Viaggiare

Non ho paura di viaggiare in bici da sola

Annie Londonderry, all’anagrafe Annie Cohen Kapchovsky è stata la prima influencer e travel blogger in bicicletta della storia. Amava leggere e sognava di viaggiare. Queste sono le prime parole che leggo sul suo conto, e penso che in fondo leggere e viaggiare sono due attività molto diverse che però ci conducono nello stesso posto. Là, dove nemmeno sappiamo di voler andare, alla scoperta di noi stesse e del mondo che ci circonda, verso l’ignoto.

Fiorillo Campo di grano Viaggio da Sola

Annie Cohen Kapchovsky e il giro del mondo

Nata a Riga, nel 1870, emigrata con la sua famiglia negli Stati Uniti, Annie a 23 anni decide di allontanarsi dalla sua casa di Boston, da suo marito e dai tre figli piccoli. Il motivo? Tentare un’impresa del tutto impensabile al tempo per una ragazza: fare il giro del mondo in bicicletta.
Tutto nacque da una scommessa. La sfida era quella di tornare dopo quindici mesi con 5mila dollari guadagnati in tasca. Annie accetta, e parte con un solo cambio di vestiti e un revolver dal manico di madreperla. Che magia. Si fa chiamare “Londonderry” come la “Londonderry Lithia Spring Water Company” (un marchio di acque minerali) che l’aveva finanziata con 100 dollari per apporre un cartello della Società dietro la sua bicicletta. Ve l’ho detto che è stata un’influencer ante litteram!
Annie scardinava già alla vista gli stereotipi dell’epoca, sconvolgendo il mondo intero, una pedalata alla volta.

Annie Londonderry nel 1896
Annie Londonderry nel 1896 (via Wikimedia Commons)

Ruth Orkin, la fotografia e la libertà

Una ragazza, poco più che adolescente, si mette in sella ad una bicicletta e parte, attraversando un paese sconfinato, portando con lei soltanto una macchina fotografica.
Nel 1938 Ruth Orkin aveva 17 anni quando da sola, in sella alla sua bicicletta ha attraversato l’America da Los Angeles a New York per visitare l’Esposizione Universale. Chicago, Boston, San Francisco, Washington, Philadelphia, le città che attraversa con la sua bici diventano protagoniste dei suoi scatti: le persone, i panorami, le scene di vita racchiuse in 350 fotografie e raccontate in un diario di viaggio fatto di diapositive e parole. La bicicletta è il mezzo dell’indipendenza, ma anche la protagonista di un viaggio unico e prezioso, intrapreso per appagare la fame di libertà, per afferrare il mondo, per scrivere una storia.

Ruth Orkin Viaggio in bici articolo
Ruth Orkin Viaggio in bici

Dervla Murphy dall’Irlanda all’India

Era timida a casa ma durante i suoi viaggi parlava con chiunque rispondesse” così descrivono Dervla Murphy le persone che l’hanno conosciuta. Irlandese di nascita, già dall’età di 10 anni, in sella alla sua prima bicicletta, aveva capito che semplicemente spingendo i pedali sarebbe potuta arrivare ovunque, fino all’India, e così è stato. «Non ho mai dimenticato il punto esatto, su una ripida collina vicino a Lismore, in cui presi questa decisione. A metà strada guardai con orgoglio le mie gambe, che spingevano lentamente i pedali, e pensai: “Se continuassi a farlo abbastanza a lungo, potrei arrivare in India”» racconta nel suo libro Wheels within Wheels.

Dervla Murphy: Cyclist and writer Dervla Murphy in Barcelona in 1956 via Wikimedia Commons
Dervla Murphy: a Barcellona nel 1956 (via Wikimedia Commons)

Leggendo i suoi racconti salta all’occhio come il fatto stesso di viaggiare per lei non fosse un desiderio, tanto meno uno svago, ma l’essenza stessa della sua vita. Nei suoi scritti, considerati veri e propri capolavori, si legge anche dei pericoli a cui è andata incontro girando il mondo in bicicletta, delle difficoltà con cui si è scontrata, perché anche questo è viaggiare.

Storie che sono diventate la mia

Ilaria Fiorillo Viaggiare da Sola
Ilaria Fiorillo – Viaggiare da sola

Queste sono solo alcune delle incredibili storie che mi hanno fatto sognare, più leggevo più cresceva in me la voglia di diventare la protagonista di una di queste storie. Così che un giorno mi sono ritrovata a comprare una bicicletta, due borse, una tenda e partire.

Mi spieghi meglio: lei viaggia su una bicicletta, la sera si ferma, monta la tenda, dorme e il giorno dopo riparte? Ma lei si fida?”. Ricordo tutti i dettagli di questa conversazione: mi trovavo a Sabaudia, sulla costa laziale, era l’estate del 2022, la temperatura si aggirava intorno ai 28-30 gradi, c’era il sole e dopo aver lasciato il campeggio che mi aveva ospitata per la notte avevo deciso di fermarmi nella città più vicina per la colazione.

Ilaria Fiorillo - Viaggiare in  bici e tenda da sola
Ilaria Fiorillo – Viaggiare in bici e tenda da sola

Era giorno di mercato, sabato se non ricordo male. Ci è voluto un attimo per individuare il bar che, considerata la fila all’ingresso e l’ottimo profumo, serviva le brioche migliori della zona. Sono riuscita a trovare un tavolino libero, ho posato la bici e mi sono accomodata. Mangiavo una brioche buonissima e osservavo le persone al mercato, nella loro quotidianità, mi sentivo allo stesso tempo una straniera e una del posto, è l’effetto della bicicletta.

Incuriositi dalla mia bicicletta in assetto da viaggio e alla ricerca di un posto tranquillo in cui gustare il gelato, si sono accomodati accanto a me un nonno e sua nipote. La ragazzina avrà avuto circa 8 anni, suo nonno intorno ai 75, mangiavano un gelato aspettando la nonna che si dedicava alla spesa settimanale. Iniziamo a chiacchierare, chi sei, da dove vieni, dove stai andando, ma davvero viaggi in bicicletta, da sola?!?

Ilaria Fiorillo Viaggiare in bici da sole

Ero in viaggio da una settimana, partita da Milano per raggiungere Foggia, la città dove sono nata e dove vive la mia famiglia. 12 giorni di viaggio in bicicletta attraverso l’Italia, portavo con me tutto l’occorrente per campeggiare, una voglia matta di pedalare e poco più. È sempre stato quello il “carburante” dei miei viaggi, il desiderio di scoprire ed esplorare i luoghi da un altro punto di vista, che fosse unico, solo mio.

Ma lei si fida?

Alla domanda “ma lei si fida?” ho risposto di sì, che io mi fido, e l’ho fatto sorridendo.
In quel sorriso c’era un mondo fatto di consapevolezze e paure, di coraggio e sogni, di rivendicazioni e desiderio di libertà. Viaggiare in bicicletta vuol dire riappropriarsi di tempo, spazi e desideri diceva Mariateresa Montaruli e nelle sue parole ritrovo esattamente il senso dei miei viaggi e sono sicura che anche chi sta leggendo questo articolo è d’accordo con noi.

Quindi no, io non ho paura di viaggiare in bici da sola: quello che mi fa paura è l’idea di rinunciare alla felicità che provo quando mi ritrovo a pedalare libera, solo io e la bicicletta.

La sicurezza che ci manca

Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano diceva Michela Murgia, niente di più vero.

Un mese fa, in Brasile, è stato ritrovato il corpo senza vita dell’artista clown venezuelana Julieta Hernandez, nei pressi di Presidente Figueiredo, città dell’Amazzonia situata nel Nord del Brasile, accanto a lei è stata trovata anche la sua bicicletta. Miss Jujuba (questo il suo nome d’arte) è stata uccisa mentre attraversava il Sud America in sella alla sua bicicletta, portando in giro i suoi spettacoli, la sua arte e la sua allegria, in quei luoghi del mondo in cui ce n’è più bisogno. A Milano il primo febbraio è pronta a partire la Clown Critical Mass per ricordare Julieta.

Era una viaggiatrice esperta, più che un viaggio quella era la vita che si era scelta, in sella alla sua bicicletta. La sua è una storia che valica i confini e scuote gli animi, tanto da portare in Italia e nel mondo, nell’ultimo mese, migliaia di persone in piazza in suo ricordo.

Se racconto questa storia nelle ultime righe di questo articolo non è per ribadire la pericolosità delle strade o sottolineare i rischi che corriamo quando decidiamo di partire, quelli ahimè li conosciamo bene.
Al contrario, racconto questa storia per ricordare Julieta ed invitarvi a non avere paura, a non smettere mai di viaggiare se è quello che volete fare, perché le strade sicure le fanno le donne che le attraversano.

Viaggiate, da sole, in gruppo, per lavoro o per passione, per curiosità o per noia, viaggiate e continuate a cambiare il mondo, una pedalata alla volta.

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Commenti

  1. Avatar Renata ha detto:

    bello tutto fino a quando subisci un tentato stupro in una situazione in cui nemmeno potevi averlo immaginato una situazione di sicurezza in cui ti sentivi a tuo agio e lontano da ogni pericolo e allora continui a viaggiare ma con meno sicurezza nel cuore. La giusta dose di paura è quella che ti aiuta a sopravvivere, e ti salva la vita, ma a volte non è nemmeno sufficiente.

  2. Avatar Simona ha detto:

    fai venire voglia di partire subito!

  3. Avatar Paolo ha detto:

    Bellissimo articolo, grazie. Perché non fai più video?

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