Quando la biomeccanica del ciclismo improvvisata fa danni

La biomeccanica del ciclismo, in Italia, non viene ancora considerata come una cosa seria. Perché?

Scrivo questo articolo partendo da una storia reale, che è capitata nel nostro Bikeitalia LAB di Monza. Noi di Bikeitalia ci occupiamo di visite biomeccaniche dal 2015 e abbiamo creato una rete di professionisti laureati e formati, che operano nei vari Bikeitalia LAB dislocati sul territorio nazionale. Perché abbiamo scelto di lavorare esclusivamente con laureati? Lo capirete presto.

Bikeitalia LAB: prenota la visita biomeccanica

BIKE FIT – Hai dolori quando pedali?

La storia che vi voglio raccontare è una di quelle che sui social verrebbero descritte come “breve storia triste”. Marco, un ciclista che si era rivolto a noi per una visita biomeccanica ed era rimasto soddisfatto, porta la bici dal meccanico per risolvere dei problemi di natura meccanica. Il meccanico osserva la bici e inizia a sollevare dubbi sulla bontà del posizionamento (senza sapere chi fosse stato il biomeccanico a posizionare Marco ma prendendosela con i “biomeccanici” in generale). Giustificandosi dicendo “oggi con un corso di 2 ore sono tutti biomeccanici ma non hanno mai corso in bicicletta”, il meccanico alza la sella di 1cm, avanza nuovamente le tacchette sulle scarpe e inserisce dei plantari nelle scarpe di Marco, buttando via le solette originali. I plantari vengono giustificati dicendo che servono per raddrizzare il ginocchio così si spinge meglio. Il tutto senza che queste modifica fossero state richieste ma soprattutto senza aver mai visto pedalare Marco.

Marco fa 2-3 uscite con le nuove impostazioni e inizia ad avvertire fastidi che non aveva prima. Il ginocchio, sulla parte esterna, inizia a fare sempre male: il plantare riduceva la pronazione del piede in fase di spinta, aumentando lo stress laterale (altro che “raddrizzare” il ginocchio). Per prima cosa Marco decide di buttare via i plantari e poi di ritornare da noi per farsi rivedere e rimettere a posto tacchette e sella.

Biomeccanica seria

Qual è la lezione che dobbiamo imparare da questa “breve storia triste”? Quando l’ho postata sui social, i commenti si sono divisi tra chi accusava il meccanico di arroganza e chi Marco di stupidità, dato che si è fatto modificare la posizione senza battere becco. Io invece vorrei spostare l’attenzione su un punto più generale: questa storia si è verificata perché le condizioni attuali permettono che si verifichi. Condizioni attuali che sono:

  • Una totale mancanza di regolamentazione del lavoro del biomeccanico, dove non c’è un percorso di studi convalidato e nemmeno una regolamentazione dei presupposti per poterlo eseguire. Non c’è un percorso di laurea ma nemmeno un programma di formazione certificato a livello nazionale;
  • Un problema di livello culturale, dove nel ciclismo si è ancora convinti che pedalare tanto permetta di acquisire competenze tecniche sul tema della biomeccanica, dell’allenamento e della nutrizione. Un problema culturale che fa sì che un meccanico di bici con un passato da corridore venga reputato competente sul tema del posizionamento. Come se un muratore fosse più affidabile di un architetto quando si parla di progettazione, solo perché il muratore ha passato più ore dell’architetto a intonacare i muri;
  • Una totale mancanza di regolamentazione dell’uso di ortesi, plantari, solette, sistemi correttivi, che vengono applicati con leggerezza (vedi foto) e vengono venduti spesso da persone che non hanno alcuna preparazione specifica. Un meccanico di bici non ha studiato la biomeccanica del piede né ha le competenze professionali di un podologo quando si parla di plantari, così come un ex corridore che fa posizionamento in sella non ha le competenze specifiche che ha un ortopedico nel valutare una diversa lunghezza delle gambe (competenze che non hanno nemmeno i laureati in scienze motorie o fisioterapia);
  • Infine, uno dei punti che mi sta più a cuore: la maggior parte dei ciclisti e biomeccanici ha un’idea meccanicistica del corpo sulla bici e non capisce che ogni modifica, correzione o posizione imposta ha degli effetti sul corpo di chi pedalerà ma si pensa che la posizione sia qualcosa di “magico”. Il che fa sì che molti ciclisti accettino regolazioni estreme, plantari e spessori correttivi senza la minima esitazione, come se il corpo sulla bici non fosse il loro;

Il problema quindi è di tipo culturale ed è la mancanza di dignità della biomeccanica, che dovrebbe essere concepita come una scienza, come un’attività che deve prendere in analisi il corpo di chi pedala, le sue caratteristiche, i suoi limiti e gli obiettivi dell’atleta, agendo sempre con in mente il concetto del “in primo luogo, non nuocere”.

Noi, con i nostri corsi di formazione aperti solo a laureati e con i Bikeitalia LAB, stiamo provando a cambiare le cose e a proporre un modo di pensare la biomeccanica dove aver studiato è più importante dell’aver pedalato e dove per mettere mano a un corpo umano sulla bici per prima cosa quel corpo umano lo dobbiamo aver studiato.

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Noi di Bikeitalia ci proviamo dal 2015 ma la breve storia triste che vi ho appena raccontato ci fa capire quanto ancora siamo lontani dall’obiettivo.

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