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Sensore di potenza: potresti spendere meglio i tuoi soldi

Sensore di potenza: potresti spendere meglio i tuoi soldi

Sensore di potenza: una volta prerogativa dei soli ciclisti professionisti, oggi è diventato di uso comune anche tra i ciclisti amatoriali, grazie ai costi sempre più contenuti. Ma è un investimento valido? In questo articolo vogliamo andare un po’ controcorrente e spiegarti perché non hai bisogno del sensore di potenza per allenarti in maniera ottimale.

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Cos’è il sensore di potenza?

Il sensore di potenza è uno strumento che si applica alla bicicletta, sottoforma di pedale, pedivella o di guarnitura, che riesce a leggere la potenza espressa dal ciclista. La potenza è il risultato del lavoro svolto nell’unità di tempo o, per dirla meglio, è il risultato della forza espressa dal ciclista sul pedala moltiplicata per la frequenza di pedalata.

Misurare l’intensità dello sforzo

È un dato che identifica l’intensità dello sforzo eseguito dal ciclista in una data uscita, allenamento o gara. Grazie al sensore di potenza è possibile effettuare un test, detto test FTP (Functional Treshold Power), che deriva la potenza media che il ciclista può mantenere per un’ora. La metodologia di allenamento con il sensore di potenza, creata da Allen e Coggan, prevede ben 7 diverse zone di allenamento.

L’uso del sensore di potenza è diventato di dominio comune e moltissimi atleti che si iscrivono al nostro servizio di allenamento “Allenati con Bikeitalia”, sono dubbiosi sull’acquisto. Ti serve veramente il sensore di potenza per allenarti bene? Vediamo perché potresti non averne bisogno.

Tre motivi per cui non hai bisogno del sensore di potenza

#1: La potenza da sola serve a poco

Come spiegato nel dettaglio in questo articolo, molti ciclisti, appena comprano il sensore di potenza, abbandonano il cardiofrequenzimetro. Il che è un errore. Il sensore di potenza ci dà un’indicazione dello sforzo eseguito dal corpo ma non ci dà alcuna idea su come il corpo abbia reagito a quello sforzo. Se per esempio io devo eseguire 4 ore in Z2 ma dopo la seconda ora il mio cuore, affaticato e alle prese con la deriva cardiaca, inizia a battere a un ritmo maggiore, io starò pedalando in Z2 secondo il mio sensore di potenza ma il mio corpo percepirà uno sforzo più alto e questo lo porterà ad affaticarsi in maniera eccessiva. Non si può escludere la componente fisiologica dall’allenamento, poiché noi non siamo macchine o automi. Per cui, se abbiamo già il cardiofrequenzimetro, non possiamo pensare che il sensore di potenza possa sostituirlo tout court.

Sensore di potenza

#2: la FTP è un dato inflazionato

“Il mio obiettivo è aumentare la FTP”. Questa frase è molto ricorrente tra i ciclisti che si allenano con i nostri programmi. Molto spesso i ciclisti comprano il sensore di potenza, fanno un test FTP e scoprono di avere una soglia bassa, minore di quanto immaginato e allora si “intristiscono” e si incaponiscono nel volerla aumentare. Ma la FTP è un dato davvero inflazionato.

In primo luogo è un dato derivato da un test di 20 minuti, dove poi, con alcuni parametri, si calcola la potenza funzionale che possiamo sostenere in un’ora. In secondo luogo la FTP sa sola non dice nulla se non viene paragonata al peso di un ciclista. Se io peso 68kg e ho una FTP di 280 watt e il mio socio di pedalate per 80kg e ha FTP di 300 watt, chi è più potente? La FTP da sola non ci dice nulla. Se però rapportiamo i watt al peso corporeo, io spingo 4,11 watt/kg e il mio amico 3,75 watt/kg. La sua FTP è più alta ma io sono più potente.

Inoltre la FTP non è un predittore della performance. Infatti è sempre più forte la convinzione, tra i fisiologi, che il valore più importante per un atleta di resistenza come il ciclista sia la durability, ovvero la capacità di mantenere elevate le prestazioni nonostante la costanze deplezione delle capacità fisiologiche. Un po’ come il VO2max, che era considerato il dato più importante e ora ha perso la sua importanza e che è stato definito da Mikel Zabala in questo modo: “Il VO2max non vince il Tour De France”. Ecco, nemmeno la FTP.

#3: Il sensore di potenza non è “magico”

Molti ciclisti acquistano il sensore di potenza convinti che farà fare loro un salto di qualità quasi magico nelle prestazioni. Niente di più lontano dalla realtà. Come citato anche nello studio “Only what is necessary: The use of technology in cycling and concerns with its selection and use” (Journal Of Cycling and Science, 2023), la tecnologia non serve a nulla se non viene contestualizzata in un piano di allenamento organizzato. Detto in parole più semplici: potete acquistare il più costoso sensore di potenza sul mercato ma non vi servirà a nulla se continuate ad allenarvi male, a caso e senza senso. Piuttosto investite i soldi in un preparatore qualificato e professionale, anziché in uno strumento che, spesso, fornisce così tanti dati che da rendere ancora più confusionaria la preparazione, anziché semplificarla.

Ecco perché non ti serve il sensore di potenza

Se sei un ciclista che vuole competere o restare in salute, che vuole divertirsi e spingere forte, il primo passo non è comprare il sensore di potenza, bensì organizzare il tuo allenamento in un piano strutturato, organizzato e scientifico, che ti porti a migliorare e allenarti con costanza (l’unica variabile che, alla fine dei conti, permette di ottenere dei risultati sostanziali).

Il sensore di potenza ha senso se inserito in una programmazione che prevede cicli di scarico e di carico, allenamenti della forza a secco, stretching e una preparazione organizzata e globale.

Comprarlo solo perché i tuoi amici l’hanno preso è il primo passo per buttare via i tuoi soldi.

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