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Il Reno e le ciclovie di Disentis

Diari • di 15 Luglio 2014

Ci svegliamo la mattina e lo spettacolo è impressionante: le montagne che si ergono tutt’intorno ad Arosa sono illuminate da una luce caldissima e i riflessi sull’Untersee sembrano filamenti dorati. L’aria è fresca e frizzante come si conviene a una perla delle Alpi e le gambe fremono.

hotel seehoff, arosa

Passiamo sotto l’enorme testa di cervo impagliata dell’hotel Seehof per andare a fare colazione e poi, via. Una toeletta veloce, un’ultima occhiata alla stanza per essere sicuri di non essersi dimenticati nulla, un controllo alle gomme e si parte. Prendiamo la salita che porta all’altro laghetto in centro ad Arosa, l’Obersee, e da qui imbocchiamo la strada che porta dritti a Chur.

Giù da Arosa

Partiamo da 1800 metri di altitudine, Chur (o Coira, come amano dire i ticinesi) si trova 1300 metri più in basso. Quindi ci copriamo bene e iniziamo questa discesa morbida che, per quasi un’ora, ci fa procedere senza mai toccare velocità eccessive tra pascoli e paesini che odorano di stallatico. Siamo nel cuore del cantone dei Grigioni e tutt’intorno c’è proprio quella Svizzera che ti aspetti di incontrare: quella con le cime altissime, i campanili appuntiti, le case di legno e le vacche dalle mammelle gonfie che se ne stanno lì, svaccate felicemente sull’erba a brucare e a ruminare.

Chur dall'alto

Intravediamo Coira dall’alto che, per essere il capoluogo del cantone, sembra decisamente sottodimensionata. Cogliamo l’occasione per andare a fare un giro per il centro alla ricerca di qualche mappa pensata appositamente per chi si sposta in bicicletta e per bere un meritatissimo caffè.

Stazione Chur

Le biciclette qui sono ovunque, ma la cosa è facilmente prevedibile, visto che praticamente tutto il centro storico è chiuso al traffico.

Una volta fatta un po’ di spesa andiamo a cercare il Reno, lungo il quale ci aspettiamo di trovare la ciclabile nazionale numero 2, parte anche dell’Eurovelo 15. La segnaletica, come sempre, è perfetta, ma ci sono dei lavori in corso lungo la strada e, quindi, delle deviazioni che ci fanno perdere tempo e km preziosi.

Sulla carta il percorso dovrebbe essere molto facile: basta risalire il fiume standocene tranquilli sull’argine e, rosicchiando un metro di altitudine  dopo l’altro, dovremmo arrivare presto a Disentis, la nona Perla delle Alpi che vogliamo visitare. Invece, no. Il Reno è un fiume tutto fuorché docile e  mansueto che si contorce su se stesso attraverso canyon spettacolari che ci costringono a continue deviazioni e splendidi saliscendi.

canyon reno

Per quanto la strada riesca ad essere alle volte anche impegnativa, la voglia di pedalare è tanta e i km scorrono via veloci lasciandoci da una parte il fiume e dall’altra la ferrovia. Dopo l’esperienza del treno verso Arosa abbiamo fatto la conoscenza di una nuova lingua, il Romancio, che da queste parti è molto diffusa ed è un retaggio di quando un certo Giulio Cesare e la sua allegra brigata ciondolavano da queste parti.

pinar climbspinar chiesa

Questo viaggio ha significato per noi dall’inizio un certo imbarazzo nel salutare le persone che incontravamo: siamo passati dal guten Morgen di Monaco, al grüß Gott del nord dell’Austria che è poi diventato un Servus procedendo verso sud per mischiarsi poi al Mahl Zeit. In Valtellina abbiamo ritrovato il nostro caro vecchio Ciao che in Svizzera è diventato un  Grüezi mitenand e adesso, finalmente, un bien di. Ma da queste parti il dilemma linguistico è di casa e nessuno si stupisce se lo saluti in una lingua diversa dalla sua.

Pinar Alpaca

E non c’è che dire, la Svizzera è un paese che sa meravigliarti: dove altro puoi aspettarti di trovare a un certo punto un gruppetto di alpaca intenti a brucare l’erba? A sentire alcuni sembrerebbe che questi camelidi qui vengano utilizzati non per la pregiatissima lana e neppure per l’ottima carne, ma solamente per tenere corta l’erba sulle alture, ma c’è qualcosa che non ci convince, è un po’ come dire che qualcuno tiene i maiali solo perché trova simpatico il caratteristico grugnito.

Hotel Pazzola

Si alza il vento e inizia a piovere un po’. Abbiamo percorso ormai oltre cento km da questa mattina con oltre 1700 metri di dislivello. Abbiamo freddo e fame, ma Disentis è lì e presto raggiungiamo l’hotel dove possiamo concederci una doccia corroborante e un commovente quanto pantagruelico piatto di carne alla griglia (sorry, amici vegetariani), innaffiato da mezzo litro di Negramaro (sorry, amici musulmani). Ma è il sorbetto al gin che ci mette veramente KO e ci fa invocare il letto.

All’indomani, dopo un’abbondante colazione lasciamo la stanza e ci dirigiamo verso il centro di Disentis, qui all’ufficio informazioni che, meraviglia delle meraviglie, si trova proprio in un negozio di bici, ci aspetta Gabi, la nostra guida che ci porterà a pedalare alla scoperta dei sentieri per mountain bike dei dintorni.

Appena arrivati veniamo colpiti da una cosa: fuori dall’uffizi d’informaziun c’è parcheggiata in bella vista una Renault Tweezy elettrica che all’interno riporta un foglio di spiegazione.

renault panorama

renault

“Rinuncia per 3 giorni alla tua auto durante le vacanze a Disentis/Sedrun e viaggiate gratis un giorno con la Renault Twizy.”

Per un attimo mi ero dimenticato di essere in una delle Alpine Pearls e che da queste parti l’automobile è poco più di un superfluo gingillo, soprattutto se sei in ferie. Per noi la scatoletta a quattroruote non è molto interessante, ma sentiamo il bisogno di un po’ di comodità: ieri abbiamo spinto un po’ troppo e oggi abbiamo le gambe dure, siamo in una valle e come ti muovi, ti muovi, trovi solo salite. Come se non bastasse, Gabi, la nostra guida, è uno con la faccia e il fisico da scalatore, di quelli con il polpaccio scolpito come un pezzo di radica, di quelli che pesano 55 kg bagnati: tutti segni che ci avrebbe fatto soffrire.

E invece, all’improvviso, ci chiede se la montain bike da noleggiare la vogliamo normale o elettrica. Non abbiamo dubbi e ci fiondiamo subito su delle Flyer biammortizzate a pedalata assistita, X-serie, motore Panasonic alla scatola del movimento centrale. Roba grossa e che si comporta bene una volta sul sentiero.

flyer

Vista la nostra scelta, Gabi è entusiasta: lui inforca una MTB da Marathon e inizia a pestare giù duro sui pedali. Si sta allenando per una maratona a breve e vuole essere in forma.

pin e pin

E infatti non ci risparmia nulla: finiamo a fare un bel percorso di una quarantina di km in totale che maciniamo in tre ore buone, fatto di salite e discese, percorsi urbani, extraurbani, sentieri sconnessi e finanche prati dove ammiriamo la piccola Disentis e il suo gigantesco monastero dall’alto che proprio in questi giorni festeggia i 1400 anni di storia.

Disentis da sopra

Mentre pedaliamo con Gabi non riesco a fare a meno di rivolgergli e rivogergli millemila domande sul territorio e sul perfetto stato di manutenzione dei percorsi che attraversiamo. Il tutto parte da un ragionamento molto semplice: Disentis si trova a 1.150 metri di altitudine, in una valle circondata da montagne talmente alte e invalicabili che si parla ancora una lingua lasciata qui dagli antichi romani. Disentis è uno dei paradisi dello sci, una zona circondata da neve per almeno 6 (8?) mesi all’anno e, nonostante questo, nonostante i 2.200 abitanti, in paese c’è un negozio di bici da fare invidia a molte città di medie dimensioni dal clima ben più mite, ci sono un’infinità di piste e sentieri per il ciclismo e la mtb perfettamente segnalate e manutenute.

PERCHE’?

Escursione Interlaken

Le risposte di Gabi sono state talmente illuminanti che l’ho voluto intervistare e questo è il risultato:

Insomma, Gabriel è pagato dagli impianti di risalita di Disentis (proprietari del negozio in cui lavora) per percorrere le ciclabili della zona e assicurarsi che siano perfettamente in ordine. Per svolgere questo lavoro Gabriel non si è dovuto iscrivere a nessuna associazione e  non ha dovuto conseguire alcun titolo di studio. Gabi ha studiato falegnameria e poi ha risposto un annuncio di lavoro. Punto.

disentis cirty

Mentre pedaliamo, non posso fare a meno di pensare a quello che mi ha raccontato. In estrema sintesi, gli impianti di risalita e, ovviamente, il comune un giorno hanno notato che il turismo (fonte principale  di sostentamento nella zona) era concentrato soprattutto nei mesi invernali, mentre nei mesi estivi languiva. Per questo hanno pensato bene, anzi benissimo, di diversificare l’offerta e di inventarsi qualcosa anche per l’estate. In questo modo hanno trasformato alcune piste da sci in piste per downhill (in modo da mantenere in funzione gli impianti di risalita) e i percorsi per sci di fondo (o parte di essi) in percorsi per mountain bike.

Pinar sul ponte

E visto che sono Svizzeri, l’hanno fatto con tutti i crismi del caso e il risultato è sotto le nostre ruote in questo momento. Più ci penso e più mi ci incazzo: penso a tutti i comuni dell’Italia che vivono di turismo, spesso concentrato nei tre mesi estivi e in cui per il resto dell’anno non rimane nulla da fare.

Disents centro

Penso che mentre Germania, Austria e Svizzera  sono coperte dalla neve, magari qualche tedesco, austriaco o svizzero ha voglia di salire in sella e se ne sta a casa a pedalare sui rulli davanti al camino, mentre gli albergatori della Basilicata (per dirne una) se ne stanno lì, al bar, con un maglioncino sulle spalle a giocare a carte e ad aspettare che torni di nuovo la stagione.

Penso, e non mi accorgo che in tutto questo pensare mi si è quasi scaricata la batteria della bici: ho fatto quasi tutto il percorso in modalità TURBO e adesso siamo agli sgoccioli. Passo in modalità ECO per risparmiare batteria e mi tocca pedalare sul serio (o quasi).

Prima di tornare al Pazzola andiamo al supermercato a fare scorta di cibo: all’indomani si parte presto, ci aspettano tre passi montani che ci metteranno a dura prova, ma ormai i km nelle gambe ce li abbiamo e, passato lo Stelvio, non abbiamo più paura di nulla.

A cena Philippe, il cuoco, lavora a un risotto da paura che mi fa passare qualunque pensiero negativo. Un bicchiere di bianco e poi delle praline di cioccolato fondente.

E caffè.

Inizia a piovere.

Brutta storia.

Route 2.697.981 – powered by www.bikemap.net

Le Altre Perle delle Alpi

1. Introduzione

2. Bad Reichenhall

3. Berchtesgaden 

4. Werfenweng

5. Weissensee

6. Racines & Moso in Passiria

7. Valdidentro

8. Arosa







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