Biomeccanica

Pogačar e pedivelle: perché guardiamo il dito e non la luna?

Pogačar e pedivelle: perché guardiamo il dito e non la luna?

Pogačar e pedivelle: perché continuiamo a guardare il dito e non la luna? Voglio partire da alcune richieste di check di posizionamento biomeccanico che mi sono state richieste successivamente alla vittoria dell’atleta sloveno alle Strade Bianche. Motivo? Tadej Pogačar ha utilizzato delle pedivelle corte, da 165 mm e molti ciclisti hanno pensato ci passare a delle pedivelle più corte. Ma è davvero questo il “segreto” di Pogačar?

Tadej Pogačar, le Strade Bianche e le pedivelle corte

Alle Strade Bianche del 2024, Tadej Pogačar ha impressionato il mondo con una fuga solitaria di ben 81 km, che aveva un sapore di ciclismo eroico (e il contesto si prestava benissimo a questa narrazione).

Pogačar ha coperto l’intero percorso con una media di 40,4 km/h (i dati dell’atleta vengono pubblicati sul suo profilo Strava). Se poi facciamo riferimento al sito Velon.cc, i dati che emergono sono davvero impressionanti: 340 watt medi per un percorso di 214 km e ben 3940 metri di dislivello.

fonte: Roleur.cc

Un aspetto ha destato l’attenzione degli appassionati: Pogačar ha pedalato con una media di 96 rpm, una frequenza di pedalata decisamente elevata. E così si è parlato molto del fatto che la sua bicicletta, la Colnago V4Rs, fosse equipaggiata con pedivelle Dura Ace da 165mm, più corte di quelle solitamente utilizzate dal campione sloveno.

Aggiungiamo anche il dominio del campione sloveno al Giro d’Italia 2024, dove ha letteralmente condotto la competizione sin dal primo giorno. Che cosa mette in relazione la prestazione di Pogačar e la scelta di pedivelle più corte?

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Pogačar e pedivelle: cosa dice la scienza

Nei giorni seguenti la vittoria di Pogačar alle Strade Bianche, ho ricevuto mail da parte di ciclisti che in passato si erano sottoposti a una visita biomeccanica con noi, per effettuare un controllo sulla posizione? Motivo? Semplice: erano passati a pedivelle più corte, sulla scorta del successo dell’atleta sloveno.

Si tratta di un investimento di tutto rispetto. Per questo merita un approfondimento: ha davvero senso modificare la lunghezza delle pedivelle per ottenere dei vantaggi? Vediamo cosa dice la letteratura scientifica in merito.

Fonte: Getty Images

#1: Tra una pedivella corta e una lunga, nel dubbio, meglio quella corta

Partiamo da questo studio “Acute effects of small changes in crank length on gross efficiency and pedalling technique during submaximal cycling” (Journal of Sport Science, 2017). Lo studio si è concentrato sull’effetto immediato dellaa lunghezza della pedivella. Dodici ciclisti amatoriali hanno eseguito tre serie di pedalate submassimali (a 150, 200 e 250 W) a una cadenza costante (91,3 ± 0,8 rpm) con tre diverse lunghezze di pedivella, preferita (172,5-175 mm), +5 mm e -5 mm, in ordine casuale. Sono stati registrati contemporaneamente il costo energetico della pedalata e le variabili cinetiche e cinematiche. Una pedivella più lunga ha provocato una significativa riduzione della proporzione di impulso positivo e la flessione massima e l’escursione delle articolazioni dell’anca e del ginocchio sono state significativamente aumentate (1,8-3,4° e P < 0,05), mentre l’articolazione della caviglia non è stata influenzata. In conclusione, le variazioni biomeccaniche dovute a una pedivella più lunga non hanno alterato il costo metabolico della pedalata, anche se potrebbero avere effetti avversi a lungo termine. Pertanto (cito gli studiosi): “In caso di dubbio tra due lunghezze, potrebbe essere consigliabile scegliere quella più corta”.

#2: La lunghezza delle pedivelle non è determinante per l’espressione di potenza

Altro studio interessante, dal titolo “Effect of crank length on joint-specific power during maximal cycling” (Medicine Science and Sport Exercise, 2011). Lo scopo di questo studio era determinare l’effetto delle variazioni nella lunghezza della pedivella sulle potenze specifiche delle articolazioni durante il ciclismo. Quindici ciclisti allenati hanno eseguito prove di ciclismo utilizzando lunghezze di pedivella di 150, 165, 170, 175 e 190 mm. Ad ogni lunghezza di pedivella, i partecipanti hanno eseguito prove massime a ritmi di pedalata ottimizzati per la potenza massima e a un ritmo di pedalata costante di 120 rpm.

La lunghezza della pedivella non ha avuto effetto significativo sulle potenze relative specifiche delle articolazioni dell’anca, del ginocchio o della caviglia, quando il ritmo di pedalata era ottimizzato. Quando il ritmo di pedalata era costante, la lunghezza della pedivella ha avuto un effetto piccolo ma significativo sulla potenza delle articolazioni dell’anca e del ginocchio, ma solo nell’estremizzazione (150 e 190 mm di lunghezza).

Questi dati dimostrano che la lunghezza della pedivella non influisce sulla potenza specifica delle articolazioni una volta considerati gli effetti del ritmo di pedalata e della velocità del pedale. Anche qui cito gli studiosi: “I nostri risultati confermano quindi le precedenti conclusioni secondo cui la lunghezza della pedivella di per sé non è un determinante importante della produzione di potenza ciclistica massima.”

#3: Noi non sappiamo pedalare come Tadej Pogačar

Concludo la disquisizione con questo articolo, dal titolo “Differences in pedalling technique between road cyclists of different competitive levels” (Journal of Sport Science, 2017). Lo studio mirava a confrontare la tecnica di pedalata in ciclisti su strada di diversi livelli competitivi. Undici ciclisti professionisti, tredici di élite e quattordici di club sono stati valutati all’inizio della loro stagione competitiva. Sono state registrate le caratteristiche antropometriche dei ciclisti e le misure della bicicletta. Tre serie di pedalate (a 200, 250 e 300 W) su un ergometro che simulava la postura abituale in sella sono state eseguite a una cadenza costante (~90 rpm), mentre venivano registrate variabili cinetiche e cinematiche.

I ciclisti professionisti hanno ottenuto una maggiore capacità di generazione di potenza sul pedale e una maggiore escursione dell’articolazione della caviglia In conclusione, cito nuovamente gli studiosi: “i ciclisti professionisti hanno dimostrato una migliore tecnica di pedalata rispetto ai ciclisti di élite e di club, poiché hanno optato per potenziare la forza di trazione durante la fase di recupero per mantenere la stessa potenza erogata Questa tecnica dipendeva dall’esperienza nel ciclismo e dal livello di competenza.”

Pogačar e pedivelle: perché guardiamo il dito e non la luna?

Se analizziamo nel dettaglio gli studi elencati precedentemente, notiamo che sì, una pedivella più corta è preferibile ma la lunghezza della pedivella non influenza la potenza espressa e soprattutto la potenza, l’efficienza di pedalata e il costo metabolico della pedalata non dipendono dalla lunghezza della pedivella per sé ma dall’expertise dell’atleta.

Tadej Pogačar è il classico esempio dell’idea delle “10.000 ore di pratica”, una teoria che dice che per diventare maestri nel proprio settore si devono realizzare almeno 10.000 ore di pratica deliberata e costante. Questo ha reso Tadej Pogačar una macchina da endurance e l’utilizzo delle pedivelle più corte gli ha permesso di mantenere una cadenza più elevata perché è in grado di pedalare in maniera ottimale.

Ma pensare che sia la lunghezza delle pedivelle di per sé a rendere Tadej Pogačar ciò che è e ad avergli permesso di tenere 340 watt medi per 214 km è guardare al dito e non alla luna: ciò che lo ha reso capace di tale prestazione è un mix tra genetica, allenamento intelligente, costanza e abnegazione. La lunghezza della pedivella è solo un vantaggio marginale.

Per noi “ciclisti normali” cambiare la lunghezza delle pedivelle non apporterà alcun beneficio se ci alleniamo a caso, non monitoriamo i nostri dati, pedaliamo sempre a tutta, recuperiamo malissimo, siamo stressati e stanchi e non curiamo l’alimentazione.
Quando avremo messo a posto tutti questi punti forse, e allora forse, cambiare la lunghezza delle pedivelle avrà un beneficio per noi.

Altrimenti sarebbe come pensare di poter prendere a pugni Mike Tyson semplicemente perché si comprano dei guantoni di marca.

Possiamo farlo ma non sarebbe la soluzione ottimale.