Attraverso l’Alto Adige: Racines e Moso in Passiria

27 Giugno 2014

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Ci svegliamo la mattina, il cielo sopra Weissensee è grigio. C’è vento. La voglia di girarsi dall’altra parte è tanta, ma con la dovuta calma lasciamo la nostra stanza e andiamo a fare colazione. Ce la prendiamo comoda: tra uno yogurt alla frutta e un caffè sfogliamo le riviste di bici che sono sparse più o meno ovunque.
La voglia di partire è poca e, ad aumentare il senso di pigrizia, ci si mette anche un dolore al ginocchio destro, segno che probabilmente il giorno prima ho pedalato con la sella troppo bassa.
Ci beviamo un’altro succo di frutta e scambiamo quattro chiacchiere con Peter. Dice che oggi dovrebbe piovere. “Che palle” è l’unica cosa che mi viene in mente.

Verso metà mattinata saliamo finalmente in sella: il confine con l’Italia è lì a pochi km, ma bisogna risalire il fiume Drava proprio nel punto più ripido. Le scuse che troviamo per non pedalare sono sufficienti per convicerci a scendere fino a valle lasciandoci trasportare dalla morbida discesa. A Greifenburg saliamo sul treno verso il confine con l’Italia e in un paio d’ore siamo già a San Candido, in territorio italiano. Noi tiriamo dritti fino a Dobbiaco.
treno bicicletta dobbiacoIl cicloviaggiatore è dotato di diritti inalienabili e noi decidiamo di rivendicarli tutti uno dopo l’altro: con placida mollezza ci dirigiamo verso l’ostello davanti alla stazione. Ci mettiamo un po’ a riconoscerlo: l’ostello si chiama Grand Hotel e ha l’aspetto di uno di quei palazzi utilizzati da re e imperatori durante i periodi di villeggiatura. Le Dolomiti che si ergono dietro l’ostello-grand hotel completano la maestosità del quadretto.dobbiaco ostello della gioventù
Qui inizia lo shock culturale: siamo finalmente arrivati in Italia da pochi minuti, ma alla reception dell’ostello ci accolgono con il solito Servus. Noi rispondiamo in tedesco, questione di abitudine, ma piano piano iniziamo a introdurre parole in Italiano. Il nostro interlocutore non si scompone e alterna una frase in italiano dall’accento marcatamente germanizzante a un tedesco dal chiaro accento meridionale.
Passata la notte, la mattina partiamo di buon ora: il sole splende su di noi, il ginoccchio è tornato a posto e la strada è tutta in discesa.

chiesa cimiteroLa chiamo strada, ma quella che segue il fiume Rienza è una ciclabile deliziosa che taglia odorose foreste di pini e che ci obbliga di tanto in tanto a solcare il fiume su spettacolare ponticelli in legno, per apprezzare dall’alto la purezza cristallina di questo fiume che crea la Val Pusteria.
ponteselva

Arriviamo a Brunico, una graziosa città dove, in un centro storico liberato dal traffico automobilistico e invaso da pedoni e ciclisti, ci concediamo finalmente una pizza accompagnata da un bicchiere ghiacciato di Gewürztraminer. “Viva l’Italia”, mi viene da dire, così bella, così diversa da se stessa.

brunixLungo la ciclovia incrociamo, senza esagerare, diverse centinaia di ciclisti, sembra di essere su quella che potrebbe essere definita un ciclabile ad alto scorrimento. Il motivo è semplice: il paesaggio da queste parti è particolarmente suggestivo, le salite possono essere affrontate anche dai meno allenati e i servizi per i ciclisti non mancano di certo. Con una certa frequenza troviamo infatti cartelli che annunciano l’esistenza di bike hotel o di non meglio precisati punti di incontro per ciclisti.
violet bikeInsomma, hanno realizzato una ciclovia, i ciclisti sono arrivati immediatamente e a loro sono stati dedicati dei servizi che, a quanto pare, fanno girare l’economia.

Facile, no?

fahrrad stadtpinz somaroDecidiamo di evitare Bressanone e, poco prima di arrivare in città, svoltiamo verso nord prendendo la ciclabile del Brennero che, a dispetto di quelle incontrate in precedenza, è un po’ meno piacevole da percorrere: ormai siamo abituati a pedalare su ciclovie esclusive, di quelle in cui se incontri un’automobile la guardi come guarderesti una mucca nel mezzo del deserto.
castello reifensteinLa ciclabile del Brennero segue fedelmente il tracciato dell’autostrada e, di tanto in tanto, finisce per coincidere con delle strade vere e proprie dove transitano trattori e autoarticolati alla cui presenza a questo punto non siamo più abituati.
La salita verso Vipiteno è dolce ma costante, seguendo il percorso dell’autostrada (in questo momento totalmente congestionata da una chilometrica processione di scatolette incolonnate), la ciclovia evita accuratamente di entrare all’interno di tutti questi paesi dal doppio nome. Per questo riusciamo a mantenere una buona media, senza grandi pause.
A Vipiteno/Sterzing lasciamo le auto in processione verso il confine austriaco al loro destino e puntiamo dritti verso il centro città che ci meraviglia per la sua bellezza romantica costruita nell’arco dei secoli dal passaggio di carovane di mercanti diretti oltralpe e arrestata prima dell’arrivo della ferrovia nel 1867 e poi dallo scoppio della Grande Guerra nel 1914. Qui la bicicletta è padrona della mobilità cittadina: piste ciclabili e zone 30 sono ovunque e il centro storico pedonalizzato ci rende impossibile ogni resistenza. Davanti alla Zwolfer Turm che divide la città nuova da quella vecchia ci sediamo per rispettare una tipica tradizione tedesca, il caffè e torta pomeridiani.

Appena usciti da Vipiteno, inizia la valle di Racines/Ratchings, quinta perla delle Alpi che si estende fino al passo  Giovo. Per liberare i visitatori dalla dipendenza dall’automobile, gli uffici del turismo locali si sono inventati la Tour Card, una carta che, al costo di 30 € per 3 giorni o di 40 € per 5 giorni, offre l’opportunità ai turisti di accedere gratuitamente a numerosi servizi tra cui noleggio bici, trasporti pubblici in tutto l’Alto Adige e ingresso in musei e attrazioni turistiche. La Tour Card viene essere rilasciata in ogni hotel della zona.
Lasciamo passare la notte e andiamo a letto con il dubbio sul da farsi: la nostra strada porta verso ovest, tra noi e la Val Passiria dove ci aspetta la sesta perla c’è il passo di Giovo, 2.099 metri di sconcertante maestosità. Il dubbio è se pedalare fino alla cima, oppure caricare le bici sull’autobus che alle 9:33 parte dal centro di Vipiteno e cavarcela così, con pigrizia, per poi godere della discesona successiva.

passo di giovoMa il dubbio dura poco e la mattina alle 8:30 siamo già in sella, pronti a lasciarci alle spalle, con la dovuta calma, la salita e il monte Giovo. Passa un motociclista, ne passa un altro, poi dieci e poi altri cento in tutto il loro incedere spernacchiante. Alcuni di loro indossano una pettorina che dice “20.000 pieghe” e questo è un segnale terrificante: significa che siamo finiti nel mezzo di uno dei princpali raduni di motociclisti del nord Italia e tutto lascia intuire che stiamo percorrendo la stessa strada. Purtroppo l’autobus è passato e ci tocca pedalare dividendo la strada con qualche migliaio di motociclisti.
passo di giovo almost thereCi diciamo che è solo questione di farci l’abitudine e che, come in areo, dopo un po’ non si avverte più il rumore dei motori. E invece no, il rombo osceno dei motori continua e noi, tornante dopo tornante, ci troviamo alle volte a lanciare maledizioni nei confronti di quelli che ci soprassano facendoci “il pelo” e pedaliamo a più non posso per arrivare dall’altra parte di questo rumorosissimo passo.
In un paio d’ore che sembrano non finire mai arriviamo in cima al passo dove ci copriamo con tutto quello che abbiamo a disposizione e ci lanciamo giù per una discesa goduriosissima che, da quasi 2100 metri, ci porta ai 700 metri di San Leonardo in Passiria.
Infreddoliti e affamati ci fermiamo a mangiare un gigantesco strudel di mele che, contrariamente a quanto avviene nel resto della penisola, viene servito povero di cannella e di zucchero.
Da San Leonardo mancano ancora pochi chilometri alla prossima perla, Moso in Passiria che ci aspetta a mille metri di altitudine, nascosta su una strada poco percorsa e che porta dritta in Austria dopo aver attraversato il poco conosciuto passo Rombo. Moso in Passiria è il paradiso del trekking e basta guardare le scarpe dei più anziani del paese per capirlo facilmente.
Il cielo è stracarico di pioggia e nella placida tranquillità di questo borgo alpino troviamo una locanda che ci accoglie con una Forst ghiacciata. moso in pasiriaIl figlio del proprietario, Thomas, ci mostra un garage dove riporre le biciclette. Qui tutto ha un sapore di frontiera e, sarà forse a causa di tutto il legno che ci criconda, sembra di essere in qualche modo sospesi fuori dal tempo. Di lì a poco giocherà l’Italia contro il Costa Rica: io non nutro particolare interesse per il calcio, ma l’occasione è interessante per capire se la popolazione locale che, nel frattempo, si è concentrata qui nella terrazza del Gasthof Lanthaler, tifa per la nazionale italiana o meno.
Mentre io affronto un piatto di canederli in brodo, la nostra nazionale di calcio se le fa suonare di santa ragione da quella del Costa Rica. Arrivati al dolce, le facce deluse dei presenti mi fanno capire che lo spirito nazionale non è una questione di idioma. Chiudo la cena con una grappa corroborante.
Ci stiamo avvicinando allo Stelvio e dobbiamo essere in forma, forse è meglio se me ne faccio un’altra.

Route 2.669.845 – powered by www.bikemap.net

Il nostro viaggio attraverso le Perle delle Alpi:

1. Introduzione

2. Bad Reichenhall

3. Berchtesgaden 

4. Werfenweng

5. Weissensee

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