Cop 25, il ministro Fioramonti chiede a Eni di abbandonare le fonti fossili

12 Dicembre 2019

“L’Eni è una grande risorsa per il Paese se opererà una riconversione totale di tutti gli asset produttivi. È necessaria una moratoria di tutte le nuove ricerche di fonti fossili. Ed è necessario un piano radicale che possa dimostrare in che modo l’azienda possa restare un asset strategico nel Ventunesimo secolo”. Non ha usato mezzi termini il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti nel suo intervento alla Cop 25 di Madrid, la venticinquesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite.

Una dichiarazione – rilasciata al periodico Valori – che non sorprende, vista la vicinanza del ministro Fioramonti ai temi della sostenibilità ambientale, che vuole far entrare nell’insegnamento dell’Educazione Civica in tutte le scuole:

Ed era stato proprio lui che lo scorso settembre aveva “firmato la giustificazione” ai ragazzi scesi in piazza per il grande sciopero del clima nell’ambito dei Fridays For Future lanciati dall’attivista Greta Thunberg:

Registriamo dunque che le dichiarazioni e le azioni del ministro Fioramonti stanno andando nella giusta direzione, che è quella della sostenibilità, dei temi dell’ambiente e della salute che devono tornare al centro del dibattito e in cima all’agenda politica: ma in che modo il governo ha intenzione di affrontare compiutamente questo tema? C’è un dato recente, comunicato nel Rapporto ISFORT, che registra una presenza ancora troppo massiccia e pervasiva dei mezzi a motore e un loro abuso negli spostamenti quotidiani urbani, anche sulle brevi distanze. In italia c’è la volontà politica di invertire questa tendenza e contestualmente investire seriamente per far aumentare il tasso di ciclabilità e le pedonalizzazioni che, come ben sappiamo, aumentano la qualità della vita e l’economia di un Paese? La questione è tutta qui.

Come ricordava Wired in una recente inchiesta, le compagnie petrolifere investono milioni di euro per convincere i consumatori che il loro business è sostenibile, ma secondo Greenpeace si tratterebbe solo di “greenwashing” senza una reale messa in discussione del modello di business che continua a basarsi sullo sfruttamento di fonti fossili: “Secondo Greenpeace, neppure l’Eni (che nel 2018 ha speso ben 80 milioni di euro in pubblicità, promozione e attività di comunicazione) resiste alla tentazione di esibire una presunta dedizione verso la tutela ambientale e la sostenibilità. Ecco perché finanzia campagne sui biocarburanti e si sforza per dipingere il gas come un amico dell’ambiente. Peccato che il gas sia pur sempre un combustibile fossile, e che anche i biocarburanti possano avere un elevato impatto ambientale, soprattutto se sono ricavati da olio di palma in piantagioni che causano deforestazione”.

La dichiarazione del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti è arrivata proprio nel giorno in cui TIME ha nominato come persona dell’anno Greta Thunberg e “il potere della gioventù” per l’importanza e la portata delle sue battaglie che stanno creando in tutto il mondo un movimento di opinione forte soprattutto tra i giovani: non esiste un pianeta B e il futuro è adesso. Le politiche di tutti i governi non potranno non tenerne conto: la strada da seguire è segnata, bisogna solo scegliere se stare dalla parte Storia o essere ricordati per non aver fatto la cosa giusta quando era ancora possibile correggere la rotta.

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