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Tutti i falsi miti sulla bici (e come liberarsene)

News, Rubriche e opinioni • di 27 marzo 2017

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L’opinionismo è sempre più diffuso e la ciclabilità non fa eccezione: d’altra parte la maggior parte di noi sa andare in bicicletta e il solo fatto di riuscire a mantenere l’equilibrio in sella, per qualcuno, si trasforma automaticamente nella presunta capacità di poter analizzare tutto quanto ruota attorno alla bici, spesso però pontificando senza costrutto e partendo da assunti sbagliati. Già, perché i falsi miti sulla bici sono duri a morire e, anzi, si autoalimentano in un contesto dove chiunque si sente titolato a “dire la sua” e il confine tra chiacchiera da bar e sparata sul web è sempre più labile.

Per sfatare tutti i falsi miti sulla bici la Cycling Embassy of Great Britain ha realizzato un portale multilingue, disponibile anche in italiano, che dà una risposta chiara e concisa alle affermazioni errate che nascono dalla scarsa conoscenza della fenomenologia ciclistica: “andare in bici rallenta il traffico”, “ci sono troppe salite”, “nessuno usa le piste ciclabili esistenti” sono solo tre esempi dei 29 presenti, ma la lista è in continuo aggiornamento.

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La necessità di sistematizzare in un unico portale tutte queste informazioni è nata dal fatto di avere a portata di mano un utile vademecum che è possibile anche stampare in diversi formati e diffondere o portare con sé quando si partecipa da attivisti a incontri pubblici o a confronti con persone che sono contrarie alle politiche in favore della ciclabilità perché basano le proprie convinzioni su assunti sbagliati. Naturalmente per ciascun falso mito sfatato ci sono anche link di approfondimento a pubblicazioni specializzate in cui viene spiegato nel dettaglio perché quella determinata proposizione anti-bici è errata.

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Una tra le convinzioni più diffuse è quella che “chi va in bici non paga le strade”, vale a dire che costruire piste ciclabili e infrastrutture dedicate alle bici sarebbe un’operazione inutile e costosa perché non dà un ritorno economico. Questo falso mito viene smontato così: “La crescita della bici come mezzo di trasporto conviene a tutta la società, anche a chi non ne fa mai uso. Più persone in bici vuol dire meno code in macchina, più spazio sul trasporto pubblico, meno inquinamento causato dai motori, e una popolazione globalmente più sana. Vale ugualmente tenere in considerazione che la maggior parte delle persone che vanno in bici usano anche le auto, dato che è raro usare sempre lo stesso mezzo di trasporto, e ne pagano le tasse corrispondenti. Andare in bici, inoltre, genera ben poca usura delle infrastrutture stradali, diminuendo i costi di manutenzione”. Peraltro le risorse per realizzare le strade derivano dalla fiscalità generale e a pagare non sono solo gli automobilisti così come gli enormi costi sociali dovuti alla mobilità automobilistica – danni causati da incidenti e inquinamento – sono a carico di tutti i contribuenti.

All’obiezione che la bicicletta non è un mezzo di trasporto diffuso perché “non siamo né olandesi né danesi” la risposta suggerita dal portale è che loro non sono nati in sella alla bici ma hanno creato le condizioni migliori per farlo, pianificando politiche ciclabili sul lungo periodo: “Olandesi e danesi non vanno in bicicletta perché è il loro dichiarato destino, ma perché vivono in luoghi dove si è progettato pensando alle bici, rendendola un modo pratico, sicuro e semplice per spostarsi”.

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Un altro cavallo di battaglia dei crociati contro chi pedala in città è quello che “bisogna indossare sempre il casco” per la propria incolumità, mentre invece il vademecum messo a punto dalla Cycling Embassy of Great Britain sostiene che non esiste una correlazione tra obbligatorietà/uso del casco e maggior sicurezza: “L’uso di un casco quando si va in bici non fa la differenza in termini di sicurezza. Quei paesi dove l’uso del casco è obbligatorio, o dove si fa un uso massiccio del casco, non presentano nessuna diminuzione nel numero di traumi cranici (né di traumi in generale) rispetto ai paesi senza tali leggi”. La maggiore sicurezza per chi pedala si ottiene quando le infrastrutture ciclabili sono progettate a regola d’arte e riducono il rischio di conflittualità – e collisioni – con gli altri utenti della strada.

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