“Parole e idee possono cambiare il mondo”

8 Aprile 2020

Le immagini delle città vuote, con strade enormi senza persone ma soprattutto prive di traffico, ci hanno catapultato in una realtà-altra, quella della quarantena in cui le attività aperte così come gli spostamenti consentiti sono ridotti allo stretto necessario per evitare gli assembramenti e il contagio da Coronavirus.

Una misura senza precedenti che ci ha imposto uno stop forzato: una pausa in cui stiamo avendo modo di guardare al mondo con altri occhi, immaginando un futuro migliore rispetto a un presente incerto frutto di un passato con molti errori, a partire dallo sfruttamento delle risorse naturali e dall’urbanizzazione selvaggia.

Fino a poche settimane fa, prima della pandemia, tutti i discorsi sulla ciclabilità urbana, sulla redistribuzione dello spazio pubblico a favore delle utenze fragili, sull’importanza dell’attività fisica come presidio medico per evitare di avere bambini obesi e anziani pluripatologici e sulla necessità di limitare il traffico motorizzato per contenere l’inquinamento e l’incidentalità stradale erano rubricate nell’agenda politica sotto la voce “altro”. Oggi ci accorgiamo che sono proprio questi i temi ineludibili che sono sul piatto e li dovremo affrontare compiutamente quando passeremo alla Fase 2, verso un lento ritorno alla normalità: che, ben inteso, non può essere quella di prima.

Qui su Bikeitalia chi ci segue sa che queste parole e queste idee noi le portiamo avanti da tempi non sospetti e il nostro motto è: “Trasformiamo l’Italia in un Paese Ciclabile”, coniugato all’indicativo perché dobbiamo agire sul nostro presente per poter avere, un domani si spera non troppo lontano, un futuro più vivibile per tutti.

Recentemente alla Digital World Bike 2020  – la conferenza virtuale sulla ciclabilità – ho avuto modo di ascoltare in streaming diversi interventi e quello di Marco Te Brömmelstroet, direttore dell’Urban Cycling Institute e professore dell’Università di Amsterdam, “The Art of Using Mobility Language” l’ho trovato davvero illuminante. Sono 25 minuti e vi consiglio di guardarlo:

Le parole danno forma alle cose: quelle che decidiamo di usare per approcciarci a un tema lo definiscono per noi e per gli altri. Il nostro linguaggio, per forza di cose, semplifica e dunque quando puntiamo l’attenzione su un aspetto ne trascuriamo inevitabilmente un altro.

Nella celebre immagine analizzata dal filosofo Ludwig Wittgenstein c’è chi vede un coniglio e chi un’anatra: in realtà l’illustrazione le può contenere entrambe e dipende da dove soffermiamo la nostra attenzione.

Fonte: https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18260569

Ecco: fino a oggi – e questa pandemia lo ha reso palese – l’attenzione del mondo e di molti amministratori locali è stata concentrata in massima parte su altri argomenti, non sulla mobilità ciclistica, soprattutto da parte di chi con le sue parole e con le sue idee dava forma alla realtà urbana continuando a costruire parcheggi, strade sovradimensionate, quartieri satellite non raggiunti dal trasporto pubblico e centri commerciali sempre più grandi.

Vale la pena ricordare, come ha fatto Marco Te Brömmelstroet, che in Olanda fino ai primi Anni Settanta il livello di traffico motorizzato era altissimo: poi loro, cominciando con i Provos e continuando con una ridefinizione dell’organizzazione della società, hanno utilizzato la bicicletta come mezzo empatico per costruire una narrazione alternativa alla mobilità allora imperante: gli effetti positivi sulla società dei Paesi Bassi sono sotto gli occhi di tutti, tanto che oggi guardiamo lì per capire come fare per trasformare le nostre strade e renderle più a misura di persona e bicicletta.

Un’azione strategica e quantomai necessaria proprio adesso che una Rete Ciclabile di Emergenza può decongestionare il traffico delle città quando si riapriranno a pieno regime tutte le attività. Se possiamo immaginarlo, possiamo farlo. E altrove è stato dimostrato che funziona e quindi è replicabile anche da noi.

La proposta che abbiamo fatto su Bikeitalia vale per tutte le città medio-grandi in attesa di ripartire ed è chiara: costruire una rete ciclabile di emergenza per tornare alla normalità dopo la pandemia imboccando la strada giusta e uscire dal tunnel, senza ripiombare negli errori del passato.

Come diceva Robin Williams nei panni del professor John Keating nel bellissimo film “L’Attimo Fuggente”: “Parole e idee possono cambiare il mondo”. Ecco, non lasciamoci sfuggire questa occasione: carpe diem.

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Commenti

Un commento a "“Parole e idee possono cambiare il mondo”"

  1. Avatar Maurizio Lombardo ha detto:

    E’ utopistico confrontare la realta’ olandese con la nostra, perche’ politicamente e socialmente ci sono delle differenze abissali e ne citero’ solo alcune per meglio chiarire.
    L’ Olanda e’ un paese libero dove la democrazia funziona veramente per il semplice fatto che ha una densita’ demografica che e’ la meta’ di quella lombarda pur avendo la stessa estensione, ha poche fabbriche sul territorio, e si e’ resa indipendente dal punto di vista energetico.
    Poche sono le influenze lobbistiche esterne che possano determinare orientamenti politici e industriali, percio’ la politica pensa al bene del paese.
    Un’ altro aspetto da non sottovalutare e’ la tempistica.Cosa significa? Significa che la l’ emancipazione della mobilita’ e’ sbocciata al fiorire del problema negli anni 70, quando ancora il boom automobilistico non aveva raggiunto i livelli di criticita’ che abbiamo ora, e quando l’urbanizzazione era ancora in progettazione.
    In Italia abbiamo realta’ simili, basta vedere il Trentino alto Adige, con la sua vasta rete ciclabile o per fare un altro esempio, una citta’ come Ferrara, con un ritmo sociale piu’ tranquillo e una densita’ demografica accettabile.
    Questo non significa l’impossibilita’ di realizzare una mobilita’ alternativa ma bisognera’ guardare piu’ a citta’ come Parigi, Londra o NewYork, realta’ caotiche piu’ simili alle nostre grandi citta’.

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