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Allenamento muscolare con elettrostimolazione / Parte 1

Allenamento, Bikelife, Salute • di

E’ capitato parecchie volte che atleti di handbike o ciclisti mi chiedessero se la tecnica di allenamento o di rinforzo muscolare con elettrostimolazione fosse un metodo valido che garantisce risultati concreti. Purtroppo nell’immaginario collettivo, quando si parla di elettrostimolazione muscolare, vengono alla mente le immagini di sedicenti televendite di strabilianti e miracolosi dispositivi, che alcuni anni fa imperversavano sulle TV private. Erano in bella mostra bicipiti ed addominali scolpiti che, sul “pompatissimo” body builder o sulla “ridente” modella di turno, pulsavano e si contraevano promettendo agli adoranti spettatori di raggiungere in breve tempo e senza sforzo, corpi tonici e torniti.

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Chi decideva poi per l’acquisto, nella maggior parte dei casi, si trovava a casa dei prodotti che dopo un breve intenso utilizzo, spinti dall’entusiasmo della novità del momento, erano poi accantonati e dimenticati in oscuri cassetti o armadi. Ho ricevuto spesso pazienti che mi chiedevano di verificare il funzionamento di apparecchi praticamente nuovi, con batterie completamente esauste causa inutilizzo da ormai diversi anni e pericolosa fuoriuscita del materiale corrosivo presente al loro interno. La giustificazione allo scarso impiego poi era sempre la stessa: ho provato, ma non c’erano risultati.

Vediamo quindi di mettere un po’ di chiarezza sull’argomento e capire se l’elettrostimolazione possa risultare utile per gli allenamenti del ciclista o degli handbikers; in questo articolo punteremo l’attenzione sulla tecnica di base della stimolazione elettrica.

Indice
Cos’è l’elettrostimolazione
Scegliere l’elettrostimolatore
Programmi
Elettrodi
Posizionare gli elettrodi

Cos’è l’elettrostimolazione


L’elettrostimolazione è una tecnica ampiamente usata per mantenere, migliorare o ristabilire il trofismo muscolare sia in ambito sportivo che riabilitativo e si trovano moltissime pubblicazioni in letteratura al riguardo. Per raggiungere questo obiettivo si vanno ad applicare degli elettrodi adesivi sulla cute dei muscoli che si intendono allenare.

Si genera dunque un campo elettrico tra i due elettrodi ed un flusso di corrente dall’anodo al catodo nei tessuti muscolari; questo flusso di corrente evoca un potenziale di azione che determina la contrazione muscolare. Per essere realmente efficace è necessario, come per la contrazione volontaria, raggiungere livelli di contrazione tali da fornire uno stress meccanico e metabolico alle strutture muscolari.

Scegliere l’elettrostimolatore


Partiamo col dire quindi che qualunque elettrostimolatore acquistato presso un rivenditore affidabile (ortopedia, farmacia o negozio di elettronica della grande distribuzione) può andare bene per ottenere un trattamento efficace. Nei muscoli sani, se non vi sono patologie neuromuscolari in corso, le correnti tradizioni (rettangolari) erogate da questi strumenti, riescono tranquillamente a evocare la contrazione in maniera adatta.

Il primo consiglio è comunque quello di considerare elettrostimolatori con batteria specifica dedicata, tralasciando quelli alimentati dalle batterie “stilo” tradizionali; a volte infatti, in base alla marca delle batterie, si potrebbero avere dei risultati poco performanti e si rischia di doverle cambiare in continuazione appena compaiono i primi segnali di esaurimento della carica.

Il secondo consiglio è quello di preferire strumenti con 4 canali di stimolazione. Ogni canale di stimolazione prevede due elettrodi da applicare al muscolo e in questo modo si riescono a stimolare la gamba o il braccio destro e sinistro contemporaneamente, dimezzando i tempi di applicazione rispetto ai sistemi a due soli canali.

Potrebbe apparire banale ma con una spesa minima in più ci si può assicurare uno strumento più performante. Il muscolo quadricipite per esempio, tanto caro al ciclista, presenta tre ventri muscolari: il vasto mediale, il retto femorale ed il vasto laterale. Con uno strumento a due canali non si potrebbe allenare tutto il muscolo, ma solo una sua parte, con anche fastidiose sensazioni (la rotula che viene “tirata” in modo asimmetrico dai muscoli che vanno ad agire su di essa).

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Programmi


Altro dubbio che potrebbe sorgere in fase di acquisto riguarda i programmi in dotazione: quanti ne deve avere un buon elettrostimolatore? Non esiste una regola precisa, molto spesso i programmi negli apparecchi più evoluti presentano solo piccole differenze; è certo però che devono essere presenti programmi specifici per i muscoli degli arti superiori (a forte composizione di fibre rapide), per gli arti inferiori (a composizione mista) e per i muscoli del tronco o posturali (prevalentemente con fibre lente).

Devono essere presenti programmi per il rilassamento muscolare o defaticamento, per il training aerobico e per la stimolazione della circolazione locale (capillarizzazione). Se poi lo strumento in questione fosse anche fornito di programmi per la TENS, in grado di ridurre il dolore muscolare locale, ecco che il quadro sarebbe completo e si sarebbe sicuri di avere un ottimo elettrostimolatore.

Elettrodi


Gli elettrodi sono un ulteriore variabile di fondamentale importanza. Si può avere il miglior elettrostimolatore presente in commercio, ma se gli elettrodi che andiamo ad applicare sulla cute si seccano e perdono le loro proprietà conduttive, ecco che la stimolazione non potrà mai essere efficace ed i risultati non si vedranno.

Per evitare questo inconveniente e’ sufficiente avere l’accortezza di strofinare in modo energico sul muscolo, nel punto dove verranno posizionati gli elettrodi, un pezzo di carta (tipo da cucina) imbevuto di alcool. Lo sfregamento andrà a rimuovere lo strato superficiale di cellule della cute morte, la presenza di creme idratanti e l’eccesso di sebo, nemici della capacità degli elettrodi di aderire in modo preciso alla cute.

Al termine del trattamento gli elettrodi dovranno essere riposizionati sulle pellicole in dotazione, evitando la formazione di bollicine d’aria e sistemati dentro sacchettini di plastica ben sigillati. Nel caso in cui la loro capacità adesiva venisse meno, esistono in commercio gel conduttivi che possono essere usati per ripristinare il contatto ottimale elettrodo-cute e che garantiscono la trasmissione dell’impulso elettrico.

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Posizionare gli elettrodi


Ma veniamo al punto cruciale discriminante tra una stimolazione efficace esente da dolore ed una insopportabile, fastidiosa ed inefficace. Dove posizionare gli elettrodi?, Nei manuali di cui gli elettrostimolatori sono dotati, esistono sempre foto o disegni per il posizionamento corretto. Ma ci possiamo fidare?

Senza entrare troppo nello specifico, anatomicamente parlando, i nostri muscoli presentano una zona in cui le fibre del sistema nervoso periferico “entrano” nel ventre muscolare per portare lo stimolo alle fibre. Se l’elettrodo viene posizionato su una di queste zone, dette placche motrici, la stimolazione sarà efficace e non provocherà fastidiose sensazioni come aghetti o scosse difficili da sopportare. Se il posizionamento avverrà invece in prossimità di fibre sensitive, la contrazione sarà scarsa e il comfort decisamente basso, costringendoci ad abbassare il livello di stimolo e rendendo inutile il trattamento.

Poiché non siamo uguali, pensare di posizionare in modo universale degli elettrodi su persone diverse, è abbastanza utopico. Si rende quindi necessario provvedere ad un posizionamento preciso ed individualizzato andando a cercare quello che viene definito, anche in letteratura scientifica, il punto motore del muscolo.

Esistono in commercio elettrostimolatori dotati di appositi programmi per la ricerca del punto motore con l’ausilio di specifici accessori. In tal caso è sufficiente seguire le istruzioni del manuale ed operare come indicato; ma nel caso in cui ne fossimo sprovvisti? Esiste in realtà un piccolo trucco che ci può essere d’aiuto.

È sufficiente applicare una buona quantità di gel conduttivo ad uno dei due elettrodi e farlo scivolare sul muscolo mentre la stimolazione (programma decontratturante o defaticante) è in corso. Si potranno così avvertire diverse sensazioni ed intensità di contrazione e ci si dovrà fermare nel punto in cui si avverte la maggiore contrazione, con il minimo fastidio. In tal modo saremo sicuri del posizionamento e potremo andare ad agire sulla stimolazione.

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Nel prossimo approfondimento vediamo che caratteristiche deve avere lo stimolo somministrato al muscolo e come scegliere in modo adeguato i programmi di allenamento per ciclismo ed handbike.

Si ricorda che le informazioni qui contenute sono puramente a carattere informativo e non sostituiscono il parere del vostro medico.







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