere meno probabilità di ospedalizzazione in caso di infezione da COVID-19.

Esattamente come si fa con la pressione arteriosa, la glicemia a riposo, il BMI, il peso corporeo o la concentrazione di colesterolo nel sangue, il medico di base dovrebbe iniziare a conoscere anche il VO2max dei propri pazienti e consigliare come migliorarlo.

Oltre a questo tema più tecnico, ce n’è un altro più prosaico. Il 96% dei decessi per COVID-19 da Marzo a Ottobre 2020 hanno riguardato una specifica fascia di popolazione: gli anziani sopra i 70 anni con pluripatologie croniche (ipertensione, diabete e cardiopatia ischemica).

Questa popolazione vede nel medico di base l’unico “consulente” sul proprio stile di vita e finché il medico prescriverà esclusivamente farmaci, questa fascia non farà altro che assumere pillole. I risultati sono sotto gli occhi: il 90% degli over 65 anni in Italia assume farmaci quotidianamente. Dai 65 agli 85 anni sono 365 pillole all’anno, per un totale di 7300 pillole in vent’anni. Dato che in Italia ci sono 14 milioni di over 65, si tratta di una mole di farmaci nell’ordine dei milioni di miliardi.

Cosa succederebbe se il medico di base, oltre alle statine, ai diuretici e agli antipertensivi, prescrivesse 30 minuti di attività fisica al giorno in bicicletta? E se il paziente, con quella ricetta medica, potesse andare in negozio, acquistare una bici e poi detrarre dalle tasse la spesa come presidio medico-chirurgico, esattamente come si fa coi farmaci?

Io questa ipotesi l’ho già studiata, andando a vedere cosa è stato fatto nel resto del mondo, e l’ho inserita nel Piano Strategico per la riduzione della sedentarietà, che potete scaricare gratuitamente.

Forse è tempo di guardare all’antichità classica e prenderne spunto, poiché su salute, attività fisica e sviluppo dell’individuo, a conti fatti, erano avanti anni luce rispetto a noi.

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