Smettere di fare attività fisica è la scelta peggiore per te e per la società

23 Novembre 2020

Smettere di fare attività fisica: una scelta che, dati alla mano, compiamo almeno due volte nella nostra vita, con conseguenze molto pesanti per la nostra salute. La prima volta avviene intorno agli 11 anni, quando decidiamo di abbandonare lo sport praticato finora. I dati del CONI mostrano un tasso di abbandono enorme della pratica sportiva proprio intorno a quell’età. La seconda di solito la si compie intorno ai 60-65 anni e corrisponde, per i più fortunati, al pensionamento. I dati dell’ISTISAN (Ente dell’Istituto superiore della Sanità per gli stili di vita salutari) parlano di un vero e proprio azzeramento del volume di movimento quotidiano intorno ai 65 anni.

Smettere attività fisica

“Ma se ho fatto tanto di quello sport, da giovane!”

È una delle frasi più comuni per giustificare il fatto di non fare più attività fisica (insieme a “non ho tempo”).

L’aver fatto tanta attività motoria da bambini é ottimo, poiché aiuta a diventare adulti più forti e sani. Infatti la salute di un adulto dipende in lunga parte da quanto è fisicamente attivo nei primi 14 anni di vita. Per esempio, lo studio “The benefits of physical activity in childhood” (Harsha DW, American Journal of Medicine Science, USA, 1995) ha dimostrato che la quantità di adipociti (ovvero di grasso) che avremo da adulti è determinata dal BMI (indice di massa corporea, che è il rapporto tra peso e altezza) che si ha durante l’accrescimento. Un bambino magro e dinamico sarà un adulto magro e con meno tendenza a ingrassare. Un bambino sovrappeso sarà un adulto che combatte costantemente con il proprio peso corporeo. Un altro esempio: la salute delle nostre ossa dipende (quasi) esclusivamente da quanto siamo attivi nei primi 11 anni di vita. Infatti un bambino che corre, salta e si muove sarà un adulto con ossa forti, poiché la densità ossea si rafforza con gli impatti. Nello studio “Physical Activity during growth. effects on bone, muscle, fracture risk and academic performance” (Fritz J, Lund University, Germania, 2017.) dei 15enni sedentari sono stati sottoposti a esame e la loro densità ossea era inferiore del 36% rispetto a quella di coetanei sportivi.

Smettere attività fisica

Purtroppo però il nostro corpo non ragiona in termini di “fieno in cascina”. Il nostro organismo è estremamente adattabile, per cui se viene stimolato migliora, se non viene stimolato perde gli adattamenti guadagnati. Questo significa che l’attività motoria andrebbe vista come un’attività di manutenzione quotidiana del nostro corpo, esattamente come lavarsi i denti. Lo facciamo per evitare le carie e cosi corriamo, pedaliamo, arrampichiamo, facciamo Pilates, Yoga, nuotiamo per evitare che arrivino malattie e dolori.

Il nostro corpo purtroppo non ragiona solo in termini di volume di attività motoria ma soprattutto di costanza dell’applicazione dell’impegno fisico. Alcuni studi hanno dimostrato che 70enni fisicamente attivi avevano una densità ossea maggiore di 20enni sedentari.

Qualunque movimento che compiamo è il risultato di un’interazione di diverse capacità: resistenza, forza, flessibilità, mobilità articolare, che devono lavorare in maniera equilibrata.

Lo studio sulla salute pubblica dal titolo “Sport and exercise as contributors to the health of nations” (Khan&Al, Lancet, 2012) sottolinea il fatto che la capacità di esprimere forza muscolare e della resistenza aerobica dovrebbero essere inclusi nei parametri vitali dell’individuo. Esattamente come il medico monitora la pressione arteriosa, i livelli di glucosio nel sangue, il numero di battiti del cuore a riposo di un paziente, dovrebbe anche valutare la capacità di sollevare pesi e di muoversi sotto sforzo per lungo tempo.

Poiché queste ultime due capacità sono strettamente legate all’autonomia della persona anziana, che ha ricadute importanti sui costi sociali. Perchè una società è sana quando gli individui che la compongono sono in grado di muoversi per molto tempo, sostenendo uno sforzo prolungato, senza riportare infortuni e senza supporto esterno.

smettere attività fisica

L’elevata incidenza dell’abbandono sportivo intorno agli 11 anni e della riduzione progressiva del movimento quotidiano a partire dei 65 anni sono due scelte che producono un impoverimento motorio dell’individuo, aumentano l’incidenza delle malattie croniche e hanno una ricaduta trasversale sulla qualità della vita della popolazione e sulla salute della nazione chiamata Italia.

Non dovremmo mai smettere di fare attività fisica (che non vuol dire solo fare sport), esattamente come non smettiamo di lavarci i denti quando ci cadono quelli da latte e ci crescono i definitivi.

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