Muoverci ci rende più intelligenti (e non farlo più stupidi)

Muoverci ci rende più intelligenti?

Da bambino con l’ADHD (sindrome dell’iperattività e deficit attentivo) degli anni ’80, ricordo che la mia “intelligenza” veniva basata esclusivamente sul rendimento scolastico, peraltro ottimo nonostante l’iperattività, e tutto quello che concerneva il modo in cui muovessi il mio corpo non veniva preso minimamente in considerazione. Eppure gli studi delle neuroscienze sono sempre più inclini nel sostenere che il pensiero astratto, le capacità cognitive, le emozioni (le cosiddette attività superiori) siano la punta di un iceberg dove la base è il movimento. Vediamolo insieme.

Come il nostro corpo impara a muoversi

Partiamo da uno studio scientifico molto bello: “Multiple Motor Learning Processes in Humans: Defining Their Neurophysiological Bases” (The Neuroscientist, 2020). In questo articolo i ricercatori mostrano i modi in cui il nostro corpo apprende un qualunque nuovo movimento:

  • Basato sull’errore: il nostro cervello fa una comparazione tra il movimento che abbiamo eseguito realmente e quello che avevamo intenzione di eseguire e corregge le discrepanze;
  • Apprendimento rafforzato: quando eseguiamo un movimento correttamente il nostro cervello elabora l’informazione come positiva e rafforza i sistemi neurali che hanno reso possibile tale movimento;
  • Uso dipendente: la continua ripetizione del movimento produce l’automatizzarsi dello stesso. Questo tipo di apprendimento è “subdolo”, poiché permette di automatizzare anche movimenti errati;
  • Strategy-based: prima di eseguire un movimento effettuiamo un ragionamento su quale sia la strategia motoria da mettere in atto.
Attività fisica

Ogni volta che dobbiamo eseguire un nuovo movimento, il nostro sistema nervoso elabora una miriade immensa di informazioni e definisce la strategia esecutiva più idonea. L’esecuzione di un movimento è il risultato finale che coinvolte vari livelli del nostro sistema nervoso e della nostra coscienza:

  • I sistemi esterocettivi (vista, udito, tatto), inviano informazioni sull’ambiente esterno. Informazioni che, sotto forma di impulsi elettrici viaggiano dalla periferia al cervello;
  • I sistemi propriocettivi (organi tendinei del golgi, fusi neuromuscolari) inviano afferenze riguardo lo stato di rilassamento, eccitazione, allungamento e tensione dei muscoli. Informazioni che vengono elaborate a livello inconscio dal cervelletto;
  • Gli stati della nostra coscienza si alterano, aumentando l’attenzione, riducendo il “rumore di fondo” dell’ambiente esterno;
  • L’esecuzione del movimento, se positiva, produce il rilascio di dopamina e di altre molecole correlate al piacere e al senso di soddisfazione;

In pratica il movimento richiede il lavoro congiunto di tutti i circuiti del sistema nervoso, del cervello e della mente. Il movimento da eseguire è definito un “problema motorio” che dobbiamo risolvere. Esattamente come un problema di matematica, il problema motorio richiede attenzione, concentrazione e dedizione. La sua risoluzione attraverso il movimento rende più forti i circuiti neuronali e migliora l’autostima e la sensazione di autoefficacia (cioè la consapevolezza di essere in grado di fare qualcosa).

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Tutto questo è possibile grazie alla neuroplasticità: esattamente come per i muscoli, il sistema nervoso è in grado di rafforzare i propri sistemi e circuiti. È il principio di Webb: “due neuroni che inviano impulsi congiunti si fondono insieme”. In sostanza il neurone è una cellula eccitabile formata da un soma centrale e un lungo assone che trasmette l’impulso. L’assone è ricoperto da una guaina mielinica (come per i cavi elettrici) che lo isola dall’esterno e permette una miglior trasmissione del segnale. Eseguendo dei movimento nuovi e diversi la guaina mielinica che avvolge gli assoni si fortifica, migliorando le connessioni. In sostanza avremo un sistema nervoso più efficiente, capace di valutare più velocemente le informazioni ed eseguire meglio i movimenti.

Esempio: tecnica di pedalata

Facciamo un esempio concreto. Mi occupo di visite biomeccaniche dal 2015 e più di 1000 ciclisti sono passati dal nostro Bikeitalia LAB di Monza. Una delle domande più frequenti è “ma pedalo bene?”.

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Se volessimo scomporre il gesto della pedalata a livello nervoso, noi avremo il cervello che deve gestire l’estensione della gamba destra e la flessione della gamba sinistra allo stesso movimento. L’estensione della gamba destra prevede l’attivazione dei quadricipiti, degli ischiocrurali e dei glutei mentre la flessione della gamba sinistra richiede che quadricipiti e ischiocrurali lavorino su articolazioni opposte, unitamente all’attivazione del muscolo ileo-psoas. Oltre a questo avremo l’attivazione del polpaccio di destra per plantiflettere il piede e del tibiale anteriore di sinistra per dorsiflettere il piede. Senza contare l’attivazione dell’addome per stabilizzare (facciamo finta che non ci sia, altrimenti impazziamo).

Ora, un gesto motorio viene appreso attraverso tre fasi ben distinte:

  • Fase della coordinazione grezza: siamo impacciati e pensiamo spesso al movimento che dobbiamo eseguire;
  • Fase della coordinazione fine: diventiamo sempre più fluidi nell’esecuzione;
  • Fase della disponibilità variabile: lo schema motorio è stato automatizzato e viene eseguito quando serve;
Gesto della pedalata

Migliorare la tecnica di pedalata è un processo che passa per questi tre step, esattamente come qualunque movimento. Si passa da un allenamento con “biofeedback”, per esempio osservandosi allo specchio, oppure cercando di spingere 50-50 con il sensore di potenza oppure ancora usando dei sensori inerziali che indichino se il movimento della caviglia è corretto o meno. In questa fase quindi andiamo a lavorare sulla coordinazione grezza. Una volta che è stato compreso dal ciclista come usare la caviglia, per esempio, il biofeedback verrà sempre più nascosto, in modo da rafforzare i circuiti neuronali deputati al movimento della caviglia in pedalata, entrando così nella fase della coordinazione fine. Al termine di questo processo si andrà a eliminare del tutto il biofeedback e si lavorerà sul rendere il gesto più efficiente in termini metabolici (allenamento alla soglia del lattato, allenamento della forza), entrando così nella fase della disponibilità variabile.

E cosa sarà successo al ciclista? Avrà rafforzato i circuiti neuronali che governano il gesto della pedalata, avrà affinato le sensazioni percettive riguardo a tale gesto e avrà guadagnato in consapevolezza motoria.

Muoverci ci rende più intelligenti

Il movimento, come abbiamo visto nell’esempio del gesto della pedalata, è uno stress per il nostro sistema nervoso, che lo affronta attraverso un continuo rafforzamento dei propri circuiti. A differenza di ciò che sosteneva Cartesio, corpo e mente non sono slegati ma entrambi sono intimamente legati e connessi. Il movimento provoca delle modifiche nelle strutture del cervello, migliora le connessioni nervose e perfeziona la comunicazione tra i circuiti stessi, influenzando anche il pensiero, la capacità di attenzione, i processi decisionali.

Muoverci ci rende più intelligenti

Una persona che si muove spesso, tende ad avere una predisposizione maggiore all’apprendimento, una capacità di ragionamento e decisionale migliori di chi è sedentario. Questo perché ha “lubrificato” i circuiti deputati al ragionamento attraverso il movimento.

Muoverci ci rende più intelligenti allo stesso modo del leggere, studiare e fare di conto. Non possiamo continuare a ignorare questo aspetto, basandoci solo su aspetti cognitivi senza includere anche quelli motori. La sedentarietà provoca un’atrofia generale del corpo, che non si esprime solo nel peggioramento dell’elasticità dei vasi sanguigni, nella riduzione della forza muscolare o una perdita della densità ossea ma anche, e soprattutto, nella riduzione della capacità cognitive.

Il movimento è uno strumento che permette di affinare le connessioni neurali ed è stato visto che chi fa attività fisica con regolarità presenta curve di apprendimento più veloci di chi non la fa.

Se vogliamo essere persone intelligenti dobbiamo muovere il nostro corpo, perché muoverci rende più intelligenti.

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