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Se la bici è un farmaco, perché lo Stato non la prescrive?

News • di 12 Ott 2018

Uno degli articoli più letti dell’intero 2018 è stato quello in cui abbiamo raccontato gli effetti che la bici ha sul’organismo, tanto da poter essere paragonata a un farmaco.

Con questo articolo siamo andati più in profondità, cercando di capire (e di immaginare) cosa possa succedere, a livello di cambiamento del livello di vita degli italiani e di spesa sanitaria che lo Stato ogni anno sostiene.

Ma partiamo dall’inizio.

Immaginiamo Fabio, nato nel 2016. La sua aspettativa di vita, alla nascita, è di 80 anni. Se fosse stato femmina, sarebbe stato di 85, perché le donne italiane vivono in media più degli uomini. Significa che il piccolo Fabio ha buone probabilità, secondo i calcoli Istat, di avere di fronte a sé 80 anni, un’aspettativa alta, degna di uno stato sviluppato come l’Italia. Ma c’è una statistica molto, molto più negativa. Fabio non lo sa, ma di questi 80 anni di vita di fronte a sé, 30 saranno da malato cronico. Perché l’aspettativa di vita in salute, ovvero in una condizione di equilibrio fisico-mentale e di assenza di malattia, in Italia è di 58 anni (la più bassa d’Europa, seconda solo alla Romania). Il piccolo Fabio ha dunque la possibilità, se gli andrà bene, di vivere in salute per 58 anni e di passarne altri 22 in una condizione di malattia cronica, con assunzione di farmaci costante. Malato di cosa? Cardiopatia, Parkinson, Diabete mellito di tipo 2 e demenza. Queste sono le quattro malattie croniche più diffuse in Italia.

Prendiamo ora Renato, il nonno di Fabio. Ha 72 anni e quando ne aveva 52 ha sofferto di infarto del miocardio e gli è stata diagnosticata un’ipertensione arteriosa. Renato è diventato malato cronico di ipertensione ancora prima di andare in pensione. Da 20 anni assume pastiglie per la pressione, per fluidificare il sangue e per aumentare la diuresi (riducendo il volume plasmatico del sangue si riduce la pressione). Farmaci che il sistema sanitario nazionale passa a Renato, con costi per tutta la società italiana. Poniamo il caso che Renato decida di comprarsi una bici e di iniziare a fare movimento, pedalare qualche ora al giorno. La usa per andare al bar dagli amici, a fare la spesa, a fare le visite mediche, a trovare Fabio, il suo nipotino. Mettiamo che Renato, dopo 9 mesi di pratica costante, riesca a diminuire il numero di pastiglie da prendere, oltre al fatto di stare meglio e di aver migliorato i propri parametri. Avendo ridotto il numero di farmaci da fornire a Renato, lo stato avrà risparmiato soldi e aumentato l’aspettativa di vita in salute. Vi sembra fantascienza?

Invece non lo è. E’ il risultato di uno studio tutto italiano, effettuato dagli studiosi Vagnoni, Biavati, Felisatti e Pomidori, dal titolo “Moderating healthcare costs through an assisted physical activity programme”. Gli studiosi hanno appunto valutato l’impatto che l’esercizio fisico ha sulla spesa sanitaria per i farmaci. All’interno del Centro Esercizio Vita di Ferrara sono stati presi 150 pazienti randomizzati e sono stati divisi in due gruppi. Il primo ha seguito la solita terapia farmacologica standard mentre al secondo gruppo è stato aggiunto dell’esercizio fisico costante. Dopo 9 mesi i risultati sono stati i seguenti: il primo gruppo era stabile mentre il secondo aveva migliorato la propria forma fisica e ridotto la spesa per l’acquisto dei farmaci del 6,8%. Vi è dunque una correlazione diretta tra l’incremento di esercizio fisico in pazienti affetti di malattie croniche e la riduzione della spesa sanitaria.

Secondo Medinews.it, in Italia ci sono 5 milioni di persone affette da patologie cardiache, di cui 200.000 sono infarti e il resto patologie croniche. Secondo Corriere.it lo Stato italiano spende 850 milioni di euro all’anno per prendersi cura solo dei malati di patologie cardiache (acute e croniche).

Immaginate ora che il sig. Renato possa andare dal medico e farsi prescrivere l’uso della bici come terapia per l’ipertensione, andare dal negoziante e acquistarne una e poi poterla scaricare dalle tasse come presidio medico. Immaginate che lo facciano i 5 milioni di cardiopatici in Italia. 5 milioni di bici in più, 5 milioni di auto in meno per strada, 800 milioni di risparmio annuale dalla spesa pubblica solo per questo tipo di patologie.

Non pensiate ancora che sia fantascienza. A Boston, negli USA, l’amministrazione comunale regala la tessera del bike sharing ai malati che presentino una prescrizione di esercizio fisico da parte dei medici. In altre città americane, si stanno attuando programmi simili.

Fabio e Renato non sono persone inventate, sono il mio papà e il mio bambino. Ma potrebbero essere il vostro papà, il vostro nipote, il vostro bimbo, la vostra adorata nonna, vostro marito, moglie o partner. Sono le persone che amiamo. Permettiamo loro di vivere una vita che non li costringa a essere malati perenni.

Se la bici è davvero un farmaco, allora perché lo Stato non la prescrive? 

 

 





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