Per il presidente di Confindustria le ciclabili non sono una priorità - Bikeitalia.it

Per il presidente di Confindustria le ciclabili non sono una priorità

5 Aprile 2022

Per Confindustria la realizzazione di piste ciclabili non è una priorità: lo ha detto il presidente Carlo Bonomi il 2 aprile 2022, presentando il rapporto del Centro studi di Viale dell’Astronomia sulle prospettive dell’economia in Italia alla luce della difficile situazione internazionale dovuta alla guerra in Ucraina.

I numeri che preoccupano di più il leader degli industriali sono il Pil 2022 – che secondo le stime di Confindustria crescerà solo del +1,9% (più che dimezzato rispetto alle stime dello scorso ottobre, con -2,2 punti percentuali, ndr) – e il caro-energia perché “le misure fin qui adottate dal governo non sono sufficienti”, affermazione fatta per ribadire la richiesta di un tetto al prezzo del gas e un taglio netto delle accise e Iva aggiunta al distributore contro il caro-benzina.

ciclabili no bici

Nella sua lunga dissertazione – riportata con dovizia di particolari sul Sole 24 Ore – Bonomi snocciola una serie di cifre e, in un passaggio che affronta il tema dell’allocazione dei fondi del PNRR, dice testualmente: “Io faccio fatica a capire se, permettetemi la battuta, oggi sono più importanti 52 km di piste ciclabili o forse realizzare quegli impianti di rigassificazione di cui abbiamo bisogno e che possono portare sollievo alle bollette energetiche di imprese e famiglie. Perché sennò il rischio è che faremo le 52 piste ciclabili e ci andremo tutti perché non avremo altro”.

Un passaggio che denota purtroppo la mancanza di attenzione per il tema della ciclabilità che, in una situazione incerta come quella di oggi, rappresenta proprio una soluzione su cui puntare per dare un’alternativa concreta di mobilità a tante persone che non utilizzano la bici per mancanza di infrastrutture. Su Bikeitalia lo avevamo scritto in tempi non sospetti: la crisi legata alla guerra e l’aumento indiscriminato del prezzo dell’energia richiedevano proprio la realizzazione di più ciclabili. Per questo i fondi del PNRR allocati a questo scopo non vanno dirottati su altro, ma anzi bisogna impegnarsi perché confluiscano in progetti che ridisegnino le nostre città per creare una rete di percorsi ciclabili connessi, in linea con i biciplan metropolitani.

La frase del presidente Bonomi mette in contrapposizione – seppur sotto forma di battuta – “52 chilometri di ciclabili” con “gli impianti di rigassificazione”: la sproporzione risulta evidente, è chiaramente un’estremizzazione che però denota un atteggiamento di dileggio e chiusura nei confronti della bicicletta considerata ancora una volta come un orpello ludico, un inutile accessorio e non (anche) come un importante mezzo di spostamento.

Non a caso proprio durante i due anni di pandemia è stata la bicicletta a crescere esponenzialmente e moltissime nazioni hanno messo in campo risorse straordinarie per facilitarne l’uso: Parigi, ad esempio, già stava lavorando in tal senso ma ha fatto ancora di più bruciando le tappe. Perché la bicicletta in tempo di crisi rappresenta una soluzione. D’altra parte è proprio in seguito alla crisi petrolifera degli Anni Settanta che nazioni come la Danimarca e i Paesi Bassi hanno gettato le basi per diventare i paesi a misura di bicicletta che oggi conosciamo. E ogni anno continuano a investire ingenti risorse per mantenere le loro infrastrutture ciclabili. E, no: non ci pensano minimamente a tornare indietro con strade piene di traffico motorizzato e di smog.

Fa specie che proprio in un momento come questo il primo esempio “simpatico” che viene in mente al presidente di Confindustria siano proprio “le ciclabili” come perfetto capro espiatorio. Come se l’economia che gira intorno alla bicicletta non fosse (anche) un asset strategico da valorizzare: un settore in salute che vende oltre 2 milioni di nuovi pezzi all’anno. Come se Confindustria, al proprio interno, non avesse anche l’ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) il cui compito sarebbe quello di valorizzare e difendere tutto ciò che gira intorno alle due ruote (ma la sensazione è che da tempo la parte Motociclo abbia nettamente preso il sopravvento su quella Ciclo, ndr).

Non stupisce quindi che mentre la Spagna – per fare un esempio di un paese culturalmente, climaticamente e geograficamente affine all’Italia – sta marciando spedita grazie a una Strategia Nazionale per la Bicicletta, un’Associazione di categoria forte e coesa (l’AMBE) e un tasso di ciclabilità che cresce di anno in anno, l’Italia invece continui ad arrancare, anche perché – tra le altre cose – le ciclabili qui da noi vengono considerate, troppo spesso, accessorie. E non prioritarie.

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