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Il mio primo Giro delle Fiandre in bicicletta

Il mio primo Giro delle Fiandre in bicicletta

Le Fiandre sono una destinazione che quando viene associata alla parola “bicicletta” il minimo che ti possa succedere è di sentire una sorta di timore reverenziale perché stiamo parlando della terra di Eddy Merckx, del ciclocross e di storie epiche destinate a ripetersi ogni maledetta primavera.

E, nonostante qui non si parli della Ronde van Vlaanderen, e io non sia di certo Fiorenzo Magni, penso che il mio Giro delle Fiandre meriti molto rispetto. Non tanto perché io sia stato il più veloce o intrepido, ma perché ho scoperto un territorio che, a dispetto delle aspettative, ama essere esplorato con lentezza.

La partenza per noi avviene da Bruges, la capitale delle Fiandre Occidentali, una città medievale in cui una moltitudine di palazzi si sfidano a colpi di merli e decorazioni che fanno il paio con i tessuti per cui la città un tempo era famosa. Qui scopriamo una serie di cose, tra le quali che a Bruges nel XIV secolo fu creata la prima borsa valori del mondo e la ricchezza che ne derivò è evidente in tutto l’ambiente cittadino.

Qui ogni angolo di strada è un quadro e le botteghe sembrano nascondere segreti lontani. La città è una rete di canali che rendono evidente il motivo per cui Bruges, nonostante non sia sul mare, sia stato per molti decenni il principale porto di collegamento tra il Mediterraneo e il Mare del Nord.

L’itinerario città dell’arte. Da Bruges a Knokke lungo in un percorso ricco di natura e flora

Il mare si trova, infatti, una quindicina di km più a nord e noi ci dirigiamo sfruttando uno dei tanti canali a disposizione accanto al quale, neanche a dirlo, corre una pista ciclabile. La giornata non è delle migliori, come spesso accade, il cielo è grigio, e ogni tanto qualche goccia di pioggia scendere a rinfrescarci. Ci si potrebbe anche lamentare, ma è un’ottima alternativa al caldo insostenibile che si prova in questi giorni in Italia.

Il vento ci spinge gentilmente verso nord attraverso terreni di consistenza sabbiosa che in passato hanno una difesa naturale dalle invasioni militari. In poco tempo arriviamo a Knokke, una località balneare che i locali chiamano la Saint Tropez del Mare del Nord ed il casinò locale è una delle prime cose che vediamo all’arrivo. La cittadina si sviluppa su una lunghissima spiaggia sabbiosa su cui si potrebbero costruire castelli di sabbia giganti.

Cogliamo l’occasione per fermarci in una brasserie con vista sulla passeggiata dove iniziamo ad apprezzare un’insalata di frutti di mare deliziosa, mentre attorno a noi ci sono molte coppie anche molto anziane che si divorano aragoste, capesante e gamberoni.

Il vento scende un po’ di intensità e dopo il pranzo e le birre ricominciamo a pedalare tenendo sulla destra il mare che ha il colore dell’acciaio. Sotto di noi scorre veloce una pista ciclabile che passa accanto a una strada ad alto scorrimento. Procediamo verso est e, di tanto in tanto, attraversiamo villaggi e paesini in cui abbiamo la netta sensazione che la sicurezza di chi va in bicicletta viene sempre prima di tutto.

La triennale di arte sul mare, Ostende

La navigazione è a prova di bomba, non tanto per l’affidabilità delle app di navigazione, quanto piuttosto per la segnaletica stradale che non ti abbandona mai. Siamo sull’Eurovelo 12, una meravigliosa idea di infrastruttura che vorrebbe abbracciare tutto il Mare del Nord dalla Scozia alla Norvegia, passando per il punto più a sud che è dove siamo noi in questo momento.

Bastano un paio d’ore di pedalata per arrivare a Ostenda, l’altro grande polo attrattore della Riviera settentrionale, dove finalmente il cielo si apre e ci accoglie con un lunghissimo tramonto che non finisce mai. La prima giornata si conclude con 70 km coperti in poco tempo, anche grazie alla pianura e a un vento gentile che ci ha spinti per tutto il giorno da dietro.

Arriviamo in tempo per fare un giro in centro e per andare a visitare una mostra su Ensor, massimo esponente dell’espressionismo fiammingo e che proprio qui a Ostenda trascorse gran parte della sua vita. Birra, cena, birra ed è tempo di tornare in hotel.

Clicca qui per visualizzare la mappa e scricare la traccia della tappa Bruges – Knokke – Ostenda.

il mio giro delle fiandre in bicicletta
La cattedrale di San Pietro e Paolo, Ostenda

Dopo una sontuosa colazione inizia la seconda giornata. Il piano di oggi è di lasciare il mare per tornare verso sud, ma da quando si è aperto il cielo e i colori sono cambiati, la città di Ostenda è tutta un’altra cosa. Prima di andare via facciamo un salto a vedere la cattedrale di San Pietro e Paolo, magnifico esempio di neogotico inglese che ci permette di capire quanto questo territorio sia ricco di contaminazioni.

Puntiamo verso sud in una giornata di sole, ma non troppo calda. Attraversiamo campi coltivati e foreste attraversando una pianura che non è mai noiosa e restiamo a bocca aperta quando arriviamo in prossimità di una scuola di campagna che ha il problema di non sapere più dove mettere le biciclette dei propri alunni. Nuovamente la navigazione qui avviene tutta seguendo i cartelli stradali pensati appositamente per chi va in bici sfruttando l’ingegnoso sistema dei nodi.

Fiandre in bici: fra nodi e itinerari iconici

Nonostante la pianura, il paesaggio varia ad ogni chilometro e, sebbene noi siamo pronti ad affrontare, dopo ogni curva un muro di quelli che ci ha abituato a vedere il Ronde, di salite non se ne vedono e, infatti, la nostra ciclabile è popolata di arzilli vecchietti e famiglie in bicicletta in ogni direzione.

Bruges

Anche il pavé sembra quasi un effetto scenico riservato alle classiche monumento. Qui scorre tutto liscio come l’olio anche quando percorriamo sentieri e strade sterrate. Con questi pensieri arriviamo nuovamente a Bruges dove ci fermiamo nuovamente per un pranzo al volo.

Lasciamo Bruges seguendo un percorso che attraversa zone trenta e strade a priorità ciclistica che solo verso l’uscita dalla città diventano vere e proprie piste ciclabili. Nonostante la convivenza con le automobili, qui il rispetto è totale e raramente ci si sente intrusi sulle strade.

Procediamo verso sud est sfruttando il canale che connette Bruges con Gent e il fondo, anche se sterrato, è davvero velocissimo. Superiamo chiatte e imbarcazioni non meglio precisate, mentre ogni tanto veniamo superati da biciclette velocissime che qui chiamano pedelec e che sono in grado di raggiungere i 45 km/h. Questi sono i pendolari che utilizzano la ciclovia lungo il canale per il proprio percorso casa-lavoro quotidiano. Per fortuna la strada è abbastanza grande da consentire la convivenza di tutti.

Proprio quando il percorso inizia a diventare noioso, si iniziano a intravedere i primi segni dell’arrivo a Gent: architetture industriali e frotte di ciclisti che sbucano da ogni dove e rendono quasi impossibile voltarsi a destra e sinistra. Gent si presenta a noi così: bellissima e accogliente per chi si muove in bicicletta.

Clicca qui per visualizzare la mappa e scaricare la traccia della tappa da Ostenda a Gent.

Qui opera un’ambasciata della bicicletta in cui lavorano più di 100 persone per consentire alla cittadinanza di muoversi in bici. Ma questa è un’altra storia che potete approfondire in questo articolo.

Terminiamo il nostro primo Giro delle Fiandre in un hotel dalle parti di Dampoort, nelle vicinanze si una stazione da cui transitano 5.000 passeggeri al giorno, ma in cui c’è un parcheggio bici in grado di ospitare 4.400 biciclette. Alla sera, birra scura d’abbazia, ostriche, capesante, patatine fritte e un brindisi al prossimo Giro delle Fiandre.

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