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Perché la bici è la chiave per cambiare l’Italia

News • di 5 Novembre 2019

La bici è la chiave per cambiare l’Italia. Partiamo da una fotografia del nostro paese:

  1. Siamo il paese europeo con il maggior numero di automobili procapite (625 auto ogni 1000 abitanti);
  2. L’obesità infantile è la più elevata di tutta l’Europa;
  3. Il 40% delle persone sopra i 65 anni è ipertesa:
  4. La spesa sanitaria per il trattamento della patologie dovute alla sedentarietà è pari a 639 milioni di euro all’anno.
  5. La Pianura Padana è la zona con l’aria più inquinata dell’intera Europa, con i livelli di PM10 praticamente perennemente sopra i livelli di guardia;
  6. I bambini italiani sono tra i meno indipendenti, poiché raramente giocano da soli oppure si recano a scuola in bici e a piedi.

La bici salvare l'Italia

Questa fotografia mostra appieno la situazione del nostro Paese, le cui cause sono riconducibili a due fattori principali: elevato utilizzo di mezzi di trasporto motorizzato e sedentarietà. Due aspetti estremamente legati fra loro, che si influenzano a vicenda e che producono inquinamento, stress e malattie. Fattori che da sempre riteniamo essenziali per il “progresso” ma dei quali stiamo iniziando a pagare il conto, che si preannuncia sempre più salato.

È necessaria un’inversione di rotta e noi di Bikeitalia.it ne parliamo dal 2013 e ne siamo così convinti da avere definito la nostra missione “trasformare l’Italia in un paese ciclabile”. Perché lo strumento ideale per invertire la china decadente che la nostra società ha imboccato lo conosciamo tutti, tutti quanti lo sappiamo utilizzare ed è facilmente reperibile, sia in negozi specializzati che attraverso la compravendita dell’usato. Lo strumento per cambiare l’Italia è la bicicletta.

Perché? Ci sono numerosi aspetti che rendono la bicicletta uno strumento adeguato per ridimensionare i due aspetti sopracitati:

  1. Da un punto di vista meramente tecnico, la bicicletta è un mezzo di trasporto non inquinante, poco ingombrante e di facile utilizzo;
  2. Da un punto di vista sanitario, l’uso della bicicletta è considerato un’attività fisica di tipo aerobico a intensità moderata, con un impatto positivo sul benessere psico-fisico.

In poche parole la bicicletta si presenta come un mezzo di trasporto e di terapia nello stesso momento: pedalando noi possiamo spostarci da un punto all’altro e nel mentre praticare attività fisica. Questa possibilità, unica nel suo genere, consente di ottimizzare il fattore tempo (da sempre una delle barriere più importanti all’implementazione di un’attività fisica strutturata e una delle giustificazioni più comuni per l’utilizzo dell’auto per ogni tipo di spostamento). Grazie a un mezzo semplice, quasi banale, come la bicicletta è possibile quindi cambiare la situazione attuale del paese.

In che modo? Da un lato favorendone l’utilizzo quotidiano, attraverso una politica che conduca alla creazione di una “safety in numbers” (più ciclisti ci sono per strada e minore il numero di incidenti) e dall’altro con un programma per l’incentivo all’utilizzo della bici come strumento terapeutico per quella fascia di popolazione che ha sviluppato della patologie croniche dovute allo stile di vita sedentario.

Il primo passo è certamente quello di smettere di considerare la bici come un gioco per bambini (anche perché, dati alla mano, noi genitori non consentiamo loro di usarla in autonomia) e in seconda battuta di pensare alla bicicletta solo come un mezzo per praticare sport. Lo sport è un’attività fisica strutturata, ripetitiva, che ha come obiettivo la competizione. L’attività fisica in bicicletta invece ha come obiettivo la salute, il miglioramento dell’equilibrio psico-fisico dell’individuo, l’aumento del grado di autonomia (fattore cruciale con l’invecchiamento).

Prima riusciremo a realizzare questo cambio di paradigma e prima potremo sfruttare al meglio le potenzialità di questo mezzo semplice e giovane (ha poco meno di 200 anni), che ci permetterà davvero di cambiare, in meglio, l’Italia. 







3 Risposte a Perché la bici è la chiave per cambiare l’Italia

  1. Marco ha detto:

    Buongiorno

    Sono pienamente d’accordo, purtroppo manca completamente la cultura dell’ “andare in bici”, vivo a milano nel periodo invernale dove il ciclista è visto come un ostacolo da evitare e che rallenta il traffico…. ho la fortuna invece di pedalare durante l’anno in oltrepò pavese, zona bellissima che permette a molti “cittadini” di poter svagarsi, sarebbe interessante creare più gruppi di incontro per far conoscere il “perchè”, come e dove andare in bici in modo da costruire nuovi ciclisti che possano poter pedalare anche in città con più consapevolezza.

  2. Sandro ha detto:

    Manca la cultura perché mancano le infrastrutture, e quando ci sono fanno pena e sono sempre car-centric. Io credo che nessuna società nasce con qualcosa di speciale ma tutto si può insegnare. Non scordiamoci che ad Amsterdam negli anni 70 con il boom delle auto l’uso della bici è sceso sotto al 20% che è l’uso in molte città Padane oggi!

  3. Alessandro Amella ha detto:

    Verissimo, condivido con tutto. Quando si parla di ciclabili, tutte le scuse sono buone: “non c’è lo spazio”, “costano troppo”, “non ne vale la pena”… Ma per le strade invece si trovano sempre i soldi e lo spazio. Anche se alcune persone stanno iniziando a riconoscere che la bici POTREBBE essere LEGGERMENTE importante per ridurre traffico e inquinamento, purtroppo anche per loro l’automobile resta sempre l’unico valido mezzo di trasporto, e non esiste famiglia senza almeno due macchine. Abito in provincia di Modena ma vado a scuola in città, Modena è la terza città più ciclabile d’Italia ed è sempre bello per me scendere dall’autobus, salire in sella e scegliere una delle tantissime ciclabili per andare a scuola, impiegando la metà di quello che ci mettono gli automobilisti. Ma basta uscire dalla città, e tutto torna com’è nel resto dell’Italia: ciclabili inesistenti, e di conseguenza nessun ciclista.

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